2014 Minnesota Vikings recap: l’alba di un nuovo giorno?

Chiusa finalmente (per chi non va ai playoff, ovviamente) la stagione regolare è tempo anche in casa Vikings di tirare i primi bilanci di una stagione che ha visto tanti cambiamenti. Non più vecchie bandiere come Jared Allen e Kevin Williams in campo, via quasi in toto il vecchio coaching staff guidato da Leslie Frazier (che è immediatamente volato a Tampa per svolgere il ruolo di DC sotto Lovie Smith), persino lo stadio è stato cambiato (via dal vecchio Metrodome, demolito per far spazio all’imponente ed avanguardistico New Vikings Stadium, ci si è trasferiti per questa e la prossima stagione al TCF Bank Stadium dell’Università del Minnesota). Insomma un bel reset, del quale però le facce più importanti ed amate dai tifosi sono senz’altro state quelle di coach Mike Zimmer e quelle di Teddy “Two Gloves” “Two Minutes” (come affettuosamente chiamato dai tifosi) Bridgewater.

La stagione era cominciata subito col botto, una netta vittoria per 34-6 in casa dei St. Louis Rams che aveva immediatamente messo le ali alla squadra ma ancor di più a noi tifosi, poi nel giro di due settimane un’escalation di avvenimenti uno appresso all’altro che invece avevano avuto l’effetto opposto, rompendo alcuni equilibri che si erano venuti a creare fin lì. Ma che col senno di poi è lecito dire abbiano fatto più bene che male. La serie di sfortunati eventi inizia il 12 settembre, quando cioè esce fuori la notizia dell’arresto di Adrian Peterson per lesioni procurate ad uno dei suoi figli, senza dubbio la pagina più brutta nella vita privata di AP, fin lì da sempre visto come modello da seguire dentro e fuori dal campo, che costerà al running back una squalifica fino ad aprile 2015. Quindi, a distanza di 2 giorni, arriva già in week 2 la batosta casalinga contro i New England Patriots, cui fa seguito una seconda sconfitta in casa dei New Orleans Saints nella quale coach Zimmer perde in un sol colpo per il resto della stagione QB e RG titolari (Matt Cassel per un infortunio al piede, Brandon Fusco al muscolo pettorale) e per 6 settimane il TE titolare (operazione all’ernia per Kyle Rudolph).

In particolar modo però, L’infortunio di Cassel dà modo al rookie Teddy Bridgewater di fare il suo debutto tra i professionisti, ben figurando nell’ostico teatro del Superdome di New Orleans. La squadra dimostra carattere e già nella week 4, in casa contro gli abbordabili Atlanta Falcons, arriva una netta vittoria (41-28) grazie ad una prestazione da franchise QB di Bridgewater, che alla prima da titolare completa il 63% dei passaggi per più di 300 yard e segna un TD su corsa, raggiungendo un passer rating di 98.9. Inutile dire che tale vittoria è tutto propellente per l’entusiasmo dei tifosi, che dopo due settimane tribolate paiono intravedere di colpo la luce in fondo al tunnel. Ma anche quella partita lascia degli strascichi sul piano fisico, questa volta proprio di Teddy, che pur evitando infortuni ai legamenti del ginocchio è costretto a saltare l’imminente Thursday Night Football al Lambeau Field, dove i compagni di squadra, guidati da Christian Ponder (oramai declassato a 3° QB nelle gerarchie di squadra) rimediano forse la più brutta sconfitta della stagione, abbinando ad un pesante passivo (10-42, per giunta contro gli odiatissimi rivali di Green Bay) una prestazione arrendevole atipica delle squadre di Zimmer.

Apriti cielo, si ripiomba nello sconforto a maggior ragione che nelle seguenti gare arrivano altre due sconfitte contro Detroit Lions e Buffalo Bills, nelle quali Bridgewater (nel frattempo riappropriatosi del ruolo di starter) si rivela per quello che è, cioè un rookie QB che ha bisogno di fare esperienza sul campo per capire dinamiche e ritmi di gioco tipici della NFL, rimediando 5 intercetti a fronte di un solo passaggio da TD. Probabilmente è questo il momento più basso di una stagione che vede la squadra di Zimmer in fondo alla NFC North con un record di 2-5. Ancora una volta però, la squadra dimostra carattere e dopo la beffa di Buffalo vola a Tampa a cogliere una vittoria che dà morale grazie soprattutto ad un altro rookie che tanto ha dato alla causa in questo 2014, ovvero Anthony Barr, che nell’OT recupera e ritorna in TD il fumble del definitivo 19-13. Alla vittoria contro Tampa fa seguito un’altra vittoria, questa volta in casa contro i Washington Redskins contro i quali Bridgewater dà vita alla terza di 4 comeback stagionali.

