La corazzata Potëmkin #3: L’attacco dei Bandwagoners

Come in tutti gli sport, il Football Americano presenta dei difetti. Alcuni sono a livello tecnico, come un regolamento troppo severo che sta smantellando l’anima del gioco, altri invece a livello politico, come il commissario dell’NFL che gestisce in maniera goffa e raffazzonata, uno dei più grandi scandali scoppiati durante la passata primavera.
Esiste tuttavia un difetto che spicca tra tutti gli altri, alla quale vista tutti i tifosi, quelli veri, scuotono la testa in segno di disapprovazione e rassegnazione: il Bandwagoner.
Nei libri dei grandi maestri come Linneo, il Bandwagoner, in latino Fanaticus Stagionalis, è una creatura che senza pudore, simpatizza e tifa per quella squadra che in quel determinato momento sta vincendo, oppure che semplicemente è famosa per via di tutta l’attenzione mediatica ad essa dedicata. La caratteristica principale di questa specie, è la loro capacità di cambiare bandiera all’istante quando tale squadra inizia a perdere, saltando subito sul carro della nuova super potenza, senza neanche guardarsi indietro.
Abbiamo cercato in lungo e in largo persone che abbiano avuto a che fare con loro, ed è con nostro grande piacere presentarvi qui di seguito tre storie, di tre tipi di tifosi diversi, alle prese con dei Bandwagon dalle mille sfaccettature.

– Il Tifoso di un big team e “L’aspirante Adepto”
La teoria del “bene o male purchè se ne parli” è la filosofia di vita del bandwagoner della squadra da Superbowl. Naturalmente il nostro eroe si accorgerà di tifare questa squadra solo a stagione regolare finita quando cioè anche il novella 2000 tratterà l’argomento football elencando le franchigie qualificate alla post season. Di questo elenco però solo una attrae l’attenzione del Bandwagoner medio: vuoi per la ragazza figa del quarterback, vuoi per i giorni di galera fatti dal ricevitore che tanto fanno scandalo in America, vuoi per i 500.000 mila dollari donati dal general manager in favore della violenza sulle donne. Insomma, ogni motivo è buono per parlare di questa o di quella squadra e il nostro “fanaticus stagionalis” lo sa benissimo. Una volta scelta la squadra da tifare, che guarda caso sarà sempre la vincitrice della NFL, il nostro inizia a sciorinare sui blog e sui siti di maggiore importanza, una serie di statistiche senza senso prese da Wikipedia per spiegare una vittoria o una sconfitta salvo poi trasformarsi in un Reinhold Messner d’antologia per arrampicarsi sugli specchi appena gli fai una domanda un pelino piu tecnica. Intendiamoci però: questo tipo di fan sono un serbatoio di dollari per le finanze delle franchigie in quanto in poco tempo spenderanno tutti i risparmi per accaparrarsi la maglia del loro eroe improvvisato o la cover del loro i-phone, tuttavia in una società come quella statunitense funzionano e nessuno ormai ci fa più caso. Il discorso cambia quando si passa oltreoceano. In un paese come il nostro in cui la crisi di identità e di valori è altissima e all’italiano medio non è rimasto altro da fare se non attaccarsi alla sua squadra di calcio preferita, un tifoso del genere nuoce veramente alla salute di questo sport. Non basta infatti la difficoltà di diffondere una disciplina complicata come il football in Italia, che trova un terreno di scontro anche nei giornalisti arrivisti che speculano sulle tragedie come quella di Karageorge; ci si deve scontrare anche con questa gente che cerca di far valere, soprattutto sui social (luogo che a tutti gli effetti ha sdoganato l’idiozia), le sue ragioni a suon di statistiche, di passing rating e di yard lanciate senza saper neanche di quello di cui si sta parlando. Ecco perchè deploro infinitamente i Bandwgoners: perchè si tratta di una vera e propria piaga che purtroppo non affligge solo noi, che per diffondere il verbo football ci facciamo un mazzo tanto, ma è una moda insita negli italiani che sanno parlare solo quando hanno qualcosa da leggere davanti al pc, invece se li prendi di persona, purtroppo per loro, chiuderanno subito la questione appellandosi alla tanto famosa “facoltà di non rispondere”.

