Il treno dei desideri per Minneapolis

Necessariamente, va buttata sul ridere.

Che il povero Brandon Bostick, autore di un gesto tecnico che ha provocato più blasfemia di tutte le invasioni lanzichenecche messe insieme, fosse tagliato dai Packers, era crudelmente inevitabile: non deve essere facile presentarsi ogni giorno al lavoro e trovarci Bombolo che ti guarda come se fossi il suo prossimo pasto da KFC.

Che Brandon Bostick trovasse un immediato lavoro in una franchigia della NFL poteva starci, dato che si è dato lavoro a gente decisamente più scarsa e con istinti misogini/omicidi/gangsta/autodistruttivi ben peggiori. Che questa squadra siano proprio i Minnesota Vikings, beh… un po’ fa sorridere, orsù: Bostick è l’ultimo di una corposa processione di giocatori Green&Gold che attraversa il fiume St. Croix ed arriva a Minneapolis carica di speranze, quelle di farla pagare a chi li ha scaricati, e farla pagare con gli interessi, andando a giocare con una delle nemiche storiche dei formaggiari.

William Charles “Bucky” Scribner viene considerato più o meno l’apripista di questo fenomeno di trasferimento di attività da Green Bay a Minnesota: a ventisette anni arrivò a Minneapolis ma non riuscì a ripetere le due ottime stagioni di GB (nell’83 all’esordio lanciò un punt da 70 yard) e chiuse la carriera nel 1989. Negli ormai lontani anni ’80 anche Mossy Cade tentò il trasbordo, si tratta del membro più controverso di questo club di transfughi, e con buona ragione: dopo due stagioni nei Packers fu accusato e condannato per violenza sessuale ai danni della moglie mentre questi era membro di Green Bay, finito in carcere per quindici mesi, venne firmato da Minnesota ma dopo una sollevazione popolare (non si sa se causata dal fatto che fosse un violentatore o un Packer) il giocatore venne rilasciato tre giorni dopo dal GM Mike Lynn.

Jeff Brady, linebacker giramondo, tra Green Bay (1992) e Minnesota (1995-1997) passò prima a San Diego, Los Angeles e Tampa Bay, con i Vikings finalmente riuscì a mettere piede in campo. Per quanto riguarda Bryce Paup, DE/linebacker che fece una carriera lusighiera a dispetto del suo sesto giro al draft del 1990, la sua storia con i Packers finì prima dei rispettivi culmini: lui diventò il NFL DPOY del 1995, i Packers vinsero il Super Bowl XXXI, andò poi a rubare l’ultimo stipendio a Minneapolis a 32 anni, per poi tornare dalle parti della Baia a fare il coach alla GB Southwest High School.

Ormai saldamente nel 21mo secolo, arriva la storia di Robert Ferguson: il wide receiver dopo sei anni ai Packers dove era stato scelto al secondo giro del Draft, vide assottigliarsi lo spazio. Firmato da Minnesota, ebbe una discreta stagione nel 2007 con 391 yard e 1 TD ma poi sparì nel nulla, è stato visto l’ultima volta giocare per i Nighthawks Omaha della United Football League.

Su Darren Sharper possiamo dire un paio di cose che vanno oltre il football e non sarebbero di certo molto carine, diciamo che rischia l’ergastolo come violentatore seriale. Dopo le stagioni a Green Bay si trasferì nel 2005 a Minnesota dove ebbe una eccellente prima stagione ma nell’anno successivo già si videro segni di non perfetto equilibrio mentale quando, contro Miami, si mise a spintonare un referee per poi giustificarsi dicendo che il contatto era stato “accidentale”, talmente accidentale che prese 15.000 dollari di multa.

Ryan Longwell, dopo una mezza vita a Green Bay dove è ancora il secondo scorer di tutti i tempi, divenne uno dei kicker più affidabili della storia di Minnesota, dove lasciò il passo solo ad un ragazzo altrettanto bravo come Blair Walsh. Longwell, agli occhi dei Packers, risulta legato alla storia del qui di sotto Brett Favre, perchè caro amico di quest’ultimo e sua sorta di portavoce durante il tiramolla del suo DEFINITIVO ritiro nel 2010.

Su Brett Favre… che dire? Mi sembra che i giornali ed i media in generale abbiano sufficientemente parlato, e la sua storia di separazione dai Packers ha irrimediabilmente segnato la mia personale storia sportiva. La Vendetta, con la V maiuscola, non si è consumata granché, e Green Bay, questa volta (o anche questa volta?) ci vide giusto nella vicenda (vedi foto a lato).

Infine Greg Jennings, l’ultimo di una lunga serie di Packers che hanno lasciato il Lambeau per i loro arcirivali in Minnesota, corredando i saluti con una serie di dichiarazioni demenziali sul lavaggio del cervello che effettuerebbero a Green Bay, e sul fatto che in Minnesota si sia sentito subito libero e felice come una farfalla. Inutile dire che le poco più di 1.500 yard del biennio a Minneapolis non si avvicinino neanche alle stagioni d’oro del 2008-2010 che contribuirono al quarto anello per i Packers.

Ma come dico sempre: contenti loro, contenti tutti.