5 Keys to Success. #Week14, New York Giants@Tennessee Titans
Inutile negarlo, la sconfitta della settimana scorsa probabilmente è stato il punto più basso della gestione Coughlin. Con questi Giants però non è detto che non si possa andare ancora più in basso.
Domenica, ore 19, i Giants (o meglio, quello che ne rimane) vanno in Tennessee per cercare di interrompere questa interminabile striscia di sconfitte ed invertire la rotta. Si potrebbe obiettare che a questo punto vincere non serve a nulla se non a perdere posizioni al draft, ma non potrei essere più in disaccordo: primo perché la storia dell’NFL ci dimostra che le squadre costruite bene continuano a scegliere quasi sempre dopo le altre e rimangono competitive, mentre le squadre più deboli che da anni scelgono tra le prime sono ancora lì con le colleghe, quindi il draft (salvo rarissime eccezioni) non sposta più di tanto gli equilibri; il secondo motivo è che se si gioca per perdere non si migliora, quindi mi piacerebbe vedere i giocatori lottare per dimostrare di poter far parte dei Giants del futuro.
Prima di tutto perciò bisogna cercare di vincere, nel farlo però l’ideale sarebbe dare spazio ai giovani. Quindi, fatta la doverosa premessa, da oggi in poi e fino a fine stagione, Five Keys to Success guarderà, più che a come vincere l’imminente partita, come rimettersi in carreggiata per il futuro.
1) Conosciamo i nostri pass-rusher?
Grazie all’inspiegabile ossessione di Fewell per Kiwanuka e all’esplosione di Ayers (entrambi finiti in IR), ma principalmente per l’inspiegabile ossessione di Fewell per Kiwanuka, il minutaggio del sophmore Damontre Moore e dell’undrafted rookie Kerry Wynn è stato più che limitato. Ora per forza di cose, e per mancanza di alternative, è arrivato il loro momento. L’inizio è stato più che buono: Moore, giocando una manciata di snap, ha messo a referto numeri importanti ed anche JPP, affiancato a lui invece che a Kiwanuka, ha avuto tutto un altro impatto sulla partita. Wynn dal canto suo, contro i Jaguars alla prima uscita ufficiale in maglia blu, ha fatto vedere perché il FO ha creduto in lui tanto da riservargli un posto nei 53: bravo sia all’esterno sia all’interno della linea, mette a referto 0.5 sack e gioca una partita sempre sul pezzo. La speranza è di vedere giocare entrambi molto e, incrociamo le dita, bene nelle restanti tre partite.
Sempre ammesso che a Fewell non venga in mente un’idea malsana delle sue, tipo far giocare Jenkins DE pur di non dare un’opportunità ai giovani. E tutti sappiamo che ne sarebbe capace. L’ideale sarebbe se facesse giocare qualche minuto anche a Bromley, ma mi rendo conto sarebbe chiedere troppo.
2) Devon Kennard
Reduce dalla miglior partita della sua breve carriera, in cui ha anche messo a referto due sack, il rookie draftato al quinto giro da USC potrebbe essere uno dei più grossi steal dell’annata. Da molti analisti veniva considerato uno dei rookie che avrebbero stupito l’NFL, poi l’entusiasmo, con l’infortunio, è un po’ scemato, ma ora le luci dei riflettori sono puntate di nuovo su di lui ed è sicuramente uno dei nostri giocatori su cui prestare l’attenzione maggiore. Fossi Mettenberger, non dormirei sonni tranquilli.
3) Larry Donnell e la ball security
Qualcuno mi spieghi com’è possibile che una persona con un braccio così grosso possa farsi strappare con così tanta facilità la palla. In un intervista il nostro TE ha dichiarato che la moglie, per risolvere questo suo problema di ball security, gli abbia suggerito di pensare agli avversari come a delle persone brutte e cattive che cercano di strappargli dalle braccia non un pallone ma la figlia. Palesemente il suggerimento non ha funzionato (e di fatti ormai si parla di una figlia in preda al terrore ogni volta che viene presa in braccio). Se Donnell vuole diventare una star nel ruolo, ed ha il potenziale per farlo, questo è un aspetto del gioco che deve assolutamente migliorare.
4) Odell Beckham Jr.
Appena meritatamente nominato rookie offensivo del mese (mai nessun rookie in un mese aveva ricevuto tante yarde come lui), ogni volta che un pallone viene tirato nella sua direzione si ha la sensazione che stia per accadere qualcosa di speciale. E molto spesso qualcosa di speciale accade.
5) Proteggere Eli
Letteralmente. Perché se fino a qualche settimana fa “proteggere Eli” era inteso come “dare più di un secondo e mezzo di tempo ad Eli per lanciare”, ora invece il significato è quello vero del termine, e cioè sperare che quello che rimane della nostra OL possa garantire la sopravvivenza del nostro QB. A questo punto della stagione la cosa peggiore che potrebbe capitarci è un infortunio del QB, che metta a repentaglio l’inizio della prossima stagione. Bisogna sperare che Eli, conscio del fatto che il risultato a questo punto conta relativamente, a costo di sacrificare statistiche e risultati personali, giochi con un occhio alla tutela del suo fisico.

