De gustibus. I College Football Playoff visti dagli appassionati italiani

Il College Football Playoff saranno disputati per la prima volta quest’anno, voltando pagina rispetto all’epoca dei bowl e portando finalmente, seppur limitato ad un turno, l’eliminazione diretta sul campo grazie alle semifinali.

Ma cosa ne pensano i tifosi e chi segue da vicino la NCAA?
L’abbiamo chiesto a diversi ragazzi che si occupano di college football per siti specializzati, blog e pagine dedicate sui principali social network, ne è venuta fuori una piccola tavola rotonda che vi proponiamo di seguito.

Gabriele Balzarotti (Huddle Magazine, Ballin’)
Pur con i suoi difetti, il sistema computerizzato del BCS aveva cercato di ridurre l’errore umano per provare a stilare una classifa delle squadre NCAA più meritevoli di giocarsi gli atti finali. Ora, l’introduzione di questa super commissione composta da 13 membri, alquanto variegata, sembra rappresentare un passo indietro. L’idea di base di disputare dei playoff che portino ad una finale in stile Super Bowl non è, di per sè, sbagliata, ma sbagliato è il modo in cui questa finale viene, sostanzialmente, decisa. Sono convinto che un team debba guadagnarsi sul campo, col valore che esprime in ogni partita, l’accesso al giocarsi un titolo, ma questo valore non può essere giudicato da un team di presunti esperti. Non metto in dubbio la capacità di giudizio delle persone selezionate, tutt’altro, ma non è giusto che siano persone esterne, col loro punto di vista soggettivo e con il loro, semplice, essere umani, a dover decidere. Sicuramente il “fattore dollari” ha giocato un ruolo decisivo nella creazione di questo sistema e il tornaconto sarà comunque elevato, resta da capire che effetto potrà avere sui programmi delle squadre, sui giocatori, sui fans e sul mondo NCAA. Non vedo un reale miglioramento dal sistema del BCS, anzi, vedo alzarsi il rischio di non vedere, come già accadeva in precedenza, la squadra più meritevole giocarsi la possibilità del titolo. Alla stagione 2014 l’ardua sentenza.

Andrea Cresta (FootballNation)
Se devo essere sincero la formula non mi entusiasma più di tanto, fondamentalmente perchè avrei preferito dei playoffs più classici e, sicuramente, più ampi, con almeno 8 o 16 squadre pronte ad affrontare la volata finale per il National Championship Game; proposta, tra l’altro, che era stata anche sottoposta a suo tempo nella stanza dei bottoni della BCS, dove si cercava di trovare la soluzione migliore per dare un taglio a tutte le polemiche che annualmente nascevano all’atto della presentazione della Top 25 definitiva. L’idea che mi sono fatto è che questo formato a due semifinali con i primi quattro team coinvolti sia stata la classica via di mezzo utile per accontentare un po’ tutti, o almeno quelli che detengono un certo potere a livello di college football; intendiamoci, anzi, diciamolo pure “fuori dai denti”, 8, 16, 32 teams ai playoffs non avrebbe permesso a certe Conferecence di continuare a mantenere il controllo che hanno avuto finora sul mondo del football universitario, dove è chiaro che si sono programmi, e conference, più ricche, ed altri/altre decisamente più povere. Una forbice che almeno a livello economico, forse anche mediatico, è destinata sicuramente ad allargarsi e di certo non trova una via risolutoria con l’entrata in vigore di questa nuova formula, che rimarrà in carica fino al 2025; con i CFB Playoffs si risolve poco, se non nulla, perchè una Texas Christian o una Utah dell’ultimo lustro, se continuassero a far parte di una C-USA o di una MAC, piuttosto che di una Mountain West, una Sun Belt o una AAC, sarebbero comunque penalizzate, basta guardare chi fa parte del famoso consiglio dei 13 che deve stilare il ranking definitivo. Li dentro troviamo tutti personaggi legati al cosiddetto Group of Five che comprende le Conference maggiori (ACC, Big 10, Big XII, Pac-12 e SEC), ad esclusione dei soli Michael Gould, ex Air Force, e Mike Tranghese, ex commisioner della defunta Big East ora confluita nella American Athletic Conference che ha visto la luce nel 2013; con premesse del genere, difficile non trovarsi nuovamente di fronte alle solite discriminanti che se hai chiuso imbattuto superando, nell’ordine, Ole Miss, Colorado State, UConn, Louisiana, Air Force, Nevada, Fresno State, Brigham Young, New Mexico, San Diego State, Wyoming e Utah State, sei più scarso di un team che ha perso solo tre match in stagione, con squadre che si chiamano, Florida, Louisiana State e Auburn. Sicuramente l’importanza delle vittorie e la difficoltà dei team affrontati ha un certo peso, deve averlo, ci mancherebbe, ma se rimando indietro il mio film mentale e rivedo certe giocate che metteva insieme una Boise State con Jared Zabransky o Kellen Moore al timone, beh, non posso far altro che pensare che una chance, una misera chance, di giocarsi tutte le sue carte fino in fondo, l’avrebbe assolutamente meritata, e con i playoffs ristretti a soli 4 team, l’avremmo comunque difficilmente vista tra le quattro chiamate a giocarsi le semifinali e, quindi, l’accesso al National Title Game. Con questa formula, per concludere, non sono affatto sicuro che si premi la qualità del football giocato, ma anzi si favorisca, ancora una volta, il prestigio, la storia, il peso politico e, perchè no, economico, di determinati programmi.

