La Corazzata Potëmkin, ovvero scrivere di Football in Italia
Salve, mi chiamo Fabio e ho 25 anni. Nella vita faccio lo studente universitario, e tutto il tempo che non passo chiuso in laboratorio o tra i libri, lo dedico alla mia più grande passione: il Football Americano.
Ho sempre amato condividere i miei pensieri sulla squadra o su determinate situazioni, e scrivere è forse il metodo più facile e diretto per farlo. Non sono un giornalista, i miei corsi erano più incentrati sui processi biochimici piuttosto che sulla linguistica, ma da appassionato, ho sempre messo tutto il cuore e l’impegno del mondo, per far si che il mio messaggio arrivasse forte e chiaro.
Ogni qual volta scrivo un pezzo su un argomento, come ad esempio un articolo riguardante una partita dei miei Raiders, lo faccio sia con statistiche alla mano per poter essere preciso, che dopo aver visto per bene l’incontro per poter fare un analisi (per quanto amatoriale sia) che possa fornire uno spunto per un eventuale discussione.
Nella mia testa mi piace pensare che quel che faccio ha uno scopo, che le mie parole pesate e ponderate, possano andare a risvegliare nel lettore la voglia di andare ad informarsi a sua volta. Non è una semplice traduzione spiccia, non è un qualcosa di scopiazzato, sono le parole di un tifoso che, dopo aver studiato le cose, le va a metter per iscritto anche solo per il gusto di parlare.
Dopo tutto il lavoro fatto per creare quell’articolo che nel mio immaginario è “perfetto” (o quanto meno accettabile per essere esposto alla critica), finisce tutto lì, non c’è nessun tornaconto.
Si perché, per quanto tu possa dare il tuo 110% nonostante la tua squadra abbia perso per la decima volta di fila, non c’è praticamente mai nessuno che ti aspetta fuori dalla tua porta con un assegno in mano: le cose che fai, le fai gratis, ma il farlo gratis non influisce assolutamente sulla qualità del prodotto.
Per quanto tempo tu possa sacrificare, per quanto tempo possa passare a rivederti le varie azioni cercando assolutamente il perché di una certa scelta da parte del coaching staff, il tuo guadagno e aspirazione più grande è l’avere un’altra persona che apprezzi il lavoro che fai, e che voglia condividere il tuo messaggio.
Di scrittori amatoriali come me ce ne sono centinaia nello stivale, e, alcuni meglio altri peggio, producono materiale di qualità che ti spinge sempre più a migliorarti e a trovare modi per rendere il tuo lavoro ancor più di alto livello.
A questo mondo fatto di passione e di sudore, si contrappone, o piuttosto si affianca, quello che è il lavoro di testate giornalistiche ben più note e importanti a livello nazionale. Di blog o siti minori ce ne sono diversi, forse anche troppi, ma se andassimo mettere assieme tutto il bacino di utenza di questi, il totale rimarrebbe comunque una frazione infinitesimale di quello del colosso giornalistico.
La figura dell’appassionato preparato, che cerca di cambiare questa nazione così infettata dal calcio, viene sostituita dal giornalista pagato che fa un lavoro sommario solo per guadagnarsi il pane, e messo molto spesso li a scrivere, nonostante non abbia qualsiasi tipo di competenza in merito.
Articoli scontati, mal scritti, che delle volte cercano di far notizia semplicemente parlando di un tipo di azione così banale da poter essere messa alla stregua di un semplicissimo “tackle for a loss”
Immaginate, voi che state leggendo, come potrebbe essere un intero articolo dedicato ad un tackle for a loss, completo di intervista ad un giocatore più o meno importante, dove si chiede se ne ha mai visto fare uno… La risposta è uguale a quella che diede il Ragionier Fantozzi al Prof. Guidobaldo Maria Riccardelli, quando quest’ultimo chiese ai dipendenti che cosa pensavano della Corazzata Potëmkin.
Articoli di questo tipo non solo uccidono la voglia di leggere di chi questo sport lo conosce, ma è materiale scadente anche per uno alle prime armi, e se scrivere dello scalda panchine Manziel la considero una cosa triste, un pezzo così lo batte a mani basse.
Ma forse è questo ciò che interessa all’italiano medio calciofilo. Al diavolo tutte le analisi, la verità è che pezzi come questo portano views e portano pubblico. Certo, si potrebbe poi far notare che il pubblico in questione non vede la differenza tra un pezzo del genere sul football e un articolo dei Novella 2000 presenti sul tavolino della parrucchiera della moglie.
Se la palla non è rotonda, lo sport in questione è trattato come gossip, e se è il gossip che interessa alla gente, allora scusatemi, ci sono l’Omosessuale Michael Sam e il Quarterback di Dio Tim Tebow che non hanno una squadra attualmente! Vado subito a scrivere di loro, magari un assegnino, qualche spicciolo, lo porto a casa anche io…

