Green Bay Packers: Valutazione Rookie
L’annata 2014, sul fronte draft, è stata sicuramente positiva al 1265 di Lombardi Avenue. Ted Thompson, GM che fa da sempre del “draft & develop” un mantra, è riuscito a pescare – dopo qualche draft “sfortunato”, per lo meno secondo gli standard a cui ci ha abituati – giocatori di talento capaci di lasciare fin da subito il segno su entrambi i lati della linea di scrimmage. In attacco il caso più eclatante è sicuramente rappresentato da Corey Linsley, centro quinta scelta da Ohio State diventato titolare in seguito all’infortunio del titolare designato JC Tretter, e finito nella top-five dei centri NFL secondo PFF e nell’All-Rookie Team della Lega. In difesa invece la 21esima scelta assoluta, Ha-Ha Clinton-Dix, ha ridato rispettabilità ad un ruolo, quello delle safeties, da qualche anno diventato il punto debole per antonomasia della difesa di Dom Capers. In mezzo alle due “star” della rookie class 2014, altri esordienti hanno dato un importante contributo ad una squadra arrivata ad un onside-kick recuperato dal giocare per il Lombardi Trophy.
Ecco allora, nel dettaglio, i giocatori scelti da Thompson nel corso del Draft 2014 ed il modo in si sono comportati nel corso della loro rookie season in Green&Gold.
HA-HA CLINTON-DIX, S (1st Round, 21esma scelta assoluta, Alabama)
Nel corso della off-season, il focus in quel di Green Bay era rivolto verso un sostanziale upgrade nella posizione di safety. L’arrivo di Clinton-Dix ed il contestuale spostamento di Micah Hyde da CB a Safety erano proprio rivolti risolvere una volta per tutte una situazione da troppo tempo deficitaria. Clinton-Dix si è fin da subito calato nella parte, riuscendo in poco tempo a scalzare Hyde nella starting defense (12 su 18 le partenze da starter). Ha interrotto, in Week 3 contro Detroit, la poco invidiabile striscia di partite consecutive senza intercetti da parte delle safeties dei Packers che durava da due anni, concludendo la stagione con 3 picks e 9 passaggi difesi. Ha mostrato sin da subito un’ottima visione di gioco, ed una buona capacità di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Dove invece è ancora carente è nella tecnica di placcaggio: spesso, pur arrivando sul portatore di palla col timing giusto, abbassa troppo il casco perdendo di vista il “bersaglio”, dimostrando troppa irruenza. Ha chiuso la stagione a Seattle con una prestazione con tante luci (cinque placcaggi, due intercetti e tre passaggi difesi) e diverse ombre (qualche placcaggio sbagliato di troppo, in primis, nonchè il black-out che ha portato alla 2-point conversion di Willson). Nel corso della offseason dovrà sicuramente lavorare sulla tecnica di placcaggio, affinare la tecnica e gli angoli, ma ha tutte le carte in regola per diventare il playmaker che Thompson cercava alla 21 overall. Il suo emergere è anche riuscito a rigenerare il compagno di reparto Burnett.
DAVANTE ADAMS (2nd Round, 53esima scelta assoluta, Fresno State)
Stagione con alti – importanti – e bassi – desolanti – ma tutto sommato positiva per il contributo che il #17 è riuscito a dare alla squadra. Iniziata la campagna 2014 come quarto ricevitore dietro Nelson, Cobb e Boykin, il prodotto di Fresno State è fin da subito riuscito a scalzare Boykin dalla posizione #3 della Depth Chart. Questo non ha immediatamente significato ricezioni e produzione di yards però, dato che nel corso delle prime settimane della RS erano ben pochi i palloni che Aaron Rodgers non lanciasse a Cobb o Nelson. L’alchimia tra ricevitore e QB è qualcosa che va creata col tempo, con le reps in allenamento e con gli snap, specie se il QB in questione è un maniacale professionista come il #12. La stagione di Adams può essere descritta come “a sprazzi”. Ha mostrato grandi lampi in alcune, importanti partite – 6 ricezioni per 121 yards in Week 13 contro New England (cui fa da contraltare un clamoroso drop in endzone); 7 ricezioni per 117 yards ed un TD nel Divisional contro Dallas – e desolanti rookie mistakes in altre (su tutti, i drop e le numerose tracce sbagliate nella partita più brutta dell’anno per l’attacco dei Packers, la trasferta di Buffalo di Week 15). Sua, peraltro, la ricezione in una delle azioni più rappresentative della stagione da MVP di Aaron Rodgers, il fake spike nel game-winning drive in Week 6 “in the house that Marino built”. La prossima stagione dovrà essere per lui quella del definitivo salto di qualità. Dovrà limitare gli errori che gli hanno tarpato le ali nel 2014, e diventare un punto di riferimento costante ed affidabile.
KHYRI THORNTON, DT (3rd Round, 85esima scelta assoluta, Southern Miss)
La vera, grande delusione del Draft 2014. Finito in season-ending IR dopo l’ultima di pre-season a causa di una hamstring injury, avrebbe probabilmente fatto enorme fatica a rientrare nel 53-man roster per il modo in cui si era comportato in pre-season. Lento, avulso dalle azioni e carente in quanto a forza fisica, era stato sostanzialmente un non-fattore nei tanti snap giocati in pre-season. Avrà sicuramente un’altra chance, specie considerando il valore della scelta spesa su di lui al Draft.