Luca Domenighini (Huddle Magazine)
A me questo cambio regolamentare non fa impazzire per ora. Sicuramente non l’ho vedo in ottica positiva al momento, soprattutto per quanto riguarda il metodo decisionale del ranking. Secondo me affidare ad una commissione di 13 elementi il compito di decidere l’ordine delle squadre non mi va bene. Nel college un sistema perfetto non esisterà mai data la mole di squadre e il numero di partite che giocano, però almeno con il “metodo dei computer” un minimo di obiettività si poteva avere e le valutazioni si basavano su dei criteri abbastanza credibili. Con il nuovo metodo cade tutte questo, i 13 giudici valuteranno senza nessun criterio attendibile e si baseranno solo sul loro pensiero. Credo che in questo metodo si avvanteggieranno anche le università con più appeal rispetto magari ad atenei più piccoli ma più meritevoli. Poi sulla composizione della commissione non mi esprimo, certi elementi secondo me son li grazie al loro nome e non ci credo che la Rice passerà 12 ore a guardare le partite il Sabato.
Sicuramente il fatto di portare quattro squadre a giocarsi il National Championship potrebbe favorire magari team sulla stesso livello e ugualmente meritevoli però forse sarebbe stato più sensato fare dei playoff veri e propri ad 8 squadre dove magari la scelta sarebbe magari un filo più sensata, con margini di errore minori e in linea con la stagione.
Ovviamente parlo sul nulla dato che ancora niente è stato fatto e magari la commissione ci sorprenderà in positivo. Però personalmente credo che questo metodo non sia quello più adatto per stilare un ranking, la vecchia versione a computer per me era meglio per quanto discutibile.
Dimenticavo, questa rivoluzione è stata fatta perchè dovrebbe portare più soldi. Si sa, al giorno d’oggi il denaro comanda.

Giovanni Ganci (Huddle Magazine)
Un’analisi della rivoluzione playoff deve per forza partire dall’analisi del business chiamato college football.
Il sistema Bowl sia dal punto di vista commerciale che da quello televisivo aveva ormai raggiunto il massimo possibile dal punto di vista economico, difficile pensare a contratti migliori con le città ospitanti e la televisione.
Serviva una rivoluzione copernicana che potesse massimizzare i profitti e sembrare allo stesso tempo qualcosa di fortemente innovativo, ecco l’invenzione delle semifinali e finale.
La torta è stata divisa tra tutti visto il criterio di turnazione dei maggiori bowl per ospitare le semifinali e l’ampiezza delle fette sarà di sicuro superiore al passato.
Il comitato dei 13 che dovrà stabilire quali sono le quattro squadre migliori da un elenco di 25 aggiornato settimanalmente è quel tocco umano in contrapposizione al freddo computer che si basava su numeri e non su preferenze personali.
Insomma, se non si fosse capito, il nuovo sistema mi piace molto poco.

