NFL Week #9: Luca Barbieri intervista Andrea Princigallo

Questa settimana il blog True Blue ha intervistato, per mano di Luca Barbieri, il nostro carissimo Andrea Princigallo per la delicata sfida tra i Dallas Cowboys e gli Arizona Cardinals. Ne riportiamo una parte:

Ciao Andrea e grazie per la tua disponibilità, iniziamo subito con le domande: ottimo avvio di stagione per i tuoi Cardinals, 6 vittorie e 1 sconfitta patita contro i temibili Broncos di Payton Manning. Le vittorie però sono giunte contro avversari altrettanto temibili come Chargers, 49ers e Eagles. Raccontaci un po’ quest’avvio di stagione.

Grazie a te Luca e a True Blue per lo spazio che mi state concedendo. Un avvio di stagione a dir poco straordinario e quantomeno inaspettato per i Cardinals. Credo che la chiave di lettura stia nella fine della stagione passata. Vincere dieci partite e restare a casa a Gennaio è frustrante ed ha influito sulla percezione che tutti nell’organizzazione hanno di queste prime gare. Bisognava partire forte senza concedersi cali di concentrazione come invece avvenne nel primo anno dell’era Arians, il 2013. Il risultato di 6-1 è quanto di meglio potevamo aspettarci, in molti non pronosticavano più di 4-5 vittorie in questa prima metà di stagione. L’entusiasmo che ne è derivato ha favorito anche il superamento di momenti difficili, come gli infortuni a Campbell, Mathieu e Dockett, la sospensione di Washington e la perdita di un altro leader della difesa come Dansby. E ovviamente dall’altro lato della palla, la perdita per alcune gare di Carson Palmer e Drew Stanton. Questo mi fa credere che la squadra abbia molta convinzione nei propri mezzi carburata dalla filosofia del nuovo coaching staff. “Next man up”, sia sempre pronto il prossimo a prendere il posto di un assente inaspettato e ci metta la stessa convinzione. Questa caratteristica ci ha portato a vincere molte gare con scarti ridotti senza brillare particolarmente. Ad ulteriore riprova, i Cardinals sono una delle squadre con il margine di punti segnati nell’ultimo quarto più alto della lega. Segno che la squadra ci crede fino all’ultimo, sempre. Certamente dovremo mettere in campo queste doti contro Dallas. Se non giochiamo con concentrazione massimale per 60 minuti, non saremo in grado di vincere in Texas. Non possiamo permetterci di giocare demotivati, magari distratti dalle notizie che arriveranno dall’infermeria dei Cowboys.

Non si può parlare di Arizona e non nominare Bruce Arians. Arrivato nel deserto senza una grossa esperienza da Head Coach ha preso questa team e in pochissimo tempo gli ha dato un attitudine vincente. In molti lo indicano come il candidato forte al premio di “Coach of the year”, cosa pensi di del vostro HC e quali sono i suoi principali meriti.

L’esperienza pregressa da Head Coach conta fino ad un certo punto. Se hai uno staff in cui credi, e nella tua carriera ne hai viste già tante da coordinatore, il passo non è così proibitivo. Arians aveva dimostrato buone cose già con Indianapolis quando aveva sostituito Chuck Pagano. Poi l’esperienza decennale da coordinatore lo ha reso pronto alla prima chiamata da HC che fortunatamente è arrivata da Glendale. Di Arians non posso che parlare bene. Un allenatore con una filosofia offensiva chiara, con una gestione della squadra estremamente meritocratica che tira fuori il meglio dai giocatori. Un esempio di questo è l’utilizzo di Larry Fitzgerald, che nonostante sia una leggenda vivente nell’organizzazione è stato trattato come qualsiasi altro giocatore, anzi addirittura ha visto diminuire il numero di lanci a lui destinati durante la gara. Il tutto per favorire i compagni e portare la squadra ad un risultato collettivo positivo. Questo è il merito principale di Arians, cioè aver stabilito nella squadra una mentalità competitiva. Quello che si ottiene la Domenica si guadagna ogni giorno con la costanza negli allenamenti durante la settimana. Un’altra abilità di Arians sta nel chiamare le giocate dalla sideline. Intendiamoci, il gioco di Arians non è innovativo, non usiamo “packaged plays” o gioco in option, per fare qualche esempio vicino alla realtà divisionale dei Cowboys, ma la sua filosofia aggressiva ci ha portato a vincere molte gare, l’ultima proprio contro gli Eagles.

Nonostante il vostro QB Carlson Palmer abbia dovuto saltare qualche match e un Ellington tenuto a mezzo servizio, l’attacco di Arizona si è sempre dimostrato in grado di colpire al momento giusto. Quali sono le peculiarità di quest’attacco?

Arians ha cambiato approccio in questa seconda stagione in Arizona. L’anno scorso Arians voleva proporre una vertical offense con fondamenti di power run, ma come al solito ogni coach, per quanto bravo, deve scontrarsi con il materiale umano a disposizione. La linea offensiva di Arizona è sempre stata una delle peggiori nella lega, inutile negarlo. Ed aprire varchi centrali per le corse erya difficile anche per un RB potente come Mendenhall. Senza questo fondamento credibile di gioco su corsa le squadre avversarie si sono concentrate di più sulla copertura del gioco aereo nel 2013, di fatto non abboccando più alle play-action che servivano ad allungare il campo e concentrando tanti uomini sui nostri target principali, Floyd e Fitzgerald. Questo si è inevitabilmente tradotto in turnover evitabili da parte di Palmer costretto a lanciare in situazioni non ideali. Nel 2014 Arians ha deciso di abbandonare quasi del tutto questa power run per concentrarsi su un gioco leggermente più arioso, aperto, con l’utilizzo frequente di formazioni con bunch di 3 ricevitori su un solo lato. L’utilizzo di un RB elusivo come Ellington ha incoraggiato di più le corse esterne coadiuvate dai bloccaggi dei TE “pesanti” e le ricezioni fuori dal backfield che l’anno scorso erano state meno frequenti. La pescata al draft di John Brown ha dato una dimensione nuova al gioco sui passaggi, ciò permette a Palmer di esplorare anche il terzo livello della difesa avversaria e non consente alle squadre avversarie di affollare eccessivamente il box. Quello che impressiona è la varietà delle soluzioni a disposizione: gioco verticale e screen pass su Brown, ricevitori di possesso come Floyd e Fitzgerald, TE versatili che possono bloccare e ricevere allo stesso modo, e una nuova dimensione all-around con un jolly come Ellington. Chiaro che una difesa non possa coprire tutte queste situazioni. Per esempio contro i Chargers, due grandi giocate sono venute da una bunch formation, con una wheel route corsa da Fitzgerald e da uno screen su John Brown. Contro i 49ers e contro gli Eagles il fattore decisivo è stata una bomba in profondità su Brown. E quelle poche volte che l’attacco non ha prodotto come ci si aspettava, la difesa ha fatto quel qualcosa in più per indirizzare la gara verso binari favorevoli.

 

Per l’intervista completa, vi rimandiamo a True Blue Blog.