NFL Week #6: San Diego Chargers @ Oakland Raiders recap

La partita di ieri sera negli scorsi anni avremmo di certo finito col perderla. Invece portiamo a casa un’altra preziosa vittoria in uno scontro che da sempre non rispecchia i veri valori in campo bensì attiene a ciò che noi definiremmo un derby con tutte le implicazioni di natura emotiva che ciò comporta. Sulla carta non avrebbe dovuto esserci partita e invece siamo stati sotto nel punteggio sin dalla quarta azione di gioco e costretti a rincorrere per tutta la partita. Sintomatici l’ultimo drive offensivo in cui in particolare Oliver è sembrato inarrestabile e vincenti le chiamate di Reich e anche l’ultimo drive difensivo capace finalmente di rintuzzare il tentativo di sorpasso dei Raiders in particolare con lo spettacolare intercetto di Verrett.

Sono emersi molti aspetti negativi ma che vanno presi per ciò che sono e quindi non decontestualizzati dalla partita di ieri. Ad esempio la difesa ha giocato a mio parere una partita mediocre non solo perché i Raiders a metà partita avevano già guadagnato più yds di quella ottenuta di media in queste prime partite quanto perché non siamo stati capaci di mettere mai una volta pressione su un incredibile Carr che pur essendo un talento puro abbiamo trasformato in una assoluta superstar. Le amnesie in copertura ovviamente susseguenti alla poca pressione hanno coinvolto anche i nostri migliori quali Flowers e Verrett. Si pensi al primo touchdown ad esempio. Nella sostanza abbiamo perso la battaglia in trincea dove una bella e giovane linea di attacco avversaria ci gestisce al meglio per quasi l’intero incontro. Anche McFadden ci ha fatto soffrire soprattutto al centro dove in un paio di occasioni Reyes si è lasciato traportare addirittura 5 yds indietro. In attacco qualche penalità di troppo in linea e qualche difficoltà nel primo tempo a sviluppare un buon gioco di corse ma nel complesso pur in presenza di minacce quali Tuck, Woodley e il rookie Mack, Rivers ha avuto abbastanza tempo per distribuire la palla. Rivers ha giocato un’altra partita di grande pregio con solo un paio di errori ma con la leadership che serve per vincere partite del genere. Sono stati decisivi un paio di primi down che ha chiuso personalmente a testimonianza di come si sappia prendere certe responsabilità e di come legga meglio certe situazioni di gioco.

È stata tanto per cambiare la partita degli infortuni con Flowers uscito per un problema all’inguine e Royal fuori per tutto il secondo tempo, così come Verrett che però fa in tempo a rientrare per mettere a segno quel gesto atletico eccezionale che in sostanza decide la partita. Inutile sottolineare che avevamo già fuori Mathews, Brown, Te’o e Wright. Una partita magnifica la gioca Oliver soprattutto nella ripresa quando mentre gli altri calano leggermente lui continua a pompare con le gambe e il suo baricentro basso guadagnando più di 100 yards preziose. Si rivede in campo Ronnie Brown che porta palla in una occasione, riceve per un ottimo primo down su un gioco in scramble di Rivers, blocca in tasca dando quel secondo in più al nostro qb in più di una occasione ed entra su tutti i terzi down oltre che nel kick off returning team. In linea di attacco invece si rivede la staffetta tra Troutman e Watt che è in campo nel drive decisivo e questo è un segnale importante. Drive che peraltro affrontiamo con Gates fuori, Green dentro e Ajirotutu per Royal.

Dal punto di vista tattico si vede per la prima volta nell’anno un uso un po’ più frequente di toss play che però sviluppiamo solo dalla Ace formation e senza utilizzare pulling guard non ci portano alcun frutto. Lascia perplesi la chiamata di una play action alla quale segue uno screen pass sullo stesso rb che ha ricevuto la finta in quanto sembra proprio la negazione di un principio cardine e cioè che quando si fa una finta al rb si intende renderla tanto credibile da far risalire la difesa su di lui. E allora se questo è vero diventa incomprensibile come si possa pensare poi di sviluppare uno screen sullo stesso giocatore. Difatti lo schema non ha funzionato. Anche Floyd ha giocato una bellissima partita non solo ricevendo palloni difficili da gestire anche a lunga gittata come in una corner nel secondo tempo, quanto per il fatto di essere stato molto coinvolto nei blocchi sui giochi di corsa soprattutto nel drive finale decisivo di Oliver. È una scelta questa sempre molto soggettiva in quanto portare il wr verso l’interno del campo per ottenere dei bloccaggi supplementari è una scelta giusta e legittima contro coperture a zona ma non a uomo. Di solito si opta per una via di mezzo come ad esempio nel volere sempre il wr del backside sulla safety oppure quello del playside sull’olb quando si intende sviluppare giochi all’esterno.