Davide Lavarra (FootballNation)
Io non sono un granché tradizionalista e la formula che per epoche generazionali ha tenuto banco in Ncaa non mi è mai piaciuta, anzi, credo che con il sistema BCS si sia arrivati ad un giusto compromesso seppure mantenendo delle falle. Fino a dove c’è la componente umana, c’è possibilità di sbaglio, ma è chiaro che nemmeno un computer risolva tutto. I playoffs mi mettono entusiasmo se non altro perchè ci sarà la possibilità di assistere ad una vera e propria final four, con partite decise sul campo e non da un cervellone, e dei criteri di meritocrazia migliorati per l’accesso alla finalissima. Quando ci sono due imbattute va tutto bene, ma poi sappiamo che le polemiche fioriscono in caso di più pretendenti, ed ecco che parzialmente il sistema nuovo sistema tutto. Parzialmente perché comunque saranno sempre gli uomini a fare il ranking e quindi a determinare le prime quattro, il che non toglierà di mezzo le polemiche, ma se non altro ci sarà più giustizia, perché se si perde l’opportunità per il titolo, la si perde sul campo.

Federico Pasquini (ex giocatore IFL e commentatore NCAA per Eurosport)
Cosa mi piace: Le possibilità di avere squadre meritevoli lasciate senza una chance per il titolo sono praticamente annullate. Certo, ci sarà negli anni a venire qualche controversia su qualcuno lasciato fuori dalle final four . Ma tra la quinta su quattro e la terza su due c’è una certa differenza. Gli Auburn Tigers del 2004, i Miami Hurricanes del 2000 o gli USC Trojans del 2003 potranno confermarvi questa visione…
Tra l’altro, ci potrebbero essere chance di vedere qualche imbattuta da conference di secondo piano approdare alle final four. Credo che ancora in tanti si chiedano come si sarebbero comportati i Boise State Broncos di una delle loro numerose campagne senza sconfitte in un BCS Championship.
Lo spettacolo a fine stagione aumenterà con la formula della final four, se non altro dal punto di vista della tensione e della posta in palio.
Cosa non mi piace: Aumentare posta in palio e tensione a fine stagione con le final four è un gioco a somma zero: ne toglierà altrettante dalla regular season. Il motto Where every games count, sarà inevitabilmente ridimensionato.
Il comitato dei “13 saggi” (che include Condoleezza Rice…) che selezionerà le semifinaliste. Avrei decisamente allargato la base di votazione come si fa per la Associated Press e Coaches poll, che hanno rispettivamente 65 e 59 votanti. Con 13 membri, ogni voto è troppo influente.

Gaetano Christian Ruvio (GridironGamers)
Poche parole, continua ad esser un discorso prettamente lobbista. Hanno toppato anche questa volta. E´ indecente che la stagione di una squadra vincente venga fermata a “tavolino” da 13 persone in base ai loro personali ranking e continuare a mandare nei top match, franchigie che provengono da un ipotetica conference più prestigiosa, invece di mandare eventualmente chi lo ha meritato sul campo. Ovviamente si può parlare di Lobby, perche´ continueranno ad accedere le formazioni che attraggono più pubblico, hanno un capitale maggiore o una storia alle spalle di peso. Dato che le scelte saranno in mano a delle persone sarà normalissimo che nelle decisioni finali incominci a girare anche lo spettro della corruzione. Il modo democratico per risolvere la questione sarebbe mandare le vincitrici di ogni Division in un quadro playoff a tabellone tennistico, prevedendo un regolamento a parte per le division con un sostanziale numero minore di squadre. Certo, salterebbero i vari Bowl e si allungherebbero i tempi di un intera stagione, ma si uniformerebbe la Post Season come nella gran parte degli altri sport, abbandonando le scelte fatte da computer o da decisioni umane. Si adegueranno mai???

