NFL Week #6: New York Giants @ Philadelphia Eagles recap

“Sometimes you’ve got to go back, to actually move forward”. In questa prima metà di stagione, chiunque abbia guardato una qualsiasi partita dell’NFL in diretta, è stato bombardato da pubblicità del premio Oscar Matthew McCounaghey che, alla guida di una scintillante auto nuova, con fare pensoso declama al pubblico americano perle di saggezza come quella con cui ho aperto l’articolo e che, in questo caso, si presta perfettamente per riassumere tutto ciò che penso dell’attuale situazione dei Giants.

Prima di commentare la nettissima sconfitta di ieri sera (un 27-0 che lascia poco spazio ad interpretazioni) devo fare una doverosa premessa: chi si aspetta un articolo pieno di feroci critiche e bocciature rimarrà deluso.
Sminuire la sconfitta è inutile: gli Eagles sono stati migliori di noi in ogni singola situazione di gioco (il loro coaching staff sta facendo un lavoro eccezionale). Però, come ogni cosa, anche la partita di ieri sera va contestualizzata.

La prima cosa che mi sono domandato dopo la partita è stata: un risultato del genere rispecchia l’attuale valore delle squadre? La risposta è, purtroppo, sì. Subito dopo però mi sono anche chiesto: i Giants hanno il potenziale per poter ribaltare questo giudizio? Per come la vedo io, sì. Quindi ho deciso di preoccuparmi, ma con moderazione.
Una sconfitta del genere, sicuramente non attesa, era quanto meno preventivabile. Questo perché l’attacco, ancora non mi sono stancato di ripeterlo, è un cantiere aperto.
Un aspetto sempre molto importante nel football è quello dell’esperienza: degli undici titolari di ieri sera, ben cinque sono nati dopo il 1990 (Justin Pugh, Rueben Randle ed i rookie Andre Williams, Odell Beckham Jr. e Weston Richburg) e solo in quattro erano titolari anche l’anno scorso (Eli Manning, Victor Cruz, Will Beatty ed il già citato Pugh). Quindi abbiamo un attacco nel complesso molto giovane e inesperto ed allo stesso tempo poco abituato a giocare insieme. Giocare a football è come suonare in un’orchestra, si diventa bravi e si assaporano i primi risultati solo dopo mesi di pratica. Se poi il direttore è nuovo, ci vuole tempo perché lui e gli strumentisti si prendano le misure a vicenda. Quando gli ingranaggi hanno appena iniziato ad ingranare è normale che basti una minima variazione sul tema per inceppare il meccanismo. E ieri sera di variazioni sul tema ce ne sono state parecchie: la serata no dell’OL (ieri sera ha subito più sack che nelle precedenti cinque partite), l’indisciplina, la pressione del primo vero big match della stagione, l’assenza di Jennings, uno dei giocatori più positivi delle prime giornate.

A dare il La alla sconfitta di ieri sera quindi è stata soprattutto la difficoltà dell’OL, in run blocking ed ancora di più in pass-protection. Quella delle settimane scorse è stata praticamente perfetta, ieri sera invece non ha funzionato nulla. A soffrire è stato soprattutto l’interno, specialmente dal lato destro, con John Jerry e Pugh mai sul pezzo (una serata no può capitare a tutti, non ne farei un dramma). Bravo comunque Eli a non perdere la testa e cercare di contenere i danni, di certo ad un qb da tasca non si può chiedere di giocare senza, appunto, tasca.

Un capitolo a parte merita la difesa.
Solite amnesie iniziali (l’approccio alla partita sta diventando un problema), solito Kiwanuka (anche stavolta Ayers e Moore hanno portato nettamente più pressione, Fewell però continua a fare orecchie da mercante), nel complesso però buona prestazione. Sì, perché nonostante il nostro attacco non gli abbia concesso un attimo di respiro, e nonostante un McCoy degno dei vecchi tempi, comunque è riuscita a contenere gli avversari nel punteggio e ad un certo punto, con l’intercetto di Bowman (il secondo dopo quello di Rolle), hanno addirittura messo il nostro attacco in condizione di riportarci a soli due possessi di distanza e riaprire la partita.

Poi un holding discutibile di Beatty ha vanificato la bellissima ricezione-TD di Donnell e nell’azione successiva il disastro. Cruz, mentre sta per ricevere uno dei TD più facili della sua carriera, con la palla praticamente in mano, si rompe il tendine rotuleo. E così finisce anche la partita. Perché, diciamocelo chiaro, a questo punto del risultato interessava veramente a pochi.

La stagione di Cruz, purtroppo, finisce nel peggiore dei modi. Ora lo attende un intervento chirurgico molto delicato i cui tempi di recupero sono stimati tra i sei ed i nove mesi, ma un infortunio del genere potrebbe mettere a rischio anche la carriera. Il vuoto che lascerà in questa stagione sarà impossibile da colmare, però magari darà la possibilità a qualche giovane, tipo Washington, di mettersi in mostra.

Alla già lunga lista di infortunati si aggiungono anche i CB McBride e DRC, con il primo quasi sicuramente fuori per il resto della stagione ed il secondo che corre lo stesso rischio. E quindi quello che all’inizio doveva essere uno dei migliori tris di corner dell’NFL (DRC-Amukamara-Thurmond) non ha retto nemmeno metà stagione.

Cosa succederà adesso? Innanzitutto questa partita ci ha fatto definitivamente capire che le ambizioni di playoff erano assolutamente premature. Ora potremo affrontare il resto della stagione memori e consapevoli che la nostra unica ambizione deve essere gettare le basi per un nuovo ciclo e capire chi potrà o non potrà farne parte, per presentarci ai blocchi di partenza della prossima stagione, direbbe Petrolini, più belli e più forti che pria.

La stagione però è ancora lunga, dieci partite sono tantissime ed abbiamo dimostrato di avere il potenziale per vincerle come per perderle tutte. La prossima sfida è piuttosto proibitiva, siamo impegnati ad Arlington contro i Cowboys, la squadra del momento. Perdere significherebbe iniziare definitivamente a pensare al prossimo draft.

– Francesco Pancheri –