NFL Week #10: il massacro del Lambeau Field

Non si intravede luce infondo al tunnel che sta percorrendo Chicago.
E’ inutile parlare di yard, corse, lanci, quarterback e secondarie… tutto inutile. I Bears erano andati in Bye con una serie di sconfitte sul groppone difficili da digerire, promettendo che la pausa avrebbe portato nuova luce nel cuore dei fans. Tutto falso.

55-14 Green Bay, il tabellone è chiaro; e non è il caso di contestarlo con il classico “leggiamo meglio la partita”. La sfida giocata dai Bears, infatti, si riduce a quanto di più lapalissiano possibile: l’attacco non segna, la difesa non contiene. Punto.

Di anni sterili in attacco, a Chicago, ne abbiamo visti anche troppi. Sapere di non poter andare oltre ai due-tre TD a partita è storia vecchia, con la differenza che ora la franchigia Navy&Orange può contare su una linea discreta, su due WR al top della lega e un RB che di più solidi è difficile trovarne; il tutto guidato da uno dei QB con le skills personali migliori degli ultimi anni e uno stipendio da paperone del football.

Insomma, uno di quelli che ti deve sfornare touchdown a profusione. E invece non lo fa.Perché? Sembra quasi difficile dirlo: Jay Cutler ha tutto, sulla carta. Ecco, appunto, la carta, un pianeta profondamente diverso da quello del campo. Qui il QB #6 dimostra di non esserci, di non avere quel qualcosa che giustifichi lo stipendio e la fiducia concessigli. All’inizio non aveva i ricevitori, poi non aveva la linea, infine non andava bene il coaching Staff, troppo dannatamente difensivo; bene, ora che tutto, dopo anni, è stato regolato, si finisce per andare a perdere due Derby su due, a segnare 23 punti da New England e ben 14 a Green Bay, a ritrovarsi con uno degli attacchi più sterili della NFL.

Ma torniamo per un attimo a quegli anni, in cui non si produceva certo di più. I tifosi Bears ricordano bene come non si riuscisse ad andare oltre i 14-21 punti a partita, ma ricordano anche come si faceva a godere di certe sconfitte; si perché, oltre a segnare poco, la squadra faceva segnare poco, tant’è che ogni QB e RB che veniva al Soldier Field o si trovava in casa propria gli Orsi, si vedeva dimezzare le statistiche. Magari portava a casa il match, ma sputando sangue e sudore. Chiedere ai vari Peterson, Megatron, Rodgers e Brees.

Ora, invece, si gioca contro i Bears per tirar su numeri da alieni, per far schizzare le proprie stats alle stelle, per far fare il colpo grosso a quei volponi che ti hanno scelto al Fantasy. Il perché è presto detto: la difesa non esiste. Tra infortuni, giocatori evaporati e chiamate alla stregua del demenziale, il reparto difensivo di Chicago s’è ridotto a qualcosa che non s’era forse mai visto nella Windy City.

Anzi, leviamo il forse: 51 e 55 punti subiti in due partite consecutive non si erano mai visti davvero. Niente linea, niente LB, niente secondarie; gli avversari corrono in mezzo e all’esterno, lanciano sul medio e sul lungo, da tutta la stagione. A parte il buon lavoro di qualche Rookie e qualche sprazzo di bel gioco, per il resto non si vedono blocchi, non si vedono placcaggi, non c’è pass-rush. Uno spettacolo osceno.

Certo quando basi una squadra sul “segnare sempre più degli altri” invece che sul “concedere il meno possibile” e poi non segni niente, qualcosa di strano c’è.

Ma allora chi deve finire sulla graticola? Nell’ambiente cittadino sta iniziando a serpeggiare uno slogan piuttosto chiaro: “Fire Everyone”. Licenziamo tutti. A partire, ovviamente, dal Coaching Staff: come può un pool di allenatori della NFL non riuscire a sfruttare l’immenso potenziale del roster Navy&Orange? Come possono giocatori del calibro di Jared Allen e Jay Cutler guadagnare così tanto e produrre così poco?

L’opinione di molti fan, e di chi scrive, è che se non tutti, bisogna licenziarne molti; Tucker e Trestman in prima fila. Di giocatori da tenere ce n’è, eccome: Brandon Marshall, Alshon Jeffery, Matt Fortè, Kyle Long, Jermon Bushrod, Jordan Mills, Ego Ferguson, Willie Young, Kyle Fuller e pochi altri. Per il resto, al netto degli infortuni, c’è poco da fare: bisogna rivoluzionare.

Poi certo, in campo c’erano anche GB e Aaron Rodgers. Soprattutto Rodgers che, come Tom Brady due settimane fa, beneficia dell’Effetto Bears per tirar su numeri da supercampione.
Lui, che supercampione lo è davvero e lo è sempre, non ha mai messo in dubbio i suoi meriti contrattuali: proprio come il rivale in forza ai Patriots, ogni volta prende in mano una squadra priva di molti big players (nel suo caso, parliamo anche di un Coaching Staff non proprio elitario) e la porta in alto, a contendersi la Division.

Potremmo contare quanti completi hanno messo lui e Cutler, quante yard hanno lanciato e quanto han fatto correre la palla, ma non mi interessa. Non interessa più a nessuno, perché il #12 e la sua franchigia hanno dominato una squadretta che non si merita molto, se non due sonori schiaffi, sperando che portino da qualche parte. Ieri Aaron ha avuto vita facile; nel massacro del Lambeau Field i numeri non servono, bastano le parole.

 

– Nicholas J Hook –