NFL Week #5: Atlanta Falcons @ New York Giants recap

Evidentemente i grandi maestri della cardiologia non sono tifosi dei Giants. Altrimenti non si spiega perché nei loro illuminanti libri non si fa alcun riferimento alle nostre partite tra i fattori di rischio per malattia cardiovascolare. Eppure proprio di questo si tratta: girandole di ipertensione.

Nella partita contro i Falcons abbiamo ammirato i Giants nella loro versione più classica: quelli che illudono i tifosi iniziando in modo quasi convincente, trovano il modo di scavarsi la fossa da soli rischiando di buttare via una partita alla portata, per poi infine risorgere come l’araba fenice .

La partenza, quindi, non è stata male. A parte il primo drive al solito iniziato con una corsa e finito con un punt (il rispetto per le tradizioni prima di tutto), siamo i primi a mettere il naso davanti con un bel drive culminato dal TD di Randle.

Non nascondo che, a questo punto, mi sono sentito pervadere da un cauto ottimismo.

Ma l’ottimismo, coi i ragazzi in maglia blu, è un gigantesco errore. Perché poi è iniziata un’altra partita. Partita dominata dalla prevedibilità della nostra difesa e da un attacco con le redini tirate.

L’OL dei Falcons era decimata dagli infortuni, eppure, per tutto il primo tempo, Matt Ryan non è mai stato messo sotto pressione. La paura di subire il temibile gioco aereo degli avversari (una paura giustificata, vista la classe di Julio Jones, autore ad un certo punto di una one-hand catch di quelle che riescono solo al tizio delle pubblicità degli pneumatici) ha fatto completamente dimenticare al nostro DC Perry Fewell che magari sarebbe stato il caso di provare qualcosa di diverso dalla classica four-man rush, sia in termini di schemi sia in termini di giocatori in campo, e portare pressione al qb anche in modo alternativo. Invece per tutto il primo tempo non c’è stato nemmeno un blitz e sua nulla-facenza Kiwanuka è stato lasciato libero di, appunto, non fare nulla. Il risultato? L’OL avversaria si è trovata a difendere il QB sempre e solo da tre giocatori (sì, Kiwi non lo conto) e Ryan ha avuto tutto il tempo che serviva per aspettare che Julio Jones guadagnasse quel centimetro sul difensore che, con la sua classe, gli permette quasi sempre di fare la differenza.

Probabilmente sono esagerato, perché comunque nonostante tutto abbiamo chiuso la prima metà di partita sotto solo di tre punti, però sono convinto che con un po’ di attenzione ed intelligenza in più avremmo potuto lasciare agli avversari solo le briciole.

Il culmine comunque è stato il secondo TD: quando c’è in campo Smith, nove volte su dieci i Falcons giocano uno screen pass. Se poi è evidente che la difesa sta per blitzare (sì, la prima volta che l’abbiamo fatto è stato nel momento sbagliato) allora lo screen pass è d’obbligo. Così è stato: Smith rompe il placcaggio di Rolle (c’è sempre una prima volta), unico giocatore in copertura, e segna in scioltezza il TD del più dieci.

Questo è il punto in cui le carotidi del tifoso medio hanno iniziato a pulsare pericolosamente e gli sfigmomanometri hanno iniziato ad uscire dalle loro custodie.

Poi tutto è cambiato.

La difesa sale in cattedra. Iniziano i blitz, iniziano a vedere il campo Moore e Ayers (con Kiwi in sideline la pressione sul qb avversario è sempre maggiore, Fewell pare essere l’unico a non accorgersene), Hankins è protagonista di un’altra grande prestazione e soprattutto inizia ad indemoniarsi JPP che mette le sue manone ovunque (gli andrebbe anche refertato un sack, ma la crew arbitrale non si è accorta del ginocchio di Ryan a contatto col terreno). Ryan quindi, mal supportato dalla sua improvvisata OL, inevitabilmente va in difficoltà e può solo cercare di evitare i sack. Julio Jones, prima assoluto protagonista, non vede più un pallone.

L’attacco, che fino a quel momento era semplicemente un po’ imballato (“semplicemente” perché, lo ripeto, siamo un work in progress), supportato da un’ancora una volta ottima OL, ha iniziato a girare.

Due i protagonisti assoluti, entrambi rookie:

Odell Beckham Jr. Alla prima uscita in maglia blu, dopo la prima settimana di allenamenti dell’anno, cambia volto all’attacco. A parole è difficile descrivere l’impatto che ha avuto, mi limiterò a dire che quando sul finire di terzo quarto è entrato lui è cambiata la partita (e scusate se è poco). Quattro ricezioni, 44 yarde (più un’altra trentina guadagnata tra holding e pass interference), 1 TD ed un attacco che è tornato ad assomigliare a quello dominante delle ultime due partite. Poche volte ho visto un rookie WR così sicuro alla prima uscita. Tra lui e Randle, sto dimenticando in fretta Nicks, che comunque non rimpiango.

Andre Williams. Entra al posto dell’infortunato Jennings (speriamo non sia nulla di grave, averlo nelle prossime partite sarebbe fondamentale) e fa capire subito di che pasta è fatto. Nella preview l’avevo segnalato tra i giocatori da tenere d’occhio, definendolo “un trattore John Deere travestito da essere umano”, mai definizione fu più azzeccata. I commentatori americani, cercando un modo per descrivere la facilità con cui il prodotto di Boston College rompe (o meglio, sfonda) i placcaggi, all’ennesimo difensore ribaltato con voce meravigliata hanno esclamato “Well…he’s running through people”. Seconda prestazione convincente consecutiva, condita dal secondo TD.

I Giants quindi conquistano un’importantissima vittoria, pur giocando veramente bene solo gli ultimi 20 minuti e, cosa importantissima, non andando in crisi quando le cose non hanno girato nel verso giusto.

Anche questa settimana ci stiamo chiedendo tutti quali siano i veri Giants, qual è il nostro vero potenziale e se possiamo realmente ambire ai PO nonostante la rivoluzione in corso. Qualche risposta arriverà con le prossime partite, che ci vedranno opposti agli avversari divisionali.

Ma il quesito della settimana, il quesito di una vita, è: i nostri beniamini riusciranno mai a vincere senza far rischiare ai tifosi quattro o cinque attacchi cardiaci a partita? Domanda retorica, la risposta è sempre e comunque “no”.

 

– Francesco Pancheri –