In difesa usiamo ancora la nuova 43, spesso siamo in 42 nickel, utilizziamo frequentemente principi di zone blitz che risultano abbastanza efficaci tranne che in un aspetto fondamentale e cioè che dando troppo tempo al qb finiamo col subire sul profondo e nel medio trovandoci poi del tutto scoperti sia in cover 0 che in cover 1. Sintomatico però è che il drive difensivo finale una volta in vantaggio, lo affrontiamo in 34 quasi come un modo da parte di Pagano di affidarsi a ciò che la squadra indubbiamente conosce meglio. Drive che una scellerata penalità di Attaouchu avrebbe potuto subito compromettere con quel face mask su Carr.

Affidabili come sempre Novak e Scifres, il duo Spencer/McCoy si permettono il lusso di chiamare anche un trick play su un punt a metà campo. Se da una parte mi piace molto questa aggressività nelle chiamate, dall’altra mi lascia del tutto perplesso lo schema specifico chiamato. Weddle è il personal protector e riceve il direct snap. In questi casi abitualmente si corre al centro come anche lo scorso anno accadde in una situazione mentre questa volta la safety percorse un paio di yds lancia la palla profonda sull’out estro in direzione di Ajirotutu che prova il miracolo ma finisce out of bounds.

L’illogicità della chiamata sta nel fatto che come noto nelle azioni di punt i due headhunters, i ricevitori più esterni vengono presi a uomo in bump e addirittura spesso raddoppiati proprio perché costituiscono la prima e più seria minaccia nei confronti del punt returner. E allora come si poteva pensare di trovare da solo il wr in una giocata del genere reste per me un mistero. Piuttosto questo tipo di schema si sviluppa con un breve lancio atto a chiudere il down sul tight end che si sgancia dalla linea. Insomma, schema mal disegnato col risultato della perdita della palla.

Andiamo a segno con Royal con uan ricezione di 29 yds su una fly, con una slant in di Floyd di 5 yds ed una di 1 yd di Gates, un field goal di 30 yds di Novak ed infien con una corsa di Oliver di 1 yd. Il punto è che subiamo in particolare un td di Holmes su ricezione di 80 yds su Flowers ed uno d 47 yds di Butler su Gilchrist.

Concludiamo con gli ultimi due drive decisivi. Quello offensivo inizia con 4,43 sul cronometro, sul 28-24 per Oakland e in una buona posizione di campo cioè le 39 avversarie grazie al ritorno di 30 yds di Allen. Lo stesso Allen riceve per 3 yds poi Rivers chiude in scramble. 1 secondo prima che ci venga fischiato un inspiegabile delay of game McCoy chiama un provvidenziale time out e subito dopo Oliver corre per 1 yds. Poi guadagna altre 9 yds su una draw ed ancora altre 9 grazie al lavoro egregio della linea. Infine il td sul secondo e goal da 1 yard line.

In difesa iniziamo l’ultimo drive con 1,56 al termine e palla sulle 20 dei Raiders. Iniziamo in 42 nickel e Attaochu commette un face mask su Carr regalando un primo down automatico. Passiamo in 34 e i Raiders chiudono due primi down. Riusciamo a mettere una discreta pressione col front a 4 costringendo Carr anche ad un intentional grounding fino ad arrivare al tentativo di Sparano e di Carr di sorprenderci e di chiudere la partita cercando Butler sul profondo sull’out sinistro sul quale Verrett intercetta in volo e chiude la partita. Perché non abbiano cercato di arrivare a distanza da field goal per mandare la partita all’overtime con Janikowsky resterà un mistero.
E adesso si decide molto del nostro futuro in quanto domenica ospiteremo i forti Chiefs e dopo soli 4 giorni andremo a Denver. Intanto, speriamo di recuperare qualcuno e dopodichè via con un tifo indiavolato !
GO BOLTS !!!