Il caso Jovan Belcher e lo spettro della CTE

La notizia non è nuova, è chiaro, ma occorre una riflessione su come è stata utilizzata. Periodicamente si torna a parlare di correlazioni tra gioco del football e danni cerebrali, e di conseguenza di comportamento assolutamente fuori dal comune. Come successe il primo dicembre 2012 quando il LB dei Kansas City Chiefs, Jovan Belcher, uccise la sua compagna 22enne Kasandra Perkins e poi si sparò nel parcheggio del centro sportivo dei Chiefs, di fronte all’allora DG Scott Pioli ed all’allora allenatore Romeo Crennel.

Un nuovo test sui resti del giocatore, effettuata due mesi fa, ha riscontrato danni cerebrali, segni di encefalopatia traumatica cronica (CTE), la malattia degenerativa del cervello che viene riscontrata su alcuni atleti con una storia di lesioni cerebrali ripetute. Jovan Belcher all’epoca aveva subito una concussion proprio due settimane prima.

L’esame è stato eseguito lo scorso dicembre, su richiesta degli avvocati di Zoey Belcher, la figlia di Jovan Belcher e Perkins. I risultati, inviati nel mese di febbraio agli avvocati e rilasciati ai media ad inizio ottobre 2014, hanno mostrato segni di CTE, disturbo che è stato trovato anche in ex giocatori NFL come Junior Seau e Dave Duerson, entrambi morti suicidi. Conclude il rapporto:

“I risultati al microscopio di grovigli neurofibrillari nel giovane sono pienamente coerenti con la presentazione patologica di encefalopatia traumatica cronica (Chronic Traumatic Encephalopathy) così come riportato nella letteratura medica”

La madre di Belcher, Cheryl Shepherd, che all’epoca dei fatti stava occupandosi della figlia dei due, Zoey, ha intentato una causa a dicembre presso la Jackson County Circuit Court a Kansas City, incentrata sul fatto che suo figlio fu sottoposto a “traumi cranici ripetitivi”, e che i Chiefs non fornirono cure mediche adeguate prima del tragico omicidio-suicidio.

Tale causa ed altre simili (oltre trenta, molte delle quali di ex giocatori Chiefs) sono state rimandate al tribunale federale e, successivamente, sospese, in attesa dell’approvazione di un accordo da 765 milioni dollari tra la NFL e gli attori di diverse cause simili. Dirk Vandever, uno degli avvocati dei tre studi legali che rappresentano ricorrenti contro i Chiefs, ha dichiarato che gli stessi studi hanno rilasciato il referto dell’autopsia ora a causa di una maggiore consapevolezza sugli abusi domestici da parte di giocatori NFL dopo gli incidenti che hanno coinvolto grandi nomi come Ray Rice e Adrian Peterson. Ken McClain, il cui studio è anch’esso coinvolto nelle cause contro i Chiefs, ha detto che i risultati dell’autopsia sostengono quello per cui i ricorrenti si sono rivolti alla legge: che ripetuti traumi cranici possono causare ai giocatori eccessi di aggressività e perdita di controllo dei loro impulsi. In una dichiarazione, la NFL ha riferito:

“La NFL ha una lunga storia di cambiamenti nelle regole del gioco per renderlo più sicuro sul campo, fornendo ai giocatori le migliori cure mediche, e l’aggiornamento dei protocolli sulla diagnosi delle commozioni, il trattamento dei traumi, ed il ritorno in campo dopo una commozione cerebrale”

Il 9 giugno 2011, la Boston University ha annunciato che alcuni suoi ricercatori si sarebbero occupati di studiare due cervelli per capire meglio le dinamiche degli infortuni alla testa nello sport. I due encefali in questione sono quelli di John Henry Johnson, Fullback #35. 49ers, Steelers, Lions ed Oilers. All of Fame dal 1987, costretto negli ultimi anni della sua vita su una sedia a rotelle a causa di una sospetta encefalopatia cronica da trauma; e Fletcher Joseph “Joe” Perry, Fullback #34. Una vita per i 49ers, 3 volte probowler, All of Fame nel 1969, spentosi qualche settimana prima del compagno in Arizona, per le complicazioni di una demenza collegata ai traumi sportivi subiti. Sono due dei quattro ragazzi che hanno formato il secondo formidabile Million Dollar Backfield della storia, detto anche Fabulous Foursome, ovvero quello di San Francisco tra il 1954 ed il 1960. I loro traumi e la loro fine, cercherà di dare ulteriori spiegazioni alla correlazione tra il gioco e l’encefalopatia traumatica, non limitandosi ad un mero aspetto di risarcimento danni.

Rimane una domanda, che non riguarda di certo l’aspetto medico: i risultati sono stati rilasciati solo ora all’opinione pubblica per “una maggiore consapevolezza sugli abusi domestici da parte di giocatori NFL” o perchè gli abusi saltati fuori negli ultimi tempi potrebbero fare da cassa di risonanza a cause di più piccola entità e, magari, dimenticate dalla stampa come quella di Belcher? Dubito si tratti solo ed esclusivamente della prima opzione.