Five keys to success: Indianapolis [email protected] York Giants preview

Con l’arrivo della squadra di Indianapolis a NY, inizia il tour de force dei Giants, che nelle prossime quattro settimane affronteranno anche Seahawks, 49ers e Cowboys.

Lunedì notte affronteremo una squadra scottata dalla bruciante sconfitta in casa degli Steelers, difficilmente quindi i Colts si faranno trovare impreparati per la seconda volta consecutiva e saranno desiderosi di riscatto. Anche questa volta, inutile negarlo, partiamo sfavoriti. La squadra di Pittsburgh, capace di interpretare il football nella sua quintessenza, ci ha però regalato un’importante suggerimento: se vuoi vincere una partita prima di tutto devi proteggere il tuo qb ed attaccare quello avversario. E se domini le trincee è più facile sezionare l’avversario insistendo sui suoi punti deboli. Anche se sulla carta sei sfavorito.

Posto quindi che le prestazioni di linea offensiva  e difensiva saranno cartina tornasole di un eventuale vittoria o sconfitta, proviamo a vedere quali potrebbero essere quelle condizioni che, se favorevoli, potrebbero regalarci il successo.

 

1. Non concedere big plays

Il vero tallone d’Achille della nostra difesa. Nella stagione in corso non c’è stata partita nella quale non abbiamo subito almeno un TD grazie ad un big play avversario. In almeno un paio di casi questo è successo in un momento decisivo della partita, causando di fatto la nostra sconfitta.

Key Giant to watch: Jayron Hosley

Caso voglia che il discontinuo ed inaffidabile Hosley (che con Thurmond e McBride sani non avrebbe nemmeno trovato spazio a roster) si troverà a difendere spesso e (mal)volentieri su TY Hilton, una macchina da big plays, capace finora di ricevere oltre 100 yarde a partita.    Sulla carta è un duello dall’esito già scritto, l’unica speranza è che Fewell si inventi qualcosa (intanto recuperare almeno Rodgers-Cromartie non guasterebbe).

 

2. Non basta correre, bisogna correre bene

Se la difesa avversaria riesce a privare l’attacco di una delle sue due dimensioni, la partita per chi attacca si fa in salita. Ma se a vedersi privato di una delle due dimensioni è un attacco dall’equilibrio precario come il nostro, allora la salita diventa in un attimo la parete Sud del K2.     OL, RB e playcalling devono funzionare al meglio. Nelle ultime due partite c’è sempre stato almeno uno di questi tre elementi non sincronizzato con gli altri ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Key Giant to watch: John Jerry    

Molto buono, oserei dire ottimo, in pass-blocking. Molto male in run-blocking. Chi per un motivo e chi per un altro, entrambe le nostre guardie hanno avuto alti (a tratti anche molto alti) e bassi.

Schwartz, che ancora sicuramente  non sarà della partita, è sulla via del rientro e lo staff dovrà decidere chi gli farà posto. Se le premesse dell’offseason verranno mantenute, una volta rientrato dovrebbe giocare LG a scapito quindi del rookie Richburg. Le pessime prestazioni sulle corse di Jerry, però, potrebbero indurre Coughlin a spostare Schwartz a RG (suo ruolo naturale) per sfruttare le sue eccellenti doti di run-blocker. Verosimilmente questa partita sarà decisiva per decidere chi farà spazio a chi. Fossi in Jerry non dormirei sonni tranquilli.

 

3. Attenzione alle vecchie conoscenze

Nelle file dei Colts militano due ex-Giants eccellenti: Hakeem Nicks ed Ahmad Bradshaw. Il primo arrivato quest’anno tra proclami di rinascita, il secondo l’anno scorso piuttosto in sordina. Se Nicks è stato assolutamente un non fattore e sta precipitando nelle gerarchie del reparto, Bradshaw si è rapidamente ritagliato un ruolo decisivo (già 8 TD all’attivo) nell’attacco di Indianapolis. Inutile dilungarsi sulle caratteristiche del nostro ex RB, lo conosciamo alla perfezione e sappiamo quanto possa essere pericoloso quando in forma (ed è proprio il suo essere injury-prone è il motivo principale per cui lo lasciammo partire, decisione al tempo tutto sommato giusta ma della quale è lecito un po’ pentirsi).

Key Giant to watch: Devon Kennard

Il rookie draftato al quinto giro da USC è stato una delle più grandi sorprese (insieme a Washington) dell’offseason. Prima di essere frenato da un infortunio, con le sue performance in camp e pre-season si era guadagnato prima un posto nella squadra titolare e poi le attenzioni degli addetti ai lavori, che lo avevano etichettato come uno dei prospetti più interessanti. L’infortunio poi ha un po’ smorzato l’entusiasmo che si stava creando intorno a lui, ma ora che è sulla via del recupero, complice l’infortunio di Beason, è molto probabile vedere lui prendere il posto di McClain (spostato a MLB) sullo strong side.

Il reparto LB verrà messo a dura prova, il RB è un elemento chiave dell’attacco dei Colts, sia nelle corse sia nel gioco aereo. Il (probabile) terzetto Williams-McClain-Kennard non avrà un attimo di respiro.

 

4. La partita sarà molto difficile, la sideline non deve rendere le cose ancora più complicate

Personalmente ritengo che alcune delle decisioni prese in partita dalla sideline, tanto in attacco quanto in difesa (per non parlare degli special team), siano state più che discutibili. E noi non siamo una squadra così forte da poter vincere se non si rema tutti nella stessa direzione.

Key Giant to watch: Ben McAdoo

Nelle ultime partite troppi drive sono stati gestiti male, molto spesso a causa di chiamate pericolosamente simili a quelle non rimpiante di Gilbride. Per dire, personalmente sarei molto contento se non vedessi, più di una volta nella stessa partita, Hillis a testa bassa per tentare di convertire un 3&20 con una corsa centrale. Questa è una di quelle giocate che hanno scritto in fronte “Coughlin” a caratteri cubitali (d’altronde Gilbride se lo scelse lui e forse, potendo, preferirebbe averlo ancora intorno). McAdoo a questo punto deve far giocare la squadra come crede, prendendo in mano le redini del gioco e, se possibile, facendo finta di non sentire i suggerimenti in cuffia da parte dell’HC.

 

5. Non correre rischi inutili

Perché va bene cercare di guadagnare quella yarda in più che poi potrebbe risultare decisiva, però la palla non la devi perdere nemmeno se vieni caricato da una mandria di gnu. Invece troppe volte quest’anno (con Demps, Parker, Donnell, l’elenco è lungo…) l’extra-effort si è trasformato in un turnover. Se vogliamo cercare di vincere, non possiamo permetterci di regalare possessi agli avversari.

Key Giant to watch: Larry Donnell

Il nostro TE finora ha giocato in modo egregio, ma non privo di difetti e guardando le sue statistiche ne troveremo tre: i fumble persi, due sanguinosissimi contro i Cowboys.  La “ball security” è un aspetto del gioco su cui deve lavorare molto ed al più presto; un giocatore del suo calibro e della sua stazza non può farsi strappare di mano la palla dai DB avversari, che mediamente misurano quanto la sua coscia.