San Diego Chargers 2014: una stagione da dimenticare

La stagione appena terminata è da considerarsi parzialmente un fallimento. Resta la sensazione che la squadra per come era stata costruita, pur in presenza di alcune lacune, fosse in grado di puntare più in alto anche se non fino in fondo.

Ogni considerazione parte dal draft scorso quando abbiamo portato a casa al primo giro per migliorare la secondaria Jason Verrett già infortunato al momento delle scelte e che si è inserito tardi e con ricadute che lo hanno tenuto fuori più di metà stagione. Al secondo giro abbiamo scelto Jeremiah Attaochu nell’ipotesi che potesse migliorare la pass rush deficitaria ma che poi si è rivelato solo un giocatore di complemento e da special team peraltro vittima anch’egli di un infortunio. Poi Chris Watt che per una serie di combinazioni alla fine si è ritrovato a giocare Centro nonostante non lo avesse mai fatto da titolare in 4 anni a Notre Dame ma che non era stato comunque capace di togliere il posto a Johnnie Troutman. Gli altri poi a parte Carrethers sono stati rilasciati tutti.

Nel contempo, per la prima volta dopo decenni eravamo stati molto attivi in free agency portando a casa sin da subito Donald Brown ed in chiusura Brandon Flowers. Si era soprasseduto su altre lacune per ragioni che solo Tom Telesco, Alex Spanos e Mike McCoy conoscono che tanto possono attenere ad un problema di salary cap, tanto ad una valutazione di natura tecnica su alcuni giocatori dai quali evidentemente ci si aspettava una maturazione che poi si è rivelata pura utopia. E così, siamo rimasti senza nose guard, abbiamo puntato definitivamente su Marcus Gilchrist nel ruolo di safety, senza una Guardia di valore nonostante le perplessità sul recupero di Jeromey Clary che alla fine non ha mai giocato e che si è addirittura ritirato qualche giorno fa, senza un qb su cui costruire per il futuro e con l’incognita di Malcom Floyd rivelatasi poi l’unica scommessa parzialmente vinta.

In questo quadro, abbiamo confermato Pagano nonostante le prestazioni scadenti del passato e abbiamo promosso Frank Reich nel coaching staff. A parziale discapito dei coach va detto che la sequela sfortunatissima di infortuni ha finito con l’incidere anche sulle loro scelte tattiche e sulle prestazioni della squadra. Tutti i team subiscono infortuni ogni anno e questi incidono in varia misura sugli esiti finali ma quest’anno davvero si è pagato uno scotto troppo alto. Il reparto RB’s sembrava superaffollato e alla fine abbiamo giocato perlopiù con Branden Oliver, un undrafted free agent da Buffalo che se l’è cavata anche bene ma certo perdere Ryan Mathews e Danny Woodhead ha cambiato lo scenario offensivo. Poi, se pensiamo al ruolo di Centro ci rendiamo conto di come la stagione fosse segnata sin da subito. Prima Hardwick, poi Ohnberger, poi Legursky, poi Watt, poi Robinson. Non è cosa da poco. Poi abbiamo perso Allen proprio in chiusura di stagione dopo un rendimento ben lontano da quello dell’anno precedente. Infine, l’infortunio di Rivers nelle ultime partite ha completato il quadro offensivo. In difesa, abbiamo perso Butler, poi Flowers e Addae per qualche partita e Verrett per la maggior parte della stagione così come all’inizio Ingram. Anche Attaochu ha perso delle partite così come Freeney. Poi, Scifres e molti di questi infortuni hanno inciso anche sulle squadre speciali.

