NFL Week #5: Five Keys to Success – Giants@Eagles

La NFC East al momento non ha ancora un padrone. Chi pensava fosse una division di basso livello, con i soli Eagles capaci di essere competitivi, è stato smentito.
Sicuramente nessuno si aspettava di vedere dei Giants già così avanti nel rodaggio del nuovo sistema offensivo. Le prossime due partite saranno fondamentali, entrambe in trasferta, entrambe contro avversari divisionali. Le domande che ci stiamo facendo da tre settimane, nelle prossime due troveranno risposta.
Si inizia nella città dell’amore fraterno contro gli Eagles (4-1), leader divisionali e campioni della NFC in carica, per quello che si preannuncia essere un infuocato Sunday Night Football. Vincere significherebbe raggiungerli in classifica ed avere la possibilità di andare ad Arlington a giocarci il primato divisionale.

Questi secondo me i cinque punti chiave sui quali si giocherà la partita:

1) NYG Special Team vs PHI Special Team
Caso voglia che il principale punto di forza del nostro avversario sia anche il nostro tallone d’Achille.
A dispetto del record 4-1, attacco e difesa degli Eagles sono stati tutt’altro che convincenti. Dopo 5 partite sto iniziando a convincermi che probabilmente dispongono di meno talento difensivo ed offensivo di quanto si aspettassero. Se poi anche la stella della squadra (il fortissimo LeSean McCoy) gioca male e l’OL è indebolita dagli infortuni, vincere diventa complicato. Eppure gli Eagles vincono, per due motivi: hanno carattere da vendere, hanno al momento il miglior Special Team dell’NFL (solo nelle ultime due partite hanno segnato quattro TD, precisamente quattro in più di quelli segnati da noi in tutta la stagione).
Senza gli Special Team probabilmente i nostri avversari divisionali avrebbero un paio di vittorie in meno ed ora starebbero parlando di tutt’altra stagione. Però, purtroppo per noi, gli special team fanno parte del gioco e dimostrano ancora una volta che sbaglia chi ne trascura l’importanza.

Key players to watch: i ritornatori dei Giants
Che sia Demps o Parker (o magari Beckham?), il nostro ritornatore come prima cosa non dovrà commettere errori.
Nelle prime quattro partite i ritorni sono stati una tragedia: quelli non finiti con un fumble, non hanno mai superato la linea delle 20 yarde. Se i nostri avversari fossero furbi, calcerebbero in modo da impedire il touchback e costringerci a ritornare.

2) Non concedere a Foles un attimo di respiro
Anche questa settimana affrontiamo un’OL in piena emergenza infortuni (non che sia una scusa, sia chiaro, proprio noi siamo l’esempio di come con un po’ di pianificazione ed intelligenza anche da una situazione di emergenza si può tirare fuori una linea solida). Stavolta sarebbe opportuno che il nostro DC si ricordasse che è il caso di mettere pressione anche prima dell’ultimo quarto.
Foles, uno dei giovani qb che stanno emergendo nella lega, sta scoprendo sulla sua pelle cosa vuol dire giocare senza un running-game dominante. Non dico che stia giocando male, però ancora non si è espresso ai livelli dell’anno scorso, quando poteva contare su un McCoy, per me il RB più forte della lega, in forma smagliante, capace di catturare su di se le attenzioni di metà difesa. Il risultato di questa “involuzione” (più del gioco, che del giocatore) sono tanti piccoli errori (lanci imprecisi, forzature, scelte sbagliate) che però nel complesso lo rendono un qb attaccabile.
Se la nostra DL gioca come nell’ultimo frazione di gioco contro i Falcons, non ce n’è per nessuno. In caso contrario, avremo un problema.

