The Junction Boys

Scrive Roberto Gotta nel suo “Football & Texas” che Bear Bryant, dopo Kentucky, dove in otto anni aveva portato la squadra al suo primo bowl, aveva vinto la Southeastern Conference nel 1950 e nello stesso anno aveva battuto allo Sugar i campioni nazionali di Oklahoma, cambiò aria a causa proprio del suo ottimo lavoro, che aveva portato la squadra di football a rivaleggiare in popolarità con quella di basket, suscitando il risentimento dell’intoccabile coach della squadra di pallacanestro, Adolph Rupp.
Bryant aveva accettato il nuovo doppio incarico (coach e direttore atletico) a Texas A&M soprattutto per il doppio stipendio, non certo per la bellezza del college texano che, in fondo, era una specie di caserma dove la presenza femminile era ridotta al lumicino ed imperavano gli zotici texani appassionati di agricoltura e trattori. Molta meno caserma invece si scorgeva nei giocatori di football della squadra diretta fino all’anno prima da Ray George, bolsi e poco tecnici, elitari e poco propensi alla lotta per guadagnarsi il posto. Queste caratteristiche erano veleno per uno come Bryant che aveva sempre sostenuto la tecnica d’urto già in allenamento con conseguente selezione naturale dei più adatti al gioco.

Il primo tassello che fece saltare fu il medico, che accusò di trattare i giocatori più da mamma amorosa che da professionista della medicina riabilitativa, sostituendolo con Smokey Harper che non avrebbe sfigurato in un ospedale da campo napoleonico. Quando, dopo aver utilizzato le solite pratiche illegali ma diffuse per il reclutamento, si ritrovò con l’ennesimo problema legato alla rozza pedanteria dei booster locali, decise che il camp precampionato del 1954 si sarebbe svolto a partire dal primo settembre per una decina di giorni fuori dalle mura di Texas A&M e precisamente a Junction.
Ok, immagino che più o meno nessuno sappia dov’è, e non lo sapevo nemmeno io finchè non sono andato a controllare, trovandola nella contea di Kimble a 170 chilometri da San Antonio ed a 120 da Austin. La peculiarità di Junction è che non c’è niente: è la perfetta rappresentazione del Texas brullo e polveroso fatto di stazioni di servizio assolate e strade dritte che attraversano lande fatte di alberi spelacchiati e vegetazione stentata. Peraltro la zona era colpita da un periodo di siccità prolungato che durava ormai da quattro anni.

Partiti con tre pullman da College Station, alloggiati in casupole di legno attanagliate da un caldo secco che, secondo i dati del National Climati Data Center, toccò per due giorni i 38° gradi, gli Aggies del 1954 furono a tutti gli effetti spietatamente selezionati ed addestrati a metà strada tra il militaresco e l’eugenetica: niente acqua durante gli allenamenti, solo pezze bagnate (per l’esattezza due per tutta la squadra: una per l’attacco e una per la difesa), fischio d’inizio prima dell’alba e termine dei lavori alle 23 al motto reso celebre da Bryant secondo cui “I make my practise very hard because if a player is a quitter, I want him to quit in practice, not in a game” . Oggi, fare allenamento senza acqua sarebbe considerato crimine contro l’umanità, ma allora tra i coach di ferro era d’uso farlo per “rafforzare i giovani”.
Il numero di giocatori che partecipò a quel camp, come nelle migliori leggende, varia a seconda delle testimonianze: da un massimo di 111 ad un minimo di 72 anche se molti si dicono sicuri che i giocatori fossero effettivamente meno di cento. Anche il numero di quelli che tornarono regolarmente con lo staff tecnico varia a seconda delle testimonianze, ma tutti concordano su un punto: se occorsero tre pullman per giungere a Junction, ne bastò agevolmente uno per il viaggio di ritorno, perchè quelli che terminarono il camp furono nei ricordi più ottimisti, 35 ragazzi, il resto dei candidati a un posto in squadra si era fatto di nebbia, massacrato fisicamente o disgustato da quel regime, fuggendo nella notte o scappando alla stazione delle corriere e prendendo il primo bus ovunque fosse diretto. Pare che il centro titolare scavalcò direttamente la staccionata al termine di un allenamento e si dileguò inseguito vanamente dall’allenatore, ma che il giorno dopo, pentito si fosse ripresentato, cacciato da Bryant a sua volta. Gene Stallings, uno dei sopravvissuti, divenne poi coach di A&M dal 1965 al 1971 e vincitore del titolo NCAA con Alabama nel 1992.