RICHARD RODGERS, TE (3rd Round, 98esima scelta assoluta, Cal)
Sul finire di stagione, Aaron ha detto di lui, semplicemente, “ha le migliori mani della squadra”. Una investitura importante da parte della star della squadra. L’inizio di stagione era stato abbastanza problematico per il prodotto di Cal (altra cosa, l’università di provenienza, che lo accomuna al #12 oltre ovviamente al cognome). Le difficoltà principali le incontrava nell’effettuare i blocchi (low-light della stagione probabilmente la partita di andata contro i Lions), mentre per quanto riguarda le ricezioni soffriva della stessa mancanza di “alchimia” col QB di cui abbiamo parlato per Davante Adams. La sua prima ricezione in carriera è arrivata in Week 4, nell’opening drive della sfida del Soldier Field contro i Bears. Un big gain su una seconda lettura di Aaron. Da allora il suo contributo offensivo è costantemente aumentato, e parallelamente il duro lavoro in allenamento ha portato ad un sensibile (ma non sufficiente, per ora) miglioramento dell’efficacia dei suoi blocchi. Pur partecipando attivamente al pomeriggio da incubo a Buffalo in Week 15, è diventato una valvola di sicurezza per Aaron Rodgers nella chiusura dei terzi down. Importante il suo contributo sul finire della regular season e durante i playoff, in particolare nella sfida contro Dallas del Divisional, in cui ha chiuso diversi, fondamentali terzi down e tenuto la bomba lanciata da Aaron in mezzo a due difensori per il TD del definitivo sorpasso. Ha le capacità, la voglia e la work-ethic giuste per fare il salto nel suo anno da sophomore. Gli basterà continuare da dove aveva finito.
CARL BRADFORD, LB (4th Round, 121esima scelta assoluta, Arizona State)
Inadatto, per limiti fisici, a giocare OLB tra i pro, il suo training camp può a tutti gli effetti essere definito “da incubo”. Sul finire della pre-season la decisione di spostarlo ad ILB gli ha sostanzialmente salvato il posto nei 53. E’, nei fatti, un cantiere aperto, ed ha usufruito di un redshirt year tra i pro nel corso della stagione appena trascorsa. Mai parte dei 46 giocatori attivati nei gameday, deve necessariamente dimostrare di meritare un posto in squadra quest’anno, in un ruolo in cui un sostanziale upgrade è giustamente ritenuto di fondamentale importanza dal coaching staff. Avrà le sue chances, vedremo se sarà in grado di sfruttarle e garantirsi per lo meno un posto nella rotazione degli ILB.
COREY LINSLEY, C (5th Round, 161esima scelta assoluta, Ohio State)
Destinato nel corso di training camp e pre-season al ruolo di backup e probabilmente di swing-lineman, il #63 è diventato il titolare in seguito all’infortunio del titolare designato JC Tretter alla vigilia dell’ultima di pre-season, finendo per giocare tutti gli snap offensivi di regular e post season. Catapultato nella fossa dei leoni del CenturyLink Field nell’opener stagionale senza aver mai snappato in partita per Aaron Rodgers, Corey ha fin da subito convinto, dando solidità e stabilità ad una posizione ultimamente abbastanza precaria in casa-Packers. Eccellente nel run blocking, fatica maggiormente nel pass blocking, dove si è reso responsabile di un sack e tre holding. Assieme a Sitton e Lang ha formato uno dei trii di interior linemen più solidi della Lega. La sua ricetta vincente? Forza fisica, solidità mentale – neanche il trash talking di Bruce Irvin, che prima del season opener aveva dichiarato di “pregare per lui”, è riuscito minimamente a scalfirlo al debutto tra i pro in casa dei campioni in carica-, e una buona dose di pancake-blocks. I rookie mistakes non sono ovviamente mancati, e nella fattispecie da annoverare qualche miscommunication di troppo col due volte League MVP sulla linea di scrimmage e qualche bad snap, ma l’attacco dei Packers potrebbe aver trovato il centro titolare per i prossimi 10 anni.
JARED ABBREDERIS, WR (5th Round, 176esima scelta assoluta, Wisconsin)
“The Magic”, come è stato soprannominato nella locker room, è diventato fin da subito uno dei beniamini dei tifosi dei Packers, dati i suoi trascorsi a Camp Randall con i Badgers. Purtroppo un infortunio nel corso del training camp ha posto anzitempo fine alla sua stagione. Alla Scouting Combine di Indianapolis McCarthy ha parlato in termini positivi del prodotto di Wisconsin, del suo recupero dall’infortunio e del contributo che pensa possa dare all’attacco nel corso della prossima stagione.
DEMETRI GOODSON, CB (6th Round, 197esima scelta assoluta, Baylor)
A scuola, il suo voto sarebbe NC. A parte garantirsi un posto nei 53, ha fatto poco altro. Da segnalare giusto qualche placcaggio negli special teams. Rimandato a settembre.
JEFF JANIS, WR (7th Round, 236esima scelta assoluta, Saginaw Valley State)
L’X-Factor della stagione appena trascorsa. E’ diventato uno dei preferiti della Packer Nation dopo un training camp impeccabile ed alcune entusiasmanti azioni – in particolare, un ritorno ed una ricezione – durante la pre-season. Inserito da Thompson nei 53 più per paura di vederselo soffiare dalla practice squad che per reale convinzione, ha passato l’intera stagione a colmare il gap che un giocatore di Division II incontra nel salto tra i pro. Attivato solamente in tre partite stagionali ma protagonista su twitter in occasione dei toto-46 prima di ogni partita, ha davanti a sè il gravoso compito di far fruttare l’anno di apprendimento e fiducia, dimostrandosi pronto a dare il proprio contributo al migliore attacco e/o ai peggiori special teams della NFL.
– Salvatore Ioppolo –