Alessio Salerio (Huddle Magazine, Ballin’)
“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace” diceva un vecchio adagio. La paura è che piaccia solo ciò che è economicamente rilevante, lasciando per questo da parte i veri meriti dell’una o dell’altra squadra. La cultura della polemica a seguito di decisioni più o meno giuste in ambito sportivo penso abbia patria in Italia, ma, sicuramente, anche lasciare nelle mani di sole 13 persone una scelta tanto importante non potrà lasciare indifferenti nemmeno gli austeri americani. Apprezzo molto la formula playoff anche in ambito collegiale, forse sarebbe stato meglio, oltre che allargare la commissione al giudizio, allargare anche la formula ad almeno ad otto squadre, ma penso di essere influenzato nella mia considerazione da ciò che accade in altri sport. Trovo quindi ottima la forma, ma meno la sostanza. Vediamo se si dimostrerà solo una nostra convinzione o se anche gli americani si ritroveranno con un “Processo del Lunedì” con Condoleezza Rice in copertina.

Manuel Tracia (Spazio NFL, Spazio NCAA)
Premetto sono cresciuto a livello di cultura sportiva sotto le ali della NBA e quindi per questo andrò controcorrente rispetto al pensiero comune. Abituato ad una concezione di fase finale di un certo tipo, ho sempre diffidato della formula dei singoli Bowl e quindi accolsi da subito, e di buon occhio, la notizia che anche l’ NCAAF avrebbe abbracciato la formula dei playoff. Uno dei punti centrali della vicenda ruota attorno che l’idea playoff sia più di natura commerciale che sportiva. Ricreare un evento simile alle Final Four o alla March Madness di NCCAB può aiutare ad allargare il bacino di utenza e aumentare lo spettacolo. Oltre agli appassionati dovrebbe far avvicinare al football collegiale chi non lo segue con regolarità e attirare anche i soli “masticatori” di eventi. E in un ambiente dalla forte impronta tradizionalista un cambiamento di questo tipo poco legato a motivazioni tecniche, ma più a ragione commerciali e di spettacolarizzazione, ha fatto storcere il naso a molti. Secondo me a torto perchè la brandizzazione di un evento finale (o meglio l’agglomeramento di più Bowl per creare un evento più importante e brandizzabile) può risultare una scelta vincente dal punto di vista commerciale e di visibilità. E ciò è SEMPRE un bene. Se consideriamo l’aspetto sportivo, tre turni totali (quindi 8 squadre alla fase finale) sarebbero stati più giusti ed avvincenti. Considerato che è ancora un esperimento, che è uno sport con degli ovvi limiti tecnici dovuto al numero di gare stagionali e che così facendo si diluirebbe fin troppo la fase finale, direi che la base con cui si inizia a lavorare è comunque decisamente intrigante. Come se non bastasse è cambiato anche il sistema di assegnazione del ranking finale, rendendolo a detta di molti meno oggettivo. Il metodo appena abbandonato non ha però mai mitigato i legittimi dubbi. Finchè non si arriverà ad un sistema veramente oggettivo collegato ad una classifica finale e non ad un ranking finale (come avviene però anche in NCAAB) ogni altro sistema sarà parzialmente soggettivo e le chiacchere al riguardo infinite. Certo, il numero così ristretto della commissione fa pensare al rischio di pressioni esterne che potrebbero influire sulla scelta delle finaliste. Scelta che resta però a mio modo di vedere discretamente arbitraria e soggettiva. Come dicevo in precedenza l’allargamento di questa sorta di Final Four a 8 squadre farebbe diminuire il rischio di “errore” e di torto sportivo. Per ora avviciniamoci con positività a quella che potrebbe essere veramente una svolta epocale e durature nel mondo del football collegiale.

