Big Blue Back at School (mid-term evaluation)
Con il bye in week 8 si conclude (quasi) la prima metà di stagione ed arriva il secondo appuntamento con “Big Blue back at school”.
Chi ha studiato? Chi ha la giustificazione firmata? Chi invece il giorno dell’interrogazione si è finto malato lasciando il termometro sul termosifone? Anche questa volta proverò a dare qualche risposta, assegnando dei voti da 10 ad 1 ad un campione di giocatori e situazioni esplicativo della situazione attuale dei Giants.
(La simpatica foto di copertina ritrae i nostri rookie intenti a dedicare il proprio giorno libero alla festa di Halloween dell’ospedale pediatrico. In un periodo in cui l’NFL è spesso attaccata dai media per atti di violenza e criminalità, e’ bello constatare che dietro l’immagine dei giocatori “duri”, con casco e paraspalle il giorno della partita, ci siano anche delle persone che regalano il loro tempo libero a chi è meno fortunato. Quindi un primo meritato 10 va a tutti i nostri rookie. Ndr)
10 a Odell Beckham Jr.
E’ sicuramente presto per dirlo, ma con il rookie da LSU la sensazione è quella di aver fatto jackpot. Velocità, separazione, catch radius, presa ferrea, il ragazzo sembra avere tutte le carte in regola per poter diventare un elite player nel ruolo.
Tre partite, tre touchdown e CB di Falcons, Eagles e Cowboys in marcatura su di lui sistematicamente ridicolizzati. Eppure, vale la pena fare un riassunto, il nostro giovane WR, a causa di un infortunio con relative ricadute, ha saltato tutta l’offseason ed ha avuto occasione di allenarsi per la prima volta con Eli solo quattro settimane fa.
Sean Ryan (il coach dei WR) lo ha promosso sul campo: “complimenti, il tuo anno da rookie è finito, ora sei un veterano”. A questo punto le aspettative su di lui sono altissime. Sky’s the limit.
9 a Jerry Reese
Se le ultime due stagioni sono state esattamente l’opposto di quello che ci aspettavamo, una buona fetta di responsabilità ce l’ha il nostro GM, miope nel capire che la squadra che aveva appena concluso un incredibile ciclo vincente, culminato nel secondo SB, aveva bisogno di un radicale rinnovamento, sulla sideline come in campo.
Pur con due anni di ritardo, questo rinnovamento è iniziato: FA, per quello che si poteva fare, praticamente perfetta (sia in entrata sia in uscita) e OC cambiato. Di più non si poteva pretendere.
Decisivo per l’assegnazione di un voto così alto è stato il draft dell’anno scorso: Pugh, Hankins, Moore; nel post-draft non gli davamo una lira, invece hanno dimostrato di poter essere tutti e tre solidi starter e forse anche qualcosa di più.
Poi chissà, magari fra un po’ di anni invece parleremo del draft del 2014 come del suo capolavoro.
8 a Jason Pierre Paul
Rispetto alla scorsa puntata JPP guadagna ben due voti. Perché? Perché JPP è tornato. Ed è tornato in grande stile. Incontenibile contro le corse (37 placcaggi, un numero mostruoso per il suo ruolo), gli contestavo di non riuscire ancora a portare pressione sul QB come in passato. Chiediamo a Jake Matthews e Tyron Smith se lo pensano anche loro. Generalmente i numeri non dicono tutto, nel suo caso mentono spudoratamente. Quello che le statistiche non ci dicono è che JPP è un giocatore dominante come solo pochissimi altri nella lega. Kraken unleashed.
7 (e mezzo) ai TE
La sorpresa della stagione è sicuramente Donnell, che sembra avere tutte le carte in regola per diventare una star del ruolo (se non fosse per i tre fumble persi, avrebbe meritato un voto più alto).
Se però andiamo a vedere chi guida i Giants per TD ricevuti, con quattro segnature (pari a quelle del buon Larry) spunta il nome di un altro TE: Daniel Fells. Nell’NFL dal 2006 e l’anno scorso fuori dai giochi, è arrivato a New York durante l’offseason e si è affermato come un solidissimo red-zone target: se, incredibilmente, siamo tra le migliori squadre in questa porzione di campo (il problema è arrivarci, ma questo è un altro discorso) il merito è in gran parte suo.