 – Il Tifoso di una Nobile e “L’Opinionista”
Oggi i forum sportivi  sono stati intasati dai Bandwagoners. Questo intasamento cyberspaziale è  dovuto all’annuncio della partenza del carrozzone mediatico dell’anno come titolare nella prossima partita. Leggere i loro commenti mi ha fatto capire come ero stato fortunato fino ad ora a seguire con passione una delle squadre meno famose al momento del panorama sportivo. Prima della loro apparizione a seguito del solito fenomeno da baraccone, il quale ha visto più strisce fuori dal campo che le hash mark, potevo tranquillamente confrontarmi civilmente con le poche persone, che come me seguivano assiduamente la propria squadra del cuore scambiandosi opionioni e chicche varie. Ora invece mi tocca raffrontarmi contro dei tifosi della Domenica che si presentano al massimo un giorno prima per sproloquiare contro la decisione dell’allenatore di lasciare in panchina il loro beniamino o di pubblicare cose già note al tifoso medio senza il bisogno che questi esseri ne riempiano i forum adducendo al fatto che loro non fanno altro che compiere un servizio utile googletraslando paro paro articoli Made In USA. Costoro scompaiono se la partita viene persa, tranne quei pochi che insultano il coaching staff per non aver lasciato spazio al loro beniamino, ma in caso di vittoria sono i primi ad intasare i forum con post di giubilo e vantandosi come se il coach avesse letto le loro vaccate per portare la squadra alla vittoria.
Il Bandwagoners abbandona la sua arma di combattimento [la tastiera ndr.] a fine stagione. Se la fortuna t’assiste costui deciderà di approdare verso lidi dove le vittorie sono più assicurate, andando ad infastidire altri tuoi simili, ma di razza diversa. Il vero pericolo del cambiamento di costoro comunque si presenta al draft, dove la prima donna di turno può far pendere la decisione degli ultimi indecisi, per la tua massima disperazione.
Ovviamente il perculamento di tali soggetti è lo sport preferito del tifoso medio, purtroppo costoro sembrano impermeabili a tale trattamento a causa della loro pochezza intelletuale o alla loro lentezza a capire le cose, specialmente quando è il momento di levare baracca e burattini per evitare nei propri confronti ogni sorta di sproloqui ed insulti.

– Il Tifoso di una squadra mediocre e “Il Traditore”
Ci sono alcune squadre che, per loro sfortuna (o fortuna, dipende dai punti di vista), un Bandwagoner non lo hanno mai visto da vicino. Il motivo per cui accade è perché il loro numero di vittorie non supera da molto tempo quel fatidico 5 o 6. Quando si è tifosi di una squadra capace di cotanta mediocrità, sai già che in giro non potrai trovare persone che di punto in bianco tiferanno la tua squadra del cuore, e la ragione è perché sei tu il primo che ogni domenica metti in dubbio la tua pazienza, chiedendoti come sia possibile non mandare tutto al diavolo. Delle volte però, quando sfoghi la tua rabbia mettendo per iscritto i tuoi pensieri sull’ennesima sconfitta, spunta qualcuno dal nulla, che magari non ha neanche mai scambiato una parola con te, che ti pone una domanda secca: “Ma perché li tifi? Non puoi cambiare squadra?”
Dopo aver riletto quella domanda e scavato un tantino più a fondo per comprendere che quello non era un commento ironico, ma una perplessità reale, rimani attonito. Quale mente geniale può aver mai prodotto un quesito del genere? Ovviamente poi ci pensi, e la risposta è una soltanto: un Bandwagoner.
Perché un Bandwagoner dovrebbe chiedere di saltare con lui sul carro? Si sente solo? Eppure pensavo che con gran parte della “tifoseria” di New England, Denver, San Francisco e Seattle la compagnia non mancasse affatto. Sono tante le volte che si può leggere dal nulla di come Peyton  Manning abbia toccato i loro cuori battendo i vari record, oppure di come la difesa di Seattle abbia completamente oscurato quel loro stesso beniamino.
Eppure, nonostante le gioie che la squadra vincente di turno riesce a procurargli, ritagliano un piccolo spazio della loro vita per venire da te a tenderti la mano, ma non prima di averti preso in giro dato che la tua squadra ha perso, senza però poi saper come ribattere nel momento in cui rispondi a tono. Se devo essere sincero, una volta ho avuto a che fare con qualcuno che ha risposto ulteriormente, ma essendo che la risposta è stata “Ma io in realtà non tifo solo questa squadra, ma anche quest’altra.. Anzi, ultimamente sto guardando di più proprio quest’altra…”, ho preferito chiudere la discussione ed evitare di riaprirla.

Ora, posto che i bandwagoner di certo non spariranno dopo la pubblicazione di questo articoletto che ci siamo presi la briga di scrivere, ci rivolgiamo a te, lettore.
Scava nel tuo cuore (o nella tua milza, se tifi una squadra che ti ha consumato gli organi interni a forza di sconfitte) e rifuggi da questi loschi individui che fanno del saliscendi dal carrozzone, il loro sport preferito. La squadra è come la mamma, ce n’è una sola. Anzi, la squadra è come il babbo: ce n’è uno solo, e se non sei sicuro quale sia quello vero, veditela un po’ con chi ti ha messo al mondo e ricordati che la mela non cade mai lontano dall’albero…