Al netto però di queste defezioni importantissime bisogna provare a giudicare le prestazioni di attacco e difesa. Innanzitutto, il ruolo di McCoy non è stato ben chiaro. La sensazione è stata quella di colui che ha rispettato forse troppo la linea di demarcazione tra head coach e coordinators quando forse in certi momenti di difficoltà sarebbe servito un polso più deciso. Resta, ragionando a posteriori, inspiegabile anche la stranezza di non avergli affidato il ruolo di offensive coordinator all’atto dell’addio di Whisenhunt, ruolo che aveva svolto con grandi risultati a Denver. Il punto è che si sta iniziando a mettere in discussione anche McCoy stesso da parte dei tifosi e della critica per come legge le partite, per quanto non incida con i suoi cambiamenti dopo l’intervallo, per come gestisce il cronometro. Ovvio che anche per lui vale l’alibi degli infortuni mentre altre accuse non colgono nel segno dipendendo chiaramente le colpe dai suoi collaboratori come quella di non essere un buon play-caller.

Reich invece non ha mantenuto le aspettative forse per inesperienza e probabilmente non ha potuto portare a termine il suo piano tattico. Il pubblicizzato no-huddle si è visto ma solo in parte e poco è stato funzionale tanto che per lo stesso Rivers non si è trattato di un miglioramento rispetto al sistema di Whisenhunt. Più di una decisione ha lasciato perplessi come ad esempio il fatto di correre quasi esclusivamente le draw dalla shotgun, il fatto di non aver praticamente mai utilizzato Green e Inman, di non aver aiutato Rivers in quelle partite in cui la linea non è riuscito a proteggerlo in modo adeguato. La mancata conferma di Fluker e di Allen sugli standards dell’anno passato ha fatto il resto. Reich è sembrato anche molto conservativo in troppe occasioni. Mai si è ricorsi a giochi trucco e mai ci si è discostati dal game plan anche di fronte ad evidenti necessità di cambiamento emerse durante le gare. Insomma, un primo anno molto difficile nel corso del quale si son visti anche dei bellissimi drive e dei come back come quello coi 49ers che hanno emozionato i tifosi.

Philip Rivers ha segnato un netto regresso rispetto all’anno precedente dovuto essenzialmente alla mancanza di un buon gioco di corsa e a volte di una adeguata protezione. Il parziale cambio del sistema di gioco poi non gli ha giovato. A queste condizioni, si sa che Rivers pur essendo un vincente capace di trascinare la squadra, non è il tipo di qb in grado di risolvere situazioni di gioco da solo soprattutto sui terzi down né di rendere alcunché in scramble. Clemens, dal canto suo, non ha mai messo piede in campo.

Come si diceva il reparto running backs è stato funestato dagli infortuni e alla sorpresa piacevole di Oliver, ha fatto da contraltare la mancanza del primo RB Mathews per quasi tutta la stagione, di Woodhead che ha tolto anche la dimensione in ricezione fuori dal backfiled e la brutta stagione di Donald Brown. Una linea di attacco non all’altezza nel fondamentale del run blocking ha poi condizionato il resto.

I WR’s non sono stati una nota lieta della stagione così come i TE’s. Keenan Allen, a parte l’infortunio di fine anno, ha faticato a confermare la grande stagione precedente. Floyd invece è tornato a tratti ai livelli del passato così come Royal diventato il giocatore su cui Rivers ha puntato di più. Seyi Ajirotutu poco impiegato non ha certo impressionato al punto da essere scalzato dal rookie Dontrelle Inman nel finale di stagione peraltro con discreti risultati. Gates alla sua veneranda età è stato ancora il bersaglio principale sui terzi down ma non sempre è stato possibile per lui liberarsi, marcato come è tutt’oggi nelle chiare situazioni di passaggio nelle quali ormai viene utilizzato da WR puro. Green invece è sembrato un flop sebbene non sia stato utilizzato che di rado da Reich. Philips e Johnson sono stati di mero complemento.

