“La solitudine del numero 0” nel Sistema Difensivo Steelers

Questa mattina mi sono svegliato e come di consueto – anche se drogato dagli assurdi zuccheri assunti in due giorni di feste – ho fatto una veloce ricognizione delle pagine web più vicine agli affari sportivi di Pittsburgh per aggiornarmi sulle ultimissime Steelers. Il giornalista e blogger del Pitt-Tribune, Mark Kaboly, insider vicinissimo alla franchigia, ha proposto stamani il suo primo Mock Draft B&G. Tutte ottime scelte, niente da dire; tutte le primary need coperte alla grandissima con players adattissimi al sistema. Peccato che in otto chiamate il buon Kaboly non abbia previsto la presa di un solo DL-man.

Perchè, non scordiamocelo, a DE siamo “sottili” di qualità in depth, ma questo al brillante giornalista interessa poco o nulla. Forse perchè ritiene Clifton Geathers (ri-firmato per un anno qualche giorno addietro) un devastante backup (non si capisce come mai abbia cambiato otto casacche in quattro anni infatti); o forse perchè crede nella rinascita tanto improvvisa quanto miracolosa (e per questo irrealizzabile) di Cam Thomas; o ancora perchè reputa Ethan Hemer e Joe Kruger ragazzi dall’immediato, brillante futuro (avranno in due un paio di snap tra i Pro).

Allora mi sono messo a ragionare un attimo prendendo in considerazione l’idea (benché lontana ma non improbabile) che il nostro Front Office prossimo draft possa ipotizzare la presa di un Defensive Lineman già al 1° round, e in particolare uno 0-Tech player.
Si tratterebbe chiaramente di prendere il BPA, perchè le primary need B&G – lo sanno anche i muri – sono in primo luogo a CB, OLB e S. Niente di più vero. Ma non scordiamoci che Steve McLendon è al suo ultimo anno di contratto e prossima season avrà comunque 31 anni (sempre che riesca a giocare, visto che è scassato una partita sì e l’altra pure), e considerando i tempi di apprendistato necessari all’integrazione perfetta di un DL-man nella linea/sistema Difensivo Black & Gold, non sarebbe una mossa tanto azzardata innestare un ragazzetto terribile lì in mezzo già quest’anno.

Ma perchè dovremmo pescare altissimo un NT e non un 5-Tech DE quando in starting lineup abbiamo appunto Steve McLendon e