L’importanza dei pollici
La presa di stanotte di Odell Beckham Junior, prodotto di LSU da cui è uscito dopo l’anno da junior, non è un gesto eccezionale.
La presa è un gesto eccellente, figlio di cosa Beckham è, e di cosa hanno visto in lui i Giants, scegliendolo come 14mo al Draft 2014, terzo WR scelto dopo due giocatori mostruosi come Sammy Watkins e Mike Evans.
Beckham è un talento, proveniente da una scuola un po’ turbolenta, per usare un eufemismo, ma che ha costruito un giocatore che già fa la differenza, sul frame che ha avuto a disposizione, che non è certo quello del big body receiver. 5-11 per 198 libbre non si può dire che siano misure da Ercole, se pensiamo che uno come Mike Evans è 6-5 per 231 libbre. In compenso il ragazzo si è dimostrato top performer nel vertical jump e anche, cosa assai interessante, nella dimensione della mano, 10 pollici lo collocano tra i WR partecipanti al draft con la mano più grande.
Non si pigliano certe palle se, allargando la mano, tra il pollice e il mignolo c’è la lunghezza del pistolino del vostro gatto.
Ma tutti questi numeri non potrebbero essere stati conosciuti con esattezza dagli scouter della NFL se non venisse annualmente organizzata quella sorta di fiera campionaria del bestiame che è la combine. Tante volte sembra un incrocio tra la carnevalata, il luogo dove sorbirsi interviste soporifere, ed una mini olimpiade, ma occorre per ottenere informazioni fondamentali sui giocatori, come le vere misure antropometriche, spesso “taroccate” nei siti delle università, come successo di recente a Johnny Manziel ma, soprattutto, come successe a Drew Brees quando venne misurato meno di 6-0 facendo scendere le sue quotazioni al draft, oppure scoprire spiacevoli abitudini dei ragazzi, come quando Warren Sapp fallì il test antidroga per l’uso di marijuana.
Sapere di contare su un ragazzo che quando apre la mano ha più di 25 cm di appoggio e riesce ad ingabbiarci dentro comodamente la palla, è ben diverso dall’averne uno che la controlla ma non del tutto, con una mano più corta di mezzo pollice, quei pollici tanto cari a coach Tony D’Amato, il personaggio interpretato da Al Pacino in “Ogni Maledetta Domenica”.
Ecco perchè quello che ha fatto il buon Odell non è eccezionale: perchè non è una eccezione, ma è una combinazione di situazioni create da madre natura e determinate dalla vita del giocatore, monitorate ed agevolate dall’allenamento, che hanno prodotto questo risultato spettacolare. Un atleta eccellente che fa qualcosa di eccellente.
E i Giants sapevano perfettamente che era in grado di farlo, e che sarà in grado di rifarlo.
https://www.youtube.com/watch?v=4Hn7ur1f30g