Federico Vedovelli (Play.it)
A new era has begun!
Finalmente ci siamo, la novità sportiva dello sport “stars and stripes” saranno i play off del college football!
Un evento che ci voleva, a mio parere, perché i ranking computerizzati introdotti con l’arrivo del BCS hanno cercato si di ridurre l’errore umano ma hanno quasi sempre avvantaggiato squadro delle Conference più forti. Dal 1998 fino al 2013 ben 10 volte in finale c’è stata una squadra della Sec, per di più nel 2011 la finale fua Alabama vs Lsu sottolineando maggiormente lo strapotere della conference.
Ammetto, da stretto ammiratore della Sec e tifoso dei Crimson Tide, che alcune volte si ha dato troppo peso al valore della conference rispetto al record. Mi spiego meglio: ai nastri di partenza per arrivare al National Championship squadre della Sec sapevano di potersi permettere un eventuale sconfitta, altri college come Oregon(tra le prime della nazione) purtroppo bastava una sconfitta e diventava automatica la loro eliminazione per questa corsa.
Il 2014 porta due cambiamenti: i play off(prima contro quarta, secondo contro terza del ranking) e la giuria composta da numerosi AD e nomi importanti. Io sono ottimista, parliamo di un incarico di primo ordine, le persone coinvolte( lascio a l’ottimo Gianni l’onore di inserire l’elenco) avranno il compito di aggiornare la Top 25 del Ranking da cui usciranno le semifinaliste. Ciò che mi piace di questa giuria è la mancanza di un membro di primissima fascia come Alabama, Florida State, Lsu e Oregon, lasciando il compito ad AD di squadre intermedie tipo Clemson, Stanford, valide come programma di college ma che, realmente, da alcuni anni non hanno dato l’impressione di poter arrivare fino al National Championship.
L’insaturazione del sistema PO è un passo avanti notevole: a questo punto, omettendo alcuni errori nello stabilire il ranking finale, un punto a cui difficilmente si arriverà a una conclusione vedendo i troppi fattori che girano attorno, vi è finalmente la possibilità di vedere tre incontri(semifinali e finale) di altissimo livello dando le giuste possibilità a tutte le conference di poter provare a inserire una propria squadra, così come la Sec potrà cercare di dimostrare se ha le carte per esprimere due squadre nelle prime quattro della nazione, cosa molto probabile.
Ripeto, sono ottimista, ci sarà ancora maggior motivazione nelle squadre nel cercare di arrivare il più avanti possibile per provare a prendersi l’incontro casalingo(fattore non da poco in Ncaa), inoltre si aprono le possibilità di rivedere in finale college della Pac 12,Big Ten oltre alla conferma di Acc e Sec.
Lo spettacolo è garantito!

Eros Zagaglia (ex giocatore, preparatore atletico e redattore di Addol)
Arrivano i playoff!
Bene o male? Da anni ci si lamenta della mancanza di un playoff nel college football. Il 2014 vedrà iniziare questa nuova era, rimpiazzando il sistema dei bowl bcs del 1998. Sembra che percò il sistema misto, con computer e “esperti”, verrà rimpiazzato da una commissione di 15 esperti. Certo, chi vince la semi e la finale, sarà la più forte delle 4 oggettivamente, ma come si arriverà a decidere le 4, è un altro paio di maniche. Altro dettaglio, l’organizzazione è sempre dei commisioner BCS, non un vero organo NCAA dunque. Alcuni esperti hanno paura che in questo modo, squadre anche 13-0 di piuccole conference possano rimanere fuori, cosa che con il computer system sarebbe stato impossibile. Vedremo, anche perchè durante la regular season si dovrebbe applicare lo stesso tipo di ranking. A Settembre sapremo quasi tutto, e a dicembre tutto. Certo l’idea è buona, e per le TV un piatto troppo ghiotto.