Draft 2014 Aftermath: Dallas Cowboys

Che draft è stato per i Cowboys?

Lo chiediamo ad un nostro appassionato utente, Giovanni “Bruco”, che ci ha fatto conoscere le sue impressioni e che, personalmente, condivido largamente.
Innanzitutto lo si potrebbe definire un draft “pragmatico”. C’erano delle necessità incombenti e sono state quasi tutte soddisfatte, con i dovuti distinguo.
Ma partiamo dall’inizio.
Erano giorni che circolava la voce che Dallas fosse interessata a Johnny “Football” Manziel, ma visto e considerato che al primo giro poteva giocarsi una pick #16, solo per quello veniva dato per scontato che, salvo clamorosi sacrifici per risalire nelle scelte, Manziel sarebbe andato via molto prima. Invece in Day 1 accade l’inimmaginabile. Manziel non se lo fila nessuno. I Jaguars prendono un ottimo QB, ma con un nome diverso (Blake Bortles) e nemmeno i Browns, considerati i destinatari certi del “fenomeno” da Texas A&M, lo prendono in considerazione e si accaparrano un CB (Justin Gilbert) lasciando Manziel al suo destino. Siamo solo alla pick 8 però e quindi hai voglia arrivare alla 16. Invece niente; JF non lo piglia proprio nessuno. Al turno dei ‘Boys è ancora lì, undrafted. Vuoi che Jerry Jones non faccia la sua solita, straordinaria vaccata? Scommesse aperte e quasi tutti pronti a puntare fior di soldoni sull’approdo di Manziel al Cowboys Stadium. Invece no! JJ dirà successivamente che per lui era la scelta numero uno, ma non voleva creare i presupposti per la “esplosione” di un caso. Per questo motivo, pragmaticamente, i ‘Boys sono rimasti sulla linea tracciata dando per scontata l’uscita di scena di Johnny ben prima e hanno scelto di rafforzare (terzo anno consecutivo alla prima scelta) la linea offensiva.

Con la scelta di Zack Martin (Round #1, Pick #16, OT, Notre Dame, 6-4, 308) i Cowboys aumentano la protezione del QB titolare Tony Romo ma soprattutto acquisiscono un giocatore che viene presentato come completo, in grado di ricoprire tutti i ruoli sulla linea di scrimmage. Viste le reali necessità dei vaccari in quella zona nevralgica dell’attacco, scelta, a mio modestissimo parere, molto azzeccata. Si vocifera che Garrett e Jones avrebbero preferito portarsi a casa Ryan Shazier, OLB da Ohio State; peccato che appena prima di loro ci abbiano pensato gli Steelers a prenderselo, per cui si è ripiegato sul secondo nome della lista stellata.

Al secondo giro avviene un secondo “fattaccio” che ha fatto storcere il naso ai più e un po’ anche al sottoscritto, ma può avere una spiegazione logica. Trade dei Cowboys con i Redskins per ottenere la pick #34, sacrificando il terzo giro, così, a piè pari, oltretutto in favore dei rivali di division. Azzardato, visto che l’obbiettivo è Demarcus Lawrence (DE, Boise State, 6-3, 251), chiamato a non far rimpiangere l’altro Demarcus, Ware, quello bravo, che per esigenze di cap degli spendaccioni Texani se n’è andato in quei di Denver (per provare a vincere subito come merita). Lawrence è sicuramente esplosivo, atletico, agile, buon cacciatore di QB, però vale il sacrificio di una terza? I pareri sono discordanti, però se si parla di need pressanti, questo ragazzone dalle braccia corte (33 3/4 per un uomo di linea sono mediamente pochi) era tutto ciò che di meglio offriva la piazza, in quel ruolo e con quelle caratteristiche. Va da sé che se arrivasse ad essere almeno il 70/80% di quello che è stato Ware per i Cowboys, ne sarà valsa la pena.

Si salta così il terzo giro (dove avrebbe potuto arrivare la tanto agognata Safety) e si va alla 4/19 (#119 assoluta). Tutti si aspettano qui la scelta della safety e invece una mossa quasi inaspettata. Anthony Hitchens (OLB, Iowa, 6-0, 240). Parrebbe incomprensibile, anche se, in ottica infortuni, il reparto necessitava di rinforzo, però, hai “sprecato” una terza per prendere un DE buon prospetto e alla quarta mi prendi un OLB da “sacrificare” nello special team?

Ultime scelte (quinto e ben cinque settimi); al quinto Davin Street (Pick #146, WR, Pittsburgh, 6-3, 198) utile, sicuramente utile e con un buon fisico; mossa abbastanza logica, vista la partenza di Miles Austin. I settimi giri sono una pletora di difensori, tra cui la tanto agognata safety, che però, scelta al settimo, lascia davvero il tempo che trova.
Ben Gardner (Round #7, Pick #231, DE, Stanford, 6-4, 262) è quasi uno steal e di sicuro copre le necessità della squadra in questo ruolo, forse sarebbe stata la migliore pick in rapporto bisogni/MPA/giro di scelta se non fosse arrivata a pick #248 la scelta di Ahmad Dixon (SS, Baylor, 6-0, 212) di cui si parlava al terzo giro, e a pick #254 Terrance Mitchell (CB, Oregon, 5-11, 192) anch’esso dato a 3o o 4o giro. Ken Bishop (DT, Northern Illinois, 6-0, 301) preso con pick #251 è un giocatore che potrebbe stare tranquillamente a roster anche se paga un fisico non troppo erculeo, Will Smith (Pick #238, LB, Texas Tech, 6-2, 231) e Anthony Hitchens, entrambi linebacker, dimostrano che Jerry Jones non è del tutto rinsavito…

Valutazione finale: C=
In buona sostanza, problema safety a parte, un draft conservativo e pragmatico, senza colpi di scena, con almeno quattro uomini che potranno vedere il campo già dall’inizio della stagione (le prime quattro scelte) e una valutazione tutto sommato sufficiente, per lo meno per non aver fatto “colpi di testa” come spesso accade a questo front office.