Analisi dal Lato Oscuro Week #12: Kansas City Chiefs VS Oakland Raiders
La cosa più bella dell’NFL è che non esistono certezze. Sulla carta, una squadra da 0-10 contro un’altra da 7-3, non ha praticamente speranze, specie se quelle squadre sono gli Oakland Raiders e i Kansas City Chiefs. Durante tutti questi giorni che hanno preceduto la partita, le varie analisi riguardo i diversi match-up pendevano sempre verso la squadra del Missouri, ed è per questo che quel 20-24 per la squadra di casa suona ancora più dolce. Chi l’avrebbe mai detto, i Raiders hanno vinto la loro prima partita, e l’hanno fatto con stile e in maniera convincente.
Una squadra nuova in campo, diversa negli sguardi e diversa nell’atteggiamento, ed è proprio questo che ha fatto la differenza alla fine dei 60 minuti.
Buttiamoci subito sull’analisi di questo incontro, cercando di scavare a fondo sui cambiamenti che hanno portato la prima W della stagione.
OFFENSE
È ormai appurato che se c’è un running game che funziona, i Raiders possono essere pericolosi. Quando la pressione non è tutta su un povero rookie, e il playbook può essere usato tutto perché per una volta le play-action possono essere vendute, il controllo del game clock diventa realtà.
Derek Carr ha avuto alti e bassi, ma in linea generale la sua prestazione ha influenzato molto la gara. Per via di questa ambivalenza, volevo spendere due parole riguardo i “due QB” che abbiamo visto scendere in campo: il primo è il Carr con un running game su cui poter contare (quando c’erano quindi Latavius Murray o Marcel Reece in campo), mentre il secondo è il Carr con i soliti McFadden ed MJD alle spalle.
Il primo è stato fantastico. Senza ombra di dubbio è riuscito a mantenere il controllo della linea di scrimmage, soprattutto nei terzi down quando, essendo più abbordabili perché convertibili con 3 o 4 yard da fare, era facile trovare i completi. L’ultimo drive da 80 yard, durato ben 7 minuti e 21 secondi e composto di ben 17 plays, è stato un meraviglioso esempio di professionalità di un giovane atleta. Le due QB sneak chiamate sulla linea di scrimmage sono state eccellenti, e il TD finale su James Jones è stato la ciliegina sulla torta. Il secondo QB invece era ancora una volta nervoso, impegnato a fare tutto da se perché non c’era aiuto di alcuna sorta, e ha risentito spesso della pressione della linea avversaria (una linea da Pro Bowl) che forzava incompleti su incompleti.
Il running game è stato la vera rivoluzione, e il volto di questa è sicuramente Latavius Murray. Durante tutta la stagione, la difesa dei Chiefs non ha mai subito un rushing TD (e il tutto nonostante l’aver sfidato RB di tutto rispetto come Lynch o Gore), eppure il big back da Central Florida ne ha fatti ben due: il primo da 11 yard, dove un solo cut è bastato a sbilanciare la difesa e poter correre verso il paletto, e il secondo da 90 yard, in cui la combinazione di blocchi perfetti e un missed tackle, hanno portato ad una foot race in campo aperto alla velocità di 22 miglia orarie. Anche Marcel Reece ha contribuito alla grande, soprattutto nell’ultimo drive: le 34 yard in 7 portate che hanno permesso di bruciare i secondi nel cronometro e avvicinarsi alla endzone, sono state il culmine di una signora performance (eccezion fatta per alcuni drop).
Passiamo ora ad analizzare il comparto WR dove in realtà solo un nome merita di essere menzionato: James Jones. Lui è quello che ha permesso in diverse occasioni di non andare in stallo, e come ogni domenica, si è dimostrato un keeper per la prossima stagione. Andre Holmes e Vincent Brown hanno avuto alcuni alti e parecchi bassi, e davvero di rado hanno creato qual si voglia separazione dal proprio difensore. Nota di demerito va, inoltre, a Denarius Moore, che nel punt return ha lisciato la palla, regalando il possesso ai Chiefs dalle 11 di Oakland.
La linea si è comportata bene, molto bene. Contro un front 4 di Kansas City che in più occasioni durante la season ha dominato, solo poche sono state le volte in cui Carr ha dovuto muovere velocemente le gambe per salvarsi la vita. Appunto negativo di questo comparto sono state le penalità, specie di Watson e Wiz, ma quando in campo c’era Murray sembrava tutta un’altra storia.
DEFENSE
Sia come tifoso che come analista amatoriale, posso affermare tranquillamente di essere colpito da come Jason Tarver, dopo 4 partite passate a giocare ciò che Allen voleva, abbia reso questa debolezza di difesa, il vero punto di forza della squadra.
