NFL Week #7: Luca Barbieri intervista Alberto Cola

Ciao ragazzi, oggi abbiamo il piacere di intervistare una vecchia conoscenza di questa rubrica, Alberto Cola in arte “Electric Blue”, storico tifoso dei New York Giants e punto di riferimento per ogni tifoso della squadra della Grande Mela  che bazzichi Endzone Magazine

Ciao  Electric Blue e grazie per la tua disponibilità. Per iniziare vorrei partire un po’ da lontano; in offseason i Giants hanno cambiato offensive coordinator, è arrivato dai Packers Bob McAdoo, volto nuovo per una franchigia che probabilmente vuole adattarsi al “nuovo che avanza”. Dalle indiscrezioni trapelate in estate, però, sembra che non tutti abbiano apprezzato il cambiamento, pare infatti che sia Coughlin che gran parte della squadra avrebbero preferito Mike Sullivan, ed è stato lo stesso Coughlin, in estate, a farsi scappare qualche affermazione in cui esprimeva alcuni dubbi in merito al fatto che la nuova filosofia offensiva portata da McAdoo, non fosse adatta alle caratteristiche dei Giants. McAdoo è arrivato proponendo l’idea di un attacco basato sulle caratteristiche  della “up tempo offense” tanto care al Head Coach di Philadelphia Chip Kelly. Qual è il tuo parere in merito ? I Giants hanno gli uomini adatti per giocare con questa tipologia di offense? Cos’ha comportato questo cambio di rotta?

In offseason e preseason a noi tifosi dei Big Blue si è accapponata la pelle, a dir poco. A parte il cambiamento radicale dopo una decina d’anni del mai rimpianto Gilbraide (sodale di Coughlin che, evidentemente, ancora lo rimpiange malgrado gli ultimi tre anni da incubo), sembrava che nulla funzionasse, che giocatori già ampiamente rodati e dotati di talento all’improvviso fossero diventati amatori allo sbaraglio. Sta di fatto che McAdoo, di suo sempre pacato, si limitò a chiedere tempo, e neanche tanto a dire il vero dato che a parte dopo la prima partita a Detroit, realmente giocata male (l’ultima contro Phila non la considero perché in quel caso non abbiamo proprio giocato), i primi risultati si sono visti, con un attacco in grado di muovere la palla, un gioco di corse finalmente funzionante e un Manning con statistiche che non si vedevano dal primo Superbowl (anzi, forse migliori). Qualunque cosa accada, sappiamo di star vivendo un anno di transizione e ciò ci mette l’anima in pace. I giocatori ci sono, molti sono giovani e il tempo dirà se la dirigenza sta lavorando bene.

Ad inizio stagione il RB David Wilson è stato costretto ad annunciare il suo prematuro ritiro dal football a causa d’un nuovo infortunio al collo, mentre domenica purtroppo per i Giants (e per chiunque ami questo sport) è toccato al fenomenale WR Victor Cruz pagare il suo pegno con la malasorte rompendosi il tendine rotuleo, e di conseguenza a porre fine alla sua stagione. Quanto questi gravi infortuni influenzeranno le scelte di McAdoo e la sua filosofia offensiva?

La storia di Wilson è stata una mazzata. Giocatore dal grande talento che mai ha potuto dimostrare in campo, vuoi per il gioco di Gilbraide che ne mortificava le capacità, vuoi per la sfortuna che si è accanita contro di lui. Ora è toccato a Cruz e prima di lui a Jennings, Schwartz, Thurmond III, Rodgers-Cromartie, McBride… la lista infortunati sia in attacco che in difesa comincia a diventare preoccupante. Abbiamo reintegrato Hosley come CB (squalificato e giocatore che in tre anni ha dimostrato quasi il nulla) e stiamo testando una vostra vecchia conoscenza, Ogletree, per coprire i buchi nel reparto WR, giusto per farti capire come siamo messi. Ovvio che tutto ciò influirà sul rendimento e sulle scelte di McAdoo, oltre al fatto che parliamo di giocatori che non avranno modo, quelli in attacco, di impratichirsi col nuovo sistema. Insomma, sarà una lunga stagione nella Grande Mela.

