Manage like a Raven (Il talento di Mr. Newsome)

Ogni anno di solito, ai primi di Marzo, arriva la “free agency” NFL, per molti assieme al draft è l’unica occasione per sognare un futuro migliore almeno fino all’inizio della regular season dove spesso quei sogni si infrangono di fronte alla dura realtà del football giocato. Una regola aurea dell’NFL nell’era del Salary Cap è che le vittorie si forgiano nell’offseason con una gestione oculata del budget a disposizione. Puntualmente come un orologio questo periodo viene vissuto dai tifosi dei Ravens come una tortura. Di fronte  ai nomi roboanti che vengono firmati a suon di trade (scambi), di contratti spesso sopra le righe rispetto al valore dei giocatori, in un turbinio di “verdoni” incassati e spesi, Eric DeCosta (assistant General Manager) e Ozzie Newsome restano in attesa. I giocatori vengono lasciati partire, scambiati o rilasciati anche a grande malincuore, Haloti Ngata, Torrey Smith, Anquan Boldin, Paul Kruger, Jacobi Jones, per citarne solo alcuni dei più recenti e tra i tanti: e quando i tormenti e la frustrazione dei tifosi arrivano al livello di guardia spesso arriva il mantra: “In Ozzie We Trust”, chi lo declama non importa, ma è l’ansiolitico adatto al caso.

Ma perchè dovremmo fidarci di Ozzie? I got This (Ozzie Newsome)

 

Si potrebbero stilare classifiche e statistiche, ma basta questo: dal 2008 ad oggi i Ravens sono quasi sempre andati ai playoff (ad eccezione del 2013), hanno giocato 3 Championship, vinto un Lombardi Trophy nel 2012, e hanno sempre vinto la prima gara di postseason. Questo nonostante la girandola di assistenti, offensive/defensive coordinators, giocatori titolari e riserve.

La filosofia è semplice: il draft è la base su cui costruire la squadra, le pick (le scelte al draft) sono fondamentali e non vanno regalate facilmente. Anche e soprattuto le compensatory picks (quelle che dal 1994 l’NFL ha introdotto per compensare i free agent persi da una franchigia durante l’offseason). Dal 1994 i Ravens sono in testa alle 32 altre franchigie per numero di compensatory pick ottenute.

Un esempio: nel 2010 i Ravens perdono in free agency Dwan Edwards e Justin Bannon, ricevono in cambio due compensatory pick, con una di quelle pescano dal draft Pernell McPhee al quinto giro. McPhee quest’anno fa 7.5 sack e firma un contratto di 5 anni per 40 milioni di dollari con i Chicago Bears. I Ravens riceveranno una pick più alta della quinta usata per pescarlo al draft. Il ciclo si chiude con un saldo positivo.

I Ravens nel weekend hanno firmato Kendrick Lewis safety proveniente dagli Houston Texans, ma avendo superato il massimo numero di compensatory picks per quest’anno il fatto di firmarlo non ne farà diminuire il numero. E con ogni probabilità gli eventuali prossimi free agent firmati saranno dei giocatori rilasciati proprio per non perdere nemmeno una compensatory pick.

“Right player, right price” (Giocatore giusto al prezzo giusto) la filosofia è questa, inutile disperarsi. Non vedrete mai i Ravens svenarsi per un nome alla Suh. E ben difficilmente Ozzie&C. saranno i re della free agency.

Se un giocatore è in scadenza contrattuale Ozzie fissa un prezzo per tenerlo in base al suo giudizio e dal quel prezzo non si sposta o quasi. E Steve Bisciotti lo sa bene:

“Ozzie si segna la cifra; E io devo viverci. Non l’ho mai convinto a cambiare quel numero “.

“Forse, dico forse, lui mi chiamerà perché sa che mi ha detto che questa era la cifra, e sarà lui a dire: ‘Possiamo chiudere,’ ci costerà circa 400.000 dollari l’anno – di solito mi becca durante un happy hour – e rispondo, ‘Sì.’ Ma a lui piace richiamarmi dicendo, ‘ho intenzione di rinunciare a qualcosa,’ così di solito dico, ‘Ok, sono disposto a pagare di più,’,  lui risponde, ‘No’. Poi, quando cede ad una cifra maggiore, finge di fare al suo capo un favore. Facciamo questo balletto ogni anno. ”

Se un giocatore non rientra nei piani o non è adatto al sistema o se per chiudere ci si sposta troppo dal suo valore definito, si preferiscono le compensatory pick rispetto allo sborsare la differenza per riuscire ad assicurarsene i servigi.

I tifosi devono conviverci e farsene una ragione.

“Sono sempre invidioso delle altre squadre in questo periodo dell’anno, e loro sono invidiosi di me quando arriviamo ai playoff”, aggiunge Bisciotti. “Così, continueremo a fare quello che facciamo, e nel modo in cui lo facciamo, e quello ci preclude di capitalizzare l’investimento pagando i nostri ragazzi.”.

Quindi dico ai tifosi dei Ravens: Non prendetevela ed aspettate l’inizio del football giocato.

Ma so già che i dolori ricominceranno puntualmente la prossima offseason …