La linea di attacco è stato il vero anello debole dell’attacco. Gli infortuni incredibili e continui in particolare nel ruolo di centro hanno condizionato il lavoro di coach D’Alessandris che non è stato capace di ripetere il miracolo dello scorso anno. Le prestazioni del reparto ne hanno troppo risentito ed in generale sono state condizionate dal talento a disposizione. Dunlap a sinistra ha giocato una buona stagione mentre Rinehart non ha di certo brillato in particolare sul gioco di corsa. Del ruolo di centro si è detto ampiamente mentre a guardia destra Troutman si è ritrovato titolare per l’assenza di Clary e perché il rookie Watt lo ha poco impensierito. Sui giochi di corsa ha alternato buone giocate sui second level block ad amnesie ed inconsistenza mentre Fluker è sembrato il fratello di colui che lo scorso anno aveva così bene impressionato. Oltre al numero consistente di penalità a suo carico va registrata una netta regressione in protezione. Nel complesso quindi voto negativo per l’intero reparto che è finito anche tristemente  primo nella statistica degli holding con ben 19 e che quindi andrà quasi rivoluzionato il prossimo anno.

Riguardo la difesa, Pagano, dal suo canto, aveva forse l’ultima chance di far vedere il suo talento e anche il suo progetto e gli era stato dato materiale discreto per realizzarlo. Si son viste molte cose interessanti come sprazzi di zone blitz ma abbiamo continuato a patire l’assenza di pass rush e a concedere troppo facilmente sulle corse in particolare nel mezzo. Troppi terzi down lasciati chiudere facendoci trasportare indietro, troppe situazioni in cui ci si è dimenticati del qb lasciandolo libero in scramble di chiudere down decisivi e quelle poche volte in cui ci si è rifugiati in zone coverage abbiamo lasciato spazi enormi. Poi, le penalità hanno fatto il resto vanificando soprattutto in difesa tanti drive ben giocati.

La linea di difesa non ha convinto per niente in quanto rispetto agli attesi miglioramenti dell’intero reparto, abbiamo assistito ad un pessimo run stoppng soprattutto nel mezzo e ad una pass rush pressocchè nulla. Troppi terzi down chiusi nel mezzo, troppe amnesie sugli scramble dei qb’s, troppe letture sbagliate sulle read options. Reyes e Lessimore non hanno mai inciso e fin troppe volte son stati trascinati all’indietro contro attacchi di peso. Il solo Liuget ha segnato netti miglioramenti essendo autore anche di più di un tackle for loss e di una presenza costante sulla linea di scrimmage. Hanno ruotato spesso anche Palepoi e Mathews con quest’ultimo che si è illustrato per una buona rapidità ma nulla di più. Il rookie Ryan Carrethers per quel po’ che ha giocato non ha fatto vedere niente di inenarrabile mentre Freeney spesso usato da DE in nickel situation non ha più la forza fisica e la velocità che lo hanno contraddistinto nella sua brillante carriera.Il solo Ingram quando usato in linea è stato un fattore in pass rush. Attaochu invece è apparso ancora acerbo per rivelarsi ciò che Telesco sperava sin da subito.

Per il reparto dei linebackers valgono le stesse considerazioni precedentemente fatte per la linea le cui prestazioni sono state certamente condizionanti. Ma aldilà di questo aspetto pur importante, Butler, fresco di un mega rinnovo, è sembrato subire un regresso preoccupante sia in termini di intensità, che di velocità di lettura, che di esecuzione. Manti Te’o ha giocato allo stesso livello dello scorso anno per cui ancora soffre sui giochi di corsa mentre è discreto in quelli di passaggio. Johnson ormai a fine carriera ha regalato qualche discreto sprazzo sulle corse ma niente di più mentre Ingram continua nella sua progressiva maturazione nel ruolo di OLB sul quale ancora deve lavorare riguardo gli aspetti più strettamente tecnici che riesce a camuffare con uno strapotere atletico ed istintuale piuttosto elevati. Law e Attaochu sono stati dei comprimari così come Conner spesso utilizzato al centro causa vari infortuni. Gachkar invece ha assicurato discrete coperture in passing situations.