In estate in molti avevano ipotizzato la possibilità che i Giants avrebbero potuto utilizzare la propria prima scelta al draft per scegliere un TE, così non è stato ed è arrivato il WR ex LSU Odell Beckam Jr. A questo punto della stagione, visto l’infortunio di Cruz, la scelta pare quanto mai azzeccata, ma qualcuno storse il naso ricordando la storica mancanza di un buon TE nelle file dei Giants. Quando tutti si aspettavano che i Giants non fossero in grado di sopperire a questo gap ecco che esplode Larry Donnell, giocatore a roster dal 2012, ma che fino a questa stagione aveva avuto un ruolo sostanzialmente marginale e che quest’anno, grazie ad ottime prestazioni,  ha attirato su di se molta attenzione. Parlaci dell’uomo nuovo dei Giants. 

Parlarne è dura perché chi l’aveva visto prima di quest’anno ? Ora c’è solo da capire se il coaching staff è stato efficace nel farlo rendere col nuovo sistema (lo so, ho già nominato Gilbraide due volte, ma è un dato di fatto che con lui i TE servivano soltanto a fare mucchio nell’OL) o solo fortunato perché, visto l’alto numero di needs che avevamo, al draft abbiamo lasciato per strada molti TE di valore. E poi, onestamente, soltanto Ebron valeva una prima scelta e fino a noi non è arrivato. Non posso lamentarmi del draft portato a casa, molti giocatori di talento considerati sempre fra i primi prospetti nel ruolo ed alcuni già determinanti fra i titolari.

In estate abbiamo assistito al ritiro dell’OG 4 volte pro bowler Chris Snee, a tutti è parsa una brutta tegola per un OL che sembra essere il tallone d’Achille di questo team; è veramente così?

Se abbiamo pagato quanto a esperienza, resto dell’idea che piuttosto che avere un veterano acciaccato e mentalmente stanco, meglio un giovane arrabbiato e con la voglia di lottare. Dal draft è arrivato Richburg da Colorado, considerato il miglior centro del lotto e che si sta rivelando un buon jolly da utilizzare in ruoli diversi. Per ora, se si esclude il blackout con Phila, la OL ha giocato molto bene, e ciò ha influito sul rendimento di Eli. Quando si dice scoprire l’acqua calda.

Veniamo alla difesa, arrivati da Denver il CB Dominique-Rodgers Cromartie e il DE Robert Ayers mentre abbiamo assistito alla partenza, destinazione Raiders, del veterano Justin Tuck. Quali sono i punti di forza e i punti deboli di questa difesa.

L’ossatura della difesa si basa sulla triade JPP-Beason-Rolle. Da lì non si esce. Purtroppo Beason ha saltato tutto il camp ed è tornato domenica, Rolle è ovunque e JPP sta tornando quello del primo anno. Ciò non toglie che, oltre agli infortuni, i punti deboli ci sono, ma anche la difesa è in costruzione. Puntiamo molto sull’OLB Kennard, rookie da USC, o almeno ci puntavamo prima che si infortunasse…

Il cammino dei Giants finora è stato piuttosto incostante, con quali aspettative vi presentate al AT&T stadium?

Incostante come risultati, ma non come rendimento complessivo. Malgrado tutte le problematiche di cui ho già parlato, le novità si sono viste e la squadra non m’è affatto dispiaciuta. L’unica aspettativa possibile, al momento, e per come siamo messi, è di non fare una figuraccia come contro Phila.

Cosa temi di più dei Cowboys?

I nomi ci sono sempre stati. La cosa che temo di più è la compattezza che quest’anno sembra il marchio di fabbrica. Fino all’anno scorso un episodio sfortunato vi distruggeva psicologicamente e a livello di concentrazione, ora, da quel che ho visto, neanche errori e palle perse vi scalfiscono.

Dacci il tuo pronostico

Dicessi quel che penso, mi darebbero del gufo. Di certo, per le partite che ho visto vostre e nostre, solo un pazzo punterebbe su di noi, ma se la palla da calcio è rotonda, figuriamoci quella ovale. Il mio desiderio (pronostico non mi azzardo) è che se si devono prendere dei calci nei denti, almeno lo si faccia con dignità in attesa di tempi migliori.

Ringraziamo Alberto per la sua cortesia e per la sua disponibilità e iniziamo a prepararci per la battaglia di domenica. Ciao!

– Luca Barbieri –

Questo pezzo è stato pubblicato anche sul blog True Blue http://trueblue.playitusa.com/2014/10/17/conosciamo-gli-avversari-luca-intervista-electric-blue/