Broncos: Manningnovela

Una Lega come la NFL che fa dello spettacolo la sua arma migliore, ha trovato una soluzione molto “banale” per spettacolarizzarsi al massimo: spingere affinchè il gioco di passaggio, fino agli anni ’60 utilizzato come Piano B nel football americano, diventi il fulcro di qualsiasi attacco, perchè il passaggio è pulito e non “sporco” come le corse, perchè chi guarda la TV non vede un groviglio di corpi ma un eccitante duello corpo a corpo tra ricevitore e difensore, e perchè gli intercetti, i fumble, le chiamate discutibili, fioccano quando si tratta di giocate con ragazzi che fanno i 40 all’ora correndo e cercando di collidere.

Questo significa che sulle spalle dei quarterback viene a posarsi sempre più spesso il macigno della gestione dell’attacco. Ed in seconda battuta, significa un logoramento psicologico a cui non tutti sanno far fronte. La NFL si sa che è una tritagiocatori di primordine, ma si accanisce in maniera brutale sui quarterback.

Quest’anno sono andati in campo ben 72 ragazzi in questa posizione, di cui 62 per più di 10 tentativi di passaggio. Sono solo sedici i QB che hanno almeno il 90% di passer rating, diciassette se contiamo Colt McCoy, in bilico tra il ruolo di starter e backup a Washington. Tutti gli altri sedici vengono o sopportati dalle rispettive franchige, oppure malsopportati, messi in mobilità, tradati, degradati, tagliati. Con annessa ovvia damnatio memoriae.

Tutto questo, ovviamente, dopo averli scelti al Draft ed incensati come i nuovi messia per la franchigia.

Di conseguenza, chi ha dei buoni quarterback se li tiene ben stretti, incensandoli con contratti che erodono dal 20% al 25% del salary cap. E gli altri stanno alla finestra, attendendo un affare da free agency che capita con meno frequenza della cometa di Halley, oppure usando una pick del draft, possibilmente non male quanto ha fatto Washington per Robert Griffin III.

Questò è lo sfondo entro cui si muove la vicenda di Peyton Manning e dei Denver Broncos. Manning è stato considerato uno dei migliori quarterback dalla fine degli anni ’90 a tutt’oggi. Con lui Indianapolis trovò un quarterback che non ha mancato una gara per tredici stagioni consecutive, portando i Colts a 11 post season e contribuendo in maniera fattiva a far definire la franchigia di Irsay come una delle migliori della seconda metà del 2000, se non la migliore.

La messa alla porta dopo l’infortunio che gli fece saltare tutto il 2011 fu l’argomento dell’estate 2012, Indianapolis ebbe la vista lunga selezionando Andrew Luck che, a quanto pare, non sta facendo troppo rimpiangere peitone su in Indiana. E Denver si gettò su Manning scartando un certo Tim Tebow, altro quarterback che faceva riempire pagine e pagine in offseason. Ora, dopo una bruciante nonché traumatica sconfitta al primo turno della postseason 2014, Manning valuta la possibilità di ritirarsi sulla soglia delle 39 primavere, mentre si allena a New Orleans con lo specialista delle “lunghe carriere”, Mackie Shilstone.

I Broncos appaiono preoccupati di perdere un giocatore di questo genere, è vero che non stiamo parlando di un ragazzino e che Peyton non fa della mobilità il suo asso nella manica, ma stiamo parlando di uno di quei sedici di cui sopra, uno di quelli che le partite te le fa vincere, o al massimo non contribuisce a fartele perdere. Ma prima o poi questo dovrà accadere, anche perchè Manning è apparso abbastanza chiaro sul metro di valutazione che si autoapplicherà:

“[…] non posso dare risposte ad ogni ipotesi e ad ogni circostanza. Se non sei in buona salute? Se certi coach se ne vanno? Non posso rispondere ad ogni ipotesi. Credo che mi dovrò prendere un po’ di tempo per vedere come mi sento, vedere come mi sento fisicamente.”

E’ chiaro che a Denver stanno cambiando tante cose a partire dal Coach, ma soprattutto dall’altra parte della palla con i pensieri di ritiro di Welker ed il rinnovo di Demaryus Thomas, e per questo il general manager John Elway ed il CEO Joe Ellis oggi si sono visti con Manning per cercare di risolvere la questione, ma la riunione non ha portato a nessun esito, secondo fonti vicine alla squadra. I tempi però si fanno stretti, perchè Manning ha l’obbligo di passare i test fisici dal 23 febbraio al 5 marzo ed il 9 marzo è fissato un grosso spartiacque: se Manning sarà a roster quel giorno, insaccherà i 19 milioni di dollari di garantito, un dettaglio non trascurabile per i Broncos che, in vista di una campagna di free agency che potrebbe costare cara, potrebbero proporre una decurtazione di ingaggio al 19.

La vicenda non è banale, i fan sono preoccupati: di qui a breve, di quei sedici che dicevamo, ne potrebbero rimanere solo quindici.