Jim Dent, nel suo libro “The Junction Boys” segnala che i ragazzi tornati dal campo infernale furono:
ohlendorf_sinclairRay Barrett – G 5-9 195 Sr. San Angelo, Texas
Darrell Brown – T 6-1 190 Soph. Dayton, Texas
James Burkhart – G 6-1 185 Soph. Hamlin, Texas
Donald Bullock – HB 5-11 165 Soph. Orange, Texas
Henry Clark – T 6-2 205 Jr. Mesquite, Texas
Bob Easley – FB 5-11 190 Jr. Houston, Texas
Dennis Goehring – G 5-11 185 Soph. San Marcos, Texas
Billy Granberry – FB 5-7 155 Soph. Beeville, Texas
Lloyd Hale – C 5-10 190 Soph. Iraan, Texas
Charles Hall – HB 5-10 185 Sr. Dallas, Texas
Gene Henderson – QB 6-1 175 Jr. Sonora, Texas
Billy Huddleston – HB 5-9 165 Jr. Iraan, Texas
George Johnson – T 6-3 200 Jr. Ellisville, Mississippi
Don Kachtik – FB 6-1 185 Sr. Rio Hondo, Texas
backfield_TexasAM_1954Bobby D. Keith – HB 6-0 175 Soph. Breckenridge, Texas
Paul Kennon – E 6-1 185 Sr, Shreveport, Louisiana
Elwood Kettler – QB 6-0 165 Sr. Brenham, Texas
Bobby Lockett – T 6-3 190 Soph. Breckenridge, Texas
Billy McGowan – E 6-1 180 Sr. Silsbee, Texas
Russell Moake – C 6-3 215 Soph. Deer Park, Texas
Norbert Ohlendorf – T 6-3 200 Sr. Lockhart, Texas
Jack Pardee – FB 6-2 200 Soph. Christoval, Texas
Dee Powell – T 6-1 210 Sr. Lockhart, Texas
Donald Robbins – E 6-1 188 Jr. Breckenridge, Texas
Joe Schero – HB 6-0 175 Sr. San Antonio, Texas
Bill Schroeder – T 6-1 200 Sr. Lockhart, Texas
75-76-77Charles Scott – QB 5-8 160 Soph. Alexandria, Louisiana
Bennie Sinclair – E 6-2 195 Sr. Mineola, Texas
Gene Stallings – E 6-1 165 Soph. Paris, Texas
Troy Summerlin – C 5-8 145 Soph. Shreveport, Louisiana
Marvin Tate – G 6-0 175 Sr. Abilene, Texas
Sid Theriot – G 5-10 195 Sr. Gibson, Louisiana
Richard Vick – FB 6-1 185 Sr. Beaumont, Texas
Don Watson – HB 5-11 155 Soph. Franklin, Texas
Lawrence Winkler – T 6-0 225 Sr. Temple, Texas
Herb Wolf – C 5-11 185 Jr. Houston, Texas
Nick Tyson- WR 6-1 181 JR. Norman, Oklahoma

Quelli che poi verranno ribattezzati appunto Junction Boys, temprati da una così forte esperienza, in realtà sul campo diedero pessima prova di loro stessi, chiudendo con un record di 1-9 che è la peggior stagione in assoluto della carriera di Bryant come coach, le cose migliorarono nella seconda (7-2-1) e toccarono il picco nella terza, con nove vittorie e un pareggio per il primo posto nella Southwest Conference. Sempre Gotta, ricorda che non solo per i giocatori quell’esperienza fu irripetibile, ma anche per lo scontrosissimo coach: nel gennaio 1983, al momento della morte per arresto cardiaco, Bryant non aveva con sé nessuna delle onoreficenze guadagnate in campo nella sua carriera lunghissima e vincente, ma l’anello che quattro anni prima gli avevano donato i Junction Boys reduci, al raduno del trentacinquennale.

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