Jamaal Charles è forse il miglior RB dopo Demarco Murray, eppure, contro ogni aspettativa, è stato tenuto sotto controllo per tutti i 60 minuti. Il front 4 è stato eccellente nel controllo della corsa, e, nonostante il poco talento presente, è stato efficace anche come Pass Rush. Justin Tuck è finalmente emerso come uno dei punti forti e, tra tutti gli acquisti in campo difensivo che Reggie McKenzie ha fatto durante questa Off Season, è l’unico che si sta guadagnando la paga. Ogni qual volta che il RB avversario cercava di passare, tutti i buchi aperti inizialmente dalla O-Line venivano occupati da omaccioni in maglia nera, costringendo ripetutamente Charles a testare i lati e finire inesorabilmente travolto dietro la linea di scrimmage.
Ovviamente la ragione dietro questa prontezza di reazione, sta nei due OLB che rappresentano il cuore e il motore di questa difesa: Mack e Moore.
Khalil Mack. Non esiste forse nessuno che negli ultimi anni di storia dei Raiders abbia giocato al suo livello. Ad ogni azione lo si poteva vedere liberarsi dal blocco e volare in faccia ad Alex Smith per forzare l’incompleto. Durante tutta la prima metà di gioco, il QB dei Chiefs ha raramente trovato qualcuno cui cedere velocemente la palla perché, con il talento da Buffalo University che attentava alla sua vita, la fretta di mettersi in salvo prendeva il soppravvento sull’accuratezza.
Sio Moore non è stato assolutamente da meno. Contro ogni handoff, il LB da Connecticut penetrava in men che non si dica la linea, per chiudere con un tackle for a loss. Anche l’ultimo sack controverso della partita ha la sua firma, nonostante stesse per costare ai Raiders la partita: mancano 49 secondi e Moore mette nel sacco uno Smith intento a divincolarsi dalla pressione; una volta buttato a terra ecco che il LB corre per 15 yard per iniziare la sua danza del festeggiamento seguito da Mack e Mayowa; mentre volano “High Five” a destra e sinistra, l’Offense avversario è già pronto a snappare la palla, e solo grazie ad un Time Out chiamato sia sul campo che sulla sideline, si evita di dare il mega vantaggio ai Chiefs. Più tardi nel locker room, Woodson e Tuck, tra le tante risate ma con un fondo di verità, se la prenderanno con i due LB, rimproverandoli per il loro stupido comportamento.
Il secondario è stato quasi sempre all’altezza e ha tenuto a bada l’unica vera minaccia: Dwayne Bowe. D.J. Hayden per la terza partita consecutiva ha mostrato dei momenti di grande talento, mentre dall’altra parte, Terrell Brown ha limitato i suoi soliti danni, permettendo alla stessa difesa di poter lasciare il campo quando gli avversari fallivano la conversione del terzo down. Una menzione speciale merita Charles Woodson, che se per il 90% della partita ha letteralmente dominato (vedere il suo sack per capire quanto il “vecchietto” ci sappia ancora fare”), in quel 10% di non eccellenza ha condannato la squadra. Il primo scivolone è stato quando, scontrandosi contro Hayden che marcava Bowe, ha permesso al WR di ricevere per 24 yard, e il secondo, sempre nello stesso drive, è stato quando ha completamente cannato la coverage su Charles, che è stato libero di prendere la palla e andare a fare TD.
Eccezion fatta quindi per alcuni play (tra cui i non citati sopra schemi che lasciavano Kelce senza alcun marcatore), lo sforzo difensivo della prima metà è stato abbastanza per portare a casa la W, e chiudendo in bellezza con l’ultimo drive, la defense ha sigillato un prestazione notevole.
COACHING STAFF
Sarà strano, ma per la prima volta non ho niente da obbiettare con le scelte dello staff… quindi sarò breve e indolore.
Tony Sparano ha gestito tutto in maniera impeccabile: è andato al quarto down anziché fare punt nel drive decisivo, ha panchinato McFadden in favore di Reece, e ha riportato fuori dallo spogliatoio una squadra che ha continuato comunque a lottare.
Greg Olson non è stato conservativo con le chiamate, finalmente ai terzi e lunghi i ricevitori superavano sempre il marker dei primi down, e miracolosamente ha saputo aggiustare il tiro dell’attacco quando è servito.
Jason Tarver ha svolto un buon lavoro per la quarta settimana di fila: Charles il più delle volte non sapeva dove andare perché tutte le strade erano chiuse (limitato a 120 yard totali), e Alex Smith non è riuscito ad imporsi quasi mai se non in due drive, dove, grazie a Kelce, sono arrivate le grandi yard.
Questo giovedì è passato, e per quanto questa vittoria abbia un valore pari a quello di una partita dei Playoff, non c’è tempo da perdere perché il 30 Novembre i St. Louis Rams aspettano i Raiders a braccia aperte in quel del Dome… ma fino a lunedì, continuate pure a bere le vostre birre e festeggiare.