Riguardo i DB’s ad inizio stagione ci si aspettava grandi cose dal concomitante arrivo di Flowers e Verrett. Invece, Flowers ha giocato solo una onesta stagione finendo anche con Pagano con l’essere utilizzato sui ricevitori interni (uno dei motivi che lo avevano allontanato da Kansas City) mentre Verrett tra un infortunio e l’altro, poco ha potuto far vedere rispetto a quanto ammirato al college. Wright ha giocato una stagione in regresso rispetto al passato mentre Steve Williams non ha mantenuto le aspettative e Davis è stato solo un comprimario. Weddle ha giocato la sua solita grande stagione mentre Gilchrist e Addae si son mantenuti ai livelli dello scorso anno mentre Stuckey ha giocato troppo poco per essere giudicato. Dal punto di vista tecnico abbiamo delle safety davvero particolari riguardo i placcaggi. Weddle è un pro bowler e un grande talento ma placca molte volte alto e troppo spesso ne subisce le conseguenze. Addae invece placca di fisico, molto old style, ma dimentica di usare le braccia e le mani e usando solo il corpo in modo anche violento non sempre risulta efficace perché i giocatori gli scappano dopo l’impatto se più grossi di lui. Infine, Gilchrist che non ha il fisico per placcare nel box e nonostante una grande buona volontà viene messo alla berlina in campo aperto soprattutto da cattivi angoli di pursuit, carenza tipica di chi non è un safety di ruolo. Insomma, la pochezza dell’asse centrale difensivo ha inciso fin troppo. Linea di difesa leggera e inadeguata (a parte Liuget) che si lascia portare indietro troppo spesso e LB’s centrali non all’altezza costretti a subire ancor più la pochezza della linea e safety non particolarmente abili nel fondamentale del placcaggio.

Gli special teams poi sono stati una vera croce. Scifres è decisamente il migliore del novero ma lo abbiamo perso nelle ultime partite a causa di una brutta copertura del punting team. Novak ha confermato di essere un cecchino quasi infallibile come calciatore di field goal ma è del tutto incapace di calciare i kick off. Partiamo sempre entro le nostre 20 yds mentre concediamo partenze comodissime agli avversari e tutto ciò dipende anche molto dalle squadre di copertura nelle quali si sono illustrati anche se meno degli anni passati Stuckey e Ajirotutu e nelle quali son stati impiegati anche giocatori importanti come Weddle. Intanto, la mancanza di un gioco efficace di ritorno è da addebitare alla mancanza di un ritornatore di nome (ha iniziato Wodhead con Brown e abbiamo finito con Davis e Oliver) ma è da ascrivere evidentemente anche a coach Spencer che non riesce a produrre il resto di niente ormai da tempo.

Quindi, le ragioni che hanno contribuito alla mancata qualificazione ai playoffs peraltro con un record positivo sono state davvero molteplici. La schedule quest’anno era davvero difficile e si è perso con squadre forti e proprio questo livellamento ha fatto si che all’ultima giornata non solo ci fossero diversi scenari possibili ma anche che vincesse una division una squadra con record decisamente negativo. Resta quindi una stagione con tutte le problematiche e le contraddizioni descritte ma anche con tanti spunti positivi frutto del talento dei singoli come alcune fantastiche partite giocate da Rivers, i lampi di Oliver, il talento di Ingram, i placcaggi di Stuckey nelle squadre speciali ed altri pochi sprazzi di bel gioco. Ora la palla passa a Telesco che a mio parere l’anno prossimo non potrà fallire innanzitutto perchè il salary cap space sembrerebbe essere di circa 27.5 milioni che potrebbero diventare addirittura 40 milioni se si opereranno alcuni movimenti. Telesco vorrebbe rinnovare il contratto a Rivers per fargli chiudere la carriera da Charger ma questo rinnovo non è cosa così scontata come potrebbe apparire. Il contratto scadrà il prossimo anno e Rivers non è ancora certo su cosa fare per varie ragioni non ultimo l’infortunio alla schiena e non ha escluso l’ipotesi di continuare la carriera altrove. Avendo 33 anni non è impossibile che ciò accada. Certo i dati statistici di quest’anno sono in calo rispetto ai suoi del 2013, dato che ben si sposa con quello relativo alla linea di attacco che è risultata 29ma in pass protection tenendo conto di sack, hurries e colpi concessi. Sono ancora sotto gli occhi di tutti i 7 sacks concessi nella partita decisiva contro i Chiefs nell’ultima giornata. E allora va ricostruita la linea di attacco riguardo la quale il primo problema sarà il rinnovo non così certo di Dunlap che potrebbe accettare le lusinghe della squadra della sua terra natia cioè i Titans di Whisenhunt. Poi potrebbe essere riconfermato Rinehart a sinistra nonostante la stagione mediocre, promosso Watt a centro e spostato Fluker a guardia destra. Il tackle destro diventa una need fondamentale per la quale si potrebbe sprecare una prima scelta oppure rivolgersi a diverse soluzioni con un forte investimento in free agency. Tutto ciò non sarebbe ancora sufficiente però per fare un salto di qualità in un reparto così importante dato che Rinehart e Watt non offrono al momento le necessarie garanzie.

