Problemi di linea

Finisce con i Rams giustamente vittoriosi una gara giocata malissimo dagli Arizona Cardinals. Il punteggio finale è di 17-3, ma i 60 minuti di gioco hanno fatto intravedere amnesie preoccupanti in tutti i reparti.

Che fosse una partita difficile si sapeva: andare in trasferta in uno stadio al coperto contro una squadra (finalmente) ben allenata dopo anni bui, con defezioni importanti non è mai una passeggiata. Ed i Cardinals sono caduti proprio sul più bello dopo una partenza esaltante, ma non senza demeriti.

Guidati da un discreto Bradford, i Rams sono riusciti a sorprendere Arizona con un primo drive di sole tre giocate, tutti passaggi: due volte Patrick Peterson si è fatto sorprendere nella marcatura a uomo perdendo un ottimo Amendola (a proposito, auguri di pronta guarigione, dopo il brutto infortunio alla clavicola che rientrata eccessivamente ha quasi compromesso un’arteria principale, di fatto rischiando serissimi danni). Il TD di Kendricks ha subito evidenziato i limiti nel portare pressione della difesa di Arizona quando manca un elemento come Dockett capace di costringere la OL al raddoppio in ogni circostanza. Bradford ha avuto infatti tutto il tempo di andare in scramble e ha potuto colpire indisturbato.

Chi si aspettava una immediata reazione è rimasto deluso, complice una linea offensiva incapace di aprire corsie apprezzabili per Williams, rendendo l’attacco di Arizona monotematico e spesso costretto a terzi down e lungo da chiudere. Tutto sommato la linea offensiva ha retto bene per i primi due quarti, quando entrambi i viaggi in territorio Rams hanno portato a due FG, di cui uno sbagliato da Feely, mentre negli Special Teams avversari, Zuerlein ed il P Hekker hanno fatto il bello ed il cattivo tempo, annullando la possibilità di ritorni apprezzabili per Peterson e costringendo Arizona a partire sempre da posizioni di campo molto arretrate.

Viceversa, i Rams si sono limitati al compitino, cercando di non concedere turnover con un gioco molto conservativo, dove il sempreverde Jackson ha macinato le solite yards per portata, ben coadiuvato dal rookie Richardson. Una tattica a nostro avviso studiata da un HC come Fisher consapevole di poter vincere la partita senza dover forzare la mano in attacco, complice anche la serata di poca grazia di Bradford (7/21 per 141 yds, con 2 TD e 1 INT le sue cifre).

Ed infatti la partita nel secondo tempo si è incanalata nella direzione voluta dai Rams, quando la difesa di Arizona è apparsa stanca tanto da concedere apprezzabili drive di sola corsa, spesso centrale, dove il solo Campbell ha avuto difficoltà a vincere i duelli sulla linea di scrimmage nonostante l’aiuto, eccellente, di Washington (5 Tackle, 2 TFL, 1 Sack). Costretta alla rimonta Arizona ha cercato di combinare qualcosa in attacco, ma è cozzata contro la prestazione inguardabile della linea offensiva, andata totalmente nel panico in un ambiente rumorosissimo, che ha costretto Kolb a mettere le mani sul casco all’altezza delle orecchie per sentire gli schemi chiamati da Miller.

A Saint Louis è bastato portare in pressione il solo front-4 lasciando il resto degli uomini a difendere a zona, complicando il lavoro sugli slot compiuto comunque in modo discreto da Roberts, Doucet ed Housler. Massie ha avuto vita difficile contro un DE esperto come Long, che lo ha battuto spesso in speed rush sull’esterno senza tanto sforzo. Dall’altro lato la prestazione di Batiste è stata sconfortante contro Quinn, cha alla fine ha avuto 3 dei 9 sack di squadra: se sommati agli 8 di Domenica scorsa contro i Dolphins, fanno un totale di 17 in 120 minuti (cifre che non si vedevano in NFL dal 1986). Tackle che non sono stati aiutati neanche dalle due guardie, andate in confusione totale, tanto che ad un certo punto Snyder ha placcato Ryan Williams nel backfield e più di una volta Colledge ha cercato il raddoppio su Quinn all’interno mentre Batiste era già stato battuto all’esterno. Sendlein ci ha capito ben poco, trovandosi spesso in inferiorità al centro quando Grimm ha richiesto ad una delle guardie (Collegde) di raddoppiare sull’esterno, con il risultato che sul QB spesso è arrivata anche pressione frontale, simbolo di una linea (e di un coach…) allo sbaraglio.

Logico come Kolb, una volta capita l’antifona, abbia iniziato a liberarsi della palla in meno di un secondo, spesso mancando il ricevitore, ma risultando alla fine il migliore dei suoi. Logico anche come Miller abbia richiesto schemi dove Kolb era costretto a partire in shotgun, senza ottenere risultati.

 

In questo quadro di desolazione generale, la difesa non è riuscita a limitare sempre l’attacco avversario: l’impegno in termini di minuti si è fatto notevole e i Rams hanno approfittato della stanchezza per andare di power run e qualche passaggio profondo, con il quale Bradford ha trovato Givens libero, lasciato inspiegabilmente solo da Toler (bocciato senza attenuanti).

La partita non ha avuto poi molto da dire, se non che per una volta anche la 2 Minute offense non ha funzionato, vista la copertura asfissiante di un Janoris Jenkins stellare su Fitzgerald ed un Finnegan sempre pronto a fare la giocata in caso di emergenza.

L’impressione è che gli avversari stiano iniziando a sfruttare anche le debolezze della difesa, vulnerabile sull’esterno dove i DBs vengono spesso battuti e non contribuiscono neanche alla fase di run support, svanito l’effetto sorpresa delle prime giornate.

Inoltre Ryan Williams è fuori per tutta la stagione complice un’operazione alla spalla da eseguire nei prossimi giorni, con il risultato che a roster sono rimasti solo 2 RB, Powell e Smith, attesi ad un battesimo di fuoco Domenica contro i Bills, sconfitti dai 49ers in Week 5.

A meno di uno step-up della linea offensiva, la partita con i Bills sarà  molto difficile da portare a casa. Si spera che i 10 giorni di pausa abbiano consentito il pieno recupero a Dockett e a Grimm di studiare qualche contromisura da attuare contro uno dei front-4 più devastanti della lega.