Mezzo voto in meno al reparto perché Robinson continua a non essere un fattore.
6 (e mezzo) al playcalling offensivo
Il giudizio complessivo è sicuramente positivo, McAdoo ha ridato nuova linfa all’attacco. Però siamo ancora in fase di apprendimento e di conseguenza vengono commessi degli errori, talvolta piuttosto grossolani. Ad esempio nelle situazioni di terzo e lungo, che troppo troppo spesso abbiamo tentato di convertire con delle corse centrali (penso che Peyton Hillis, con l’aiuto della defensive line avversaria, abbia fornito più che sufficienti conferme del principio dell’impenetrabilità dei corpi). Dopo anni di Gilbride non avrei mai pensato di ritrovarmi a dirlo: il nostro OC, bravissimo a gestire l’attacco, deve imparare a osare.
5 come gli intercetti di Eli
Mi rifiuto di considerare il TD di Randle come un intercetto, quindi da ora in poi gli intercetti di Eli saranno quattro. Ed anche di questi quattro (tutti nelle prime due week, quando l’attacco ancora doveva iniziare a dare i primi segni di vita) solo due, al massimo, sono colpa sua.
Eli nelle ultime cinque partite ha lanciato undici (ma sarebbero dodici) TD e 0 intercetti: se la stagione fosse iniziata in week 3, solo il fratello Peyton ed Aaron Rodgers (con 13) e Roethlisberger (con 14) avrebbero un differenziale TD/INT migliore.
I lettori più attenti si ricorderanno che anche nella scorsa puntata di “BigBlue Back at School” questo voto venne assegnato agli intercetti di Eli. Nemmeno in questo caso il voto negativo è per Eli (lui e le sue caratteristiche espressioni meriterebbero sicuramente un voto molto più alto), ma è destinato a chi continua a sottovalutarlo e non vuole riconoscere che non può essere lasciato fuori dalle discussioni sui migliori nel ruolo. Le squadre che non firmerebbero per avere un QB che con loro ripercorra la storia che Eli ha avuto con noi, probabilmente si contano sulle dita di una mano.
4 al trash talking
A tal proposito vorrei raccontarvi di quando, da bambini, un mio compagno di classe, durante una gita in campagna, mi prese in giro per aver accidentalmente calpestato con le scarpe da ginnastica dei minuscoli escrementi di capra. Lui indossava dei sandali e cinque minuti dopo siamo andati a vedere le mucche.
La morale è: il trash talking fa colore, riempie pagine di giornali, infiamma l’ambiente. Poi però se non vinci…
3 al duo Mathias Kiwanuka e Markus Kuhn
Kiwi sembra una di quelle vecchiette che vanno ogni giorno al supermercato ed ogni volta cercano di raggiungere la scatola di fagioli dello scaffale più alto (scena che si conclude con l’immancabile “tu che sei così alto…”, rivolto ad ogni persona più alta di 1 m e 65 cm). Bisogna riconoscergli il merito di scendere in campo con impegno, però è evidente come abbia finito la benzina. Se ha messo a referto 1.5 sack è solo perché per 1.5 volte JPP gli ha spinto addosso il QB avversario.
Kuhn invece, pur essendo molto simpatico, è semplicemente scarso. A 28 anni ancora non ha dimostrato nulla, eppure ancora una volta ha trovato posto in squadra (ve lo ricordate Quarles, il promettente undrafted che abbiamo lasciato andare via per tenere il tedescone? In due partite giocate ha messo a referto più sack, uno, di quanti ne abbia Kuhn nell’intera carriera, zero) e la domenica è parte delle rotazioni difensive, al posto del promettente Bromley.
2 a Perry Fewell
Diretta conseguenza di quanto scritto sopra. Il nostro DC deve essere un grande conoscitore ed estimatore del prosciutto. Infatti ne ha sempre due fette belle spesse davanti agli occhi.
Gestione della defensive line, dei linebacker, delle safety…a questo punto, mi dispiace per chi apprezza il suo operato, sto iniziando a convincermi che la difesa funzioni nonostante e non grazie a lui.
1 agli infortuni
Se fossi un ortopedico, cercherei immediatamente di trasferirmi a New York. Da un paio di anni da quelle parti si lavora un sacco. Anche troppo.
Appuntamento a fine stagione…escludendo eventuali test a sorpresa!