Intanto, Telesco che come prima mossa per la prossima stagione ha preso Austin Pettis il WR ex Rams, ha dichiarato che Donald Brown giocherà con noi anche l’anno prossimo perché d’altronde nonostante le pessime prestazioni ha altri due anni di contratto. Teniamo poi conto che Antonio Gates sarà all’ultimo anno di contratto e tornerà quindi il prossimo anno mentre la stella Eric Weddle ha 30 anni e speriamo non la facciano invecchiare a furia di aspettare di costruire una squadra finalmente vincente. Rispetto a queste scelte e al mercato dei free agents, andrà tenuto conto che Flowers e Wright saranno free agents ma dovrebbe tornare finalmente in salute Verrett. Resta poi il problema nella posizione di nose guard sul quale bisognerà ancorare finalmente l’intera linea. Riguardo la difesa Jarret Johnson potrebbe ritirarsi, decisione che libererebbe spazio nel salary cap così come anche l’eventuale rilascio di Scifres. Ma non finisce qui la lista dei giocatori con contratti in scadenza prossima perchè ci sono anche Hardwick, Royal, Freeney, Mathews, Gilchrist, Legursky e Clary che intanto si è ritirato.

Per quanto riguarda il draft sceglieremo al primo giro alla 17 e non avremo il round 7. Cosa c’è da aspettarsi è difficile prevederlo perché in questi due anni le scelte di Telesco sono state un perfetto ibrido tra needs evidenti e picks dettate dal talento a disposizione in quel momento. Fluker, Te’o, Verrett erano di sicuro needs. Allen era talento. Per cui possiamo aspettarci di tutto e tutto potrà andar bene se porterà a casa grandi prospetti.. Sulle scelte basse effettivamente le cose non sono andate come ci si aspettava ma quest’anno con un potenziale economico accresciuto in termini di salary cap la differenza nella gestione di Telesco la faranno soprattutto i suoi movimenti in free agency. La mossa Donald Brown non ha pagato lo scorso anno e neanche quella di Dwight Freeney anche se fu preso più per il concomitante infortunio di Ingram che per altro. Flowers è stato un furto ma a breve scadenza dato che diventa free agent. Quindi, tutto da vedere quest’anno con più banconote a disposizione.

Infine, sul fronte coaching staff la notizia ferale è che McCoy ha annunciato che sarà confermato l’intero reparto con l’eccezione di Joe Berry, coach dei LB’s. Vale la pena sottolineare che da quando Pagano è defensive coordinator la nostra difesa è finita undicesima, ventinovesima e ventunesima mentre l’attacco di Reich è finito dodicesimo nella lega, per cui …

Stagione difficile quindi quella che sta per cominciare. Ci troviamo ad un bivio di fronte al quale sarà complicato districarsi: puntare ancora su certi campioni che iniziano a diventare “datati” e provare per l’ennesima volta a costruirci intorno una squadra vincente o rifondare tutto daccapo? Questo dubbio ci accompagnerà nei prossimi mesi ma i primi rilasci e le prime mosse di mercato ci daranno subito il quadro delle intenzioni del front office che deve dar conto ad una piazza affamata di vittorie, bel gioco e titoli.