Key player to watch: Jason Pierre Paul
Ancora lui. Il peso della nostra DL è tutto sulle sue spalle. JPP è un giocatore fantastico, dominante come pochi altri giocatori nell’NFL. Non a caso per ora è, praticamente all’unanimità, il miglior 4-3 DE della lega. Ma come, con solo 1.5 (che poi sarebbero 2.5) sack? Beh, sì. Nel suo caso i numeri mentono. In difesa contro le corse è dominante come nessun altro. In pass rush sta riacquistando il ritmo, mostrandosi sempre più incontenibile, tanto da meritare costanti raddoppi da parte della linea avversaria.
La sua ultima partita è stata mostruosa (giudicata da PFF, che rende l’idea ma ripeto non essere legge, con una valutazione incredibilmente alta: +8.1) e Jake Matthews non ha potuto opporsi in alcun modo. Jason Peters è avvisato.

3) Minutaggio aumentato per Moore ed Ayers
Questo punto è direttamente collegato al precedente. Con loro in campo la pressione è costante, con Kiwanuka assente.
I dati sono impietosi: nell’ultima partita Kiwanuka è andato 41 volte in pressione sul QB, 0 qb hits e 0 hurries. Ayers e Moore invece in 45 volte hanno messo a segno 3 qb hits, 3 hurries, dando sempre la sensazione di essere sul punto di mettere le mani sul QB.

Key player to watch: Mathias Kiwanuka
Lo vorrei vedere in panchina, a casa, in esilio. Ovunque tranne che in campo.

4) Costringere gli Eagles a difendere il campo in tutta la sua ampiezza
L’infortunio di Jennings ci lascia in una situazione spinosetta. Andre Williams (che ha il potenziale per essere uno dei più grossi steal al draft della nostra storia recente) è un giocatore su cui già si può fare affidamento, ancora però non credo sia opportuno chiedergli di caricarsi un attacco sulle spalle, posto che sono convinto le abbia larghe abbastanza per farlo.
Saremo quindi costretti a caricare ulteriormente di responsabilità Eli ed i ricevitori.
Beckham, reduce da un’ottima prima uscita ufficiale, permette di aggiungere un’ulteriore dimensione all’attacco, quella del gioco profondo, creando possibilmente dei match-up favorevoli per Victor Cruz.
Se giocheremo com’è nelle nostre possibilità, la secondaria degli Eagles dovrà fare gli straordianari.

Key player to watch: Odell Beckham Junior
Dopo il battesimo con TD della settimana scorsa, gli occhi saranno tutti per lui.
Si dice che nella draft-list dei Giants il prodotto di LSU fosse addirittura sopra a Watkins ed Evans, con il nostro FO che non se l’è lasciato scappare quando, non credendo ai proprio occhi, l’ha visto ancora disponibile dopo le prime undici scelte. Ora è chiamato a confermare quanto di buono fatto vedere nella prima uscita.

5) Contenere il running game avversario
McCoy è uno di quei RB che ti fanno trattenere il respiro ogni volta che hanno la palla in mano, perché sai che basta un’esitazione (tante volte nemmeno quella) per poi sentirti pervaso da quella spiacevole sensazione che può essere provocata solo dai TD degli avversari divisionali.
Come ho scritto nelle righe precedenti, Shady non si sta esprimendo ai livelli che gli competono. Però, per un giocatore del suo calibro, il pericolo che inizi a giocare sul serio è sempre dietro l’angolo.
Il problema è che durante l’offseason i nostri cari avversari hanno arruolato tra le loro fila l’eclettico Darren Sproles, un uomo chiamato big play. Per contenerlo i nostri LB dovranno dare il massimo, sperando che basti.

Key player to watch: Jon Beason
Credo che tutti si siano accorti che il nostro MLB titolare ha saltato le ultime tre partite. Il suo rimpiazzo, Mark Herzlich, è stato assolutamente disastroso. Il buon Mark ha un potere: quando l’attacco avversario fa una finta, lui ci casca. Sempre. Non esiste screen pass, pump fake o read option a cui lui non abbocchi come un pesciolino rosso del luna park.
Ovviamente, grazie a Sproles, tutte le azioni che coinvolgeranno i RB, al di là delle semplici corse, potrebbero essere un incubo. Non ci resta che pregare nel ritorno di Beason.

– Francesco Pancheri –