Buio completo a Chicago
La partita di Chicago è durata 3 minuti e 35 secondi. Dopodichè: buio completo.
Peccato, perché la partita era iniziata con un sack dopo soli 12 secondi e con la difesa di Chicago che aveva costretto Miami ad andare al punt dalle proprie 20. Poi la scelta molto discutibile sul 3rd e 1 di andare al lancio lungo su Jeffery, ampiamente coperto da Grimes.
Dal punt successivo (possesso durato appena 1’25’’) praticamente Chicago è sparita dalla partita.
Poco da dire su quanto dichiarato dal furente Brandon Marshall: una squadra come Chicago che segna 14 punti ha un problema.
Un problema grave. Sui ricevitori c’è poco da dire: Jeffery, Marshall, Forte e Bennet rappresentano forse il pacchetto mediamente più affidabile di tutta la NFL. Eppure, i risultati sono stati a dir poco deludenti. Cutler non è in partita: ok, va bene. Ma niente toglie che si può giocare di corsa, soprattutto con un Matt Forte che nelle ultime settimane sembra veramente “on fire”.
Questa è la critica più grossa che i tifosi di Chicago muovono verso Trestman, e francamente non vedo come potrebbe essere diversamente. Già l’anno scorso, quando a Cutler è stato adeguato il contratto portandolo a livello di quello di un top QB (accorgimenti che, da tifoso Bears e ammiratore di Cutler, trovo io stesso almeno “esagerato”) in molti sono rimasti un po’ interdetti, e già questa scelta probabilmente ha un po’ incrinato la posizione di Trestman (a fronte, tra l’altro, di un passaggio ai playoff sfumato all’ultimo minuto contro i Packers).
Riconosciamolo: Cutler non è un top QB. Ma questo non vuol dire, e non può voler dire, che la squadra possa mettere in campo prestazioni come quella di ieri sera. Imbarazzante l’intercetto subito da Jones (anche stavolta su 3rd e 2 dopo una delle rare corse di Forte): pallone che nel migliore dei casi sarebbe capitolato con un incompleto comunque imbarazzante.
Comprensibile, dicevo, il dissenso di Marshall per la gestione del pallone e degli schemi: avere un pacchetto così affidabile di ricevitori non può diventare un elemento penalizzante, è il colmo. Notare ad esempio il pallone verso Marshall al 11’ del 2° quarto, o sempre verso Marshall al 6’ del 3°. Nel secondo caso come da prassi il mezzo miracolo c’è stato, nel primo no.
Ma come possiamo attribuire ai ricevitori queste situazioni?
La sensazione è stata che in molte situazioni Cutler abbia quasi ignorato il gioco, lanciando “ad occhi chiusi” verso le zone designate non curante della disposizione della difesa avversaria. Scelta che puzza molto di harakiri anche contro le squadre più in crisi.
Ma non è solo questo: tutta la tifoseria Bears (e non solo) si chiede come mai ci siano così poche corse, soprattutto in serate come ieri. E in generale il sentimento di poca fiducia nei confronti di Trestman sembra che si stia diffondendo ancora di più: addirittura fra i commenti “live” durante la conferenza di oggi qualcuno dubitava delle sue qualità in NFL rimandando la memoria ai campionati canadesi e insinuando il dubbio che forse l’head coach non sia all’altezza.
In tutto questo, la difesa non sembra fare progressi: in ottima giornata Ratliff, qualcosina anche si è rivisto da Houston. Non pervenuto, purtroppo, Jared Allen. Sembrano affievolirsi le speranze che dopo Arizona si sia sbloccato.
Jennings e Fuller non particolarmente brillanti, il primo si addormenta sul 2° touchdown di Miami (Wallace) mentre il primo, sfortunatamente, scivola lasciando Clay praticamente da solo in end zone. E come sempre piove sul bagnato: il rookie subisce anche un doppio infortunio (dolore all’anca e un generico “mano rotta” rilasciato da Chicago) e non si sa ancora per quanto tempo dovrà rimanere fuori.
Con Tillman già infortunato e una difesa che dall’anno scorso non sembra aver fatto alcun progresso sembrano non esserci presupposti per un miglioramento. La difesa, così come nelle altre partite, è molto larga, soprattutto nei passaggi lunghi, che spesso arrivano ai ricevitori avversari che si trovano puntualmente isolati.
Se Trestman è criticato con qualche remora, Tucker è praticamente ai ferri corti con la tifoseria: la difesa non va, e nonostante il lavoro di questa estate non si apprezzano i progressi. E lui è ritenuto senza mezzi termini la causa principale dei limiti che questa difesa dimostra.
L’unica forma di sollievo sembrano essere Ferguson, Ola e Fuller, che sebbene rookie, non si dimostrano inadeguati e sembrano piuttosto ben inseriti nell’organismo della squadra.
Nota “curiosa”: non solo la squadra non è stata all’altezza domenica: anche il terreno del Soldier Field. A tratti è sembrato di vedere i giocatori mantenere a stento l’equilibrio. I casi più eclatanti sono stati sicuramente la caduta di Fuller nel touchdown di Miami e la corsa rovinosa di Tannehill a 10’33’’ del 1° quarto.
Concludo con una mia riflessione personale:
a differenza di molti tifosi Bears come me, io ho ancora fiducia nella squadra. I problemi sono evidenti, e lavorare per risolverli o limitarli è un prezzo che la squadra deve avere il coraggio di pagare. Con sudore ed impegno.
In fondo preferisco arrivare ai playoff (e magari, con molta fortuna, al Super Bowl) stendando ma riuscendoci, piuttosto che arrivare in finale da favorito e crollare come Denver l’anno scorso.
All’inizio dell’anno non ero fra coloro che ci vedevano già vittoriosi: ero convinto che tutto fosse da dimostrare.
In fondo quella dei Bears è una scommessa: se vince, chi ha scelto il rinnovo di Cutler, le cessioni (come Julius Peppers), l’acquisto di Allen e le scelte al draft avra gloria e amore, se perde, si spera non ci saranno ulteriori scuse o seconde (terze? quarte?) possibilità, perché francamente la tifoseria Bears qualche soddisfazione se la merita.
– Luca Chiavacci –