Anche questa volta però la squadra si dimostra acerba e dopo il bye, quando ancora teoricamente in corsa per i playoff, inciampa al Soldier Field contro dei tutt’altro che irresistibili Chicago Bears. Teddy dal canto suo, continua però nel proprio cammino di maturazione stampando due prestazioni da 120.7 e 117.7 di passer rating rispettivamente contro i Carolina Panthers e contro i New York Jets, lanciando contro questi ultimi il secondo più lungo passaggio da touchdown (87 yard per Jarius Wright) in overtime nella storia della NFL. Come in precedenza a due vittorie corrispondono due sconfitte e se pure la prima in casa dei Detroit Lions è tutto sommato nell’ordine delle cose, quella in casa dei Miami Dolphins, in una partita che ambedue le squadre giocano più a perdere che non a vincere, è solo l’ennesima riprova di una squadra che ancora deve crescere in termini di concentrazione per cominciare a pensare in grande. L’ultima gara della stagione regala infine una settima vittoria, in una gara casalinga che sia i Vikings che i Bears fanno poco per vincere.

Insomma una stagione che come prevedibile ha messo in mostra una squadra acerba ma con del potenziale che si spera verrà espresso appieno nelle stagioni a venire. Zimmer, con la sua riconosciuta abilità di defense maker, è riuscito a rivoltare come un calzino una difesa (soprattutto la secondaria), che solo la stagione prima era risultata 31a sia in total che pass defense e che invece nel 2014 ha chiuso al 14° posto in total defense ed addirittura al 7° in pass defense. Anche l’offensive coordinator Norv Turner ha lavorato tutto sommato abbastanza bene, gestendo con sapienza il talento ed aiutando a crescere Bridgewater nonostante un attacco che ha visto parecchie defezioni (oltre alla squalifica di Peterson ed agli infortuni di Fusco, Rudolph e Cassel, va ricordato a metà stagione l’inserimento nell’IR list del RT titolare Phil Loadholt e del rookie RB Jerick McKinnon, che avrebbe dovuto essere il sostituto di AP) oltre al regredire per svariati motivi di due tasselli chiave come il LT Matt Kalil ed il WR Cordarrelle Patterson. Tutto ciò comunque, anche gli aspetti negativi, vanno letti in chiave positiva dal momento che si veniva da una stagione in cui si erano visti dei Vikings che se non possono essere considerati i peggiori in assoluto nella loro ultracinquantenaria storia, di certo sono tra i primi 3-4 peggiori di sempre.

Cosa aspettarsi ora per il 2015? Beh senz’altro una squadra in grado di lottare per un posto ai playoff (quantomeno che ci provi seriamente, poi se non dovessero arrivare sarebbe una delusione ma non di certo una debacle), dato che si potrà contare sin dalla week 1 sul Teddy visto nell’ultimo mese e mezzo di RS 2014, su una difesa che già quest’anno è risultata la più progredita della NFL rispetto la passata stagione, e forse anche sul reintegro di Peterson, che coach Zimmer nella conferenza stampa di fine anno ha fatto capire chiaramente desidera riavere in squadra nel 2015. Ovviamente molto del necessario passo in avanti della squadra passerà per la testa ed il telefono del general manager Rick Spielman, che nelle passate edizioni del Draft ha dimostrato di sapersi muovere molto bene sul board, nonché di saper anche intervenire con acume in free agency (importanti quest’anno le addizioni di Linval Joseph, Tom Johnson, Charles Johnson, il tanto bistrattato, dagli addetti ai lavori, rinnovo di Everson Griffen che però alla fine ha dato ragione a Spielman, etc..) per colmare le lacune del roster, e molto passerà nell’abilità del CS di recuperare talenti che si sono un po’ persi per strada come Patterson e Kalil.

Come da titolo, siamo dinanzi all’inizio di un nuovo, e finalmente vincente, duraturo ciclo? Sarà banale, ma solo il tempo potrà dircelo, l’impressione di chi ha seguito i Vikings quest’anno però, è che finalmente si possa guardare al futuro con un giustificato ottimismo..

 

– Teddy B. –