L’ULTIMO DEI NEURONI (BLU)

Riassumiamo. I Giants prima della sesta partita avevano vinto tre match contro squadre dai record perdenti e piene di problemi, perdendone due contro squadre dai record non perdenti ma ugualmente piene di problemi. Alla luce di tutte le giustificazioni possibili e immaginabili, il cammino di inizio campionato non era stato esaltante e spesso aveva evidenziato un gioco offensivo con molte cose da sistemare e una difesa posta sulla graticola dei commentatori sportivi fin dalla prima giornata. A dispetto di tutto: Gilbraide impassibile, Fewell impassibile e Coughlin una statua di sale. Come d’abitudine.

Poi arriva la partita che non vorremmo mai giocare, e non solo perché contro una squadra tra le più forti e, giustamente, considerata fra le pretendenti a indossare l’Anello, quello con la A maiuscola. Ma soprattutto perché è proprio la squadra a cui la scorsa stagione avevamo fatto lo scherzetto in casa al Championship.

Apriti cielo. Propositi belluini, coltelli affilati, zanne pronte per assaporare la giusta vendetta, polemiche di rito e un Harbaugh insolitamente mansueto, lui che da piccolo (come il fratello) è stato morso da una tarantola incazzosa e che chiamerebbe il challenge per presunte irregolarità clitoridee anche di fronte a un orgasmo della moglie.

A SanFra, se avessero potuto, avrebbero pure riaperto Alcatraz per deportarci i Giants in blocco.

Si dice che la vendetta sia un piatto da servire freddo ma, aggiungo io, per evitare di strozzarcisi a volte è meglio lasciarlo in frigo.

I G–Man sono andati in trasferta nella baia, Alcatraz è rimasto chiuso e sapete com’è andata.

1) Certo, dopo i primi venti minuti un po’ di ansia m’era venuta. L’attacco era stato in campo giusto per controllare la rasatura dell’erba e la difesa aveva dimostrato una certa impotenza contro i rosso-oro che macinavano yards come se fosse una gita domenicale. A consolarmi però c’era il punteggio dato che un dominio quasi assoluto si era concretizzato in un misero 3 a 0. È lì che il tifoso Giants sa che prima o poi avverrà il cambio di marcia, cioè quando a Eli qualcuno dirà che la partita è già iniziata e lui poserà la tazza col Nesquik, toglierà la pellicola adesiva dal braccio ed entrerà in campo con la solita faccia da nerd appena sveglio.

2) La scorsa settimana avevo polemizzato circa il risultato ottenuto da Bradshaw, dicendo che delle 200 yds rifilate a Cleveland non sapevo cosa farmene se non ne avesse messe in cantiere almeno la metà contro difese di prima fascia.

Ahamad, ti adoro quando giochi per smentirmi.

3) Questa volta il monumento a Times Square occuperà un po’ di spazio, sì, perché lo edificherò alla OL, un reparto che anche se a volte proprio non ce la fa ad aprire buchi (e non è che avessero davanti la una DL morbida), dall’inizio dell’anno ha eretto una vera e propria muraglia davanti a Eli, fornendo una protezione di livello eccelso.

4) La cosa che mi ha mandato in bestia è stata vedere Nicks in campo. Questa fissazione di CouBride proprio non la capisco. Vederlo zoppicare mi ha fatto stritolare il telecomando perché sappiamo tutti come basti un niente per giocartelo per tutta la stagione (Nicks, non il telecomando). Se in panchina ci fossero PincoSmith, PincoJohnson e PincoTyree, potrei anche capirlo, ma con quel che stanno combinando i nostri backup ci è concesso di andare a dormire col sorriso sulle labbra, o no? E allora, un po’ di fiducia…

5) Un minuto di standing ovation per Domenik Hixon. Fatto? Rifatelo.

6) Udite udite: contro una OL considerata tra le migliori, se non la migliore, la nostra DL è passata all’incasso. Quattro sack e tutti sugli scudi, una volta tanto. Non fosse che ricordano a ogni era glaciale di come sanno giocare, sarebbe magnifico averli così tutte le domeniche. E pure il pacchetto dei LB ha tenuto botta, malgrado un inizio titubante contro Gore. E permettetemi di citare Blackburn; sebbene la carenza di talento sopraffino lo limiti, se tutti giocassero col suo impegno, ci sarebbe da divertirsi.

7) L’offense che partiva dalle 30, dalle 40, dalle 50… Se qualcuno si azzarda a suonare il campanello, o a darmi un pizzicotto, lo trancio in due. Dio benedica l’America, Kate Upton, la apple pie e David “Ti aspettavamo da anni” Wilson.

8) Appello agli scienziati del MIT: avete inventato il teletrasporto, vero? Birbanti, per un attimo avevo creduto che davvero Rolle riuscisse a essere ovunque.

8 bis) Standing ovation per Antrel Rolle. Fatta? Bene, rifatela.

9) 49ers. Come una rondine non fa primavera (riferito a noi), un tuono a distanza non vuol dire che stia per arrivare un monsone. La squadra c’è, i reparti sono eccelsi e secondo me hanno lavorato bene nel tappare i buchi che lo scorso anno si erano palesati. Certo, non sei più la sorpresa e devi lavorare di più, ma Harbaugh non è stupido e saprà provvedere. Per me, in questo momento di scarse certezze in NFL, restano fra le prime quattro squadre della NFC. Nel caso specifico credo sia stata deleteria la folle aspettativa di vendetta instillata ai giocatori e ai media, e se poi aggiungiamo una partita sopra le righe dei Giants, il gioco è fatto. Ma vuol dire poco dato che, lo sappiamo, i campionati si decidono nella seconda metà della stagione, senza considerare i playoff.

10) Per l’angolo del Fegato a Brandelli, dopo il magnanimo dono agli Eagles vorrei evidenziare la gestione di due drive partiti entrambi dalle 10 yds, regalo di Mr. Rolle. Nel primo le corse stavano funzionando alla grande e noi, ovvio, buttiamo là tre lanci in endzone. Nel secondo, le corse da un po’ latitavano e noi, giusto per la coerenza, mettiamo in scena tre corse centrali. Risultato: due FG.

Grazie, CouBride, perché rendete la mia domenica sempre vibrante.

E adesso? Adesso viene il bello. Le prossime due partite saranno fondamentali per raddrizzare il record assolutamente negativo negli scontri divisionali, ma i Redskins sono capaci di qualsiasi cosa e i Cowboys visti a Baltimora sono tutto meno che malleabili. Al giro di boa della stagione vedremo di che pasta siamo fatti, e soprattutto se l’episodio di SanFra resterà tale o avrà segnato un cambio di tendenza. Conoscendo gli uomini in blu ho una certa ansia che mi parte dal coccige e arriva fino alla punta delle dita, quindi la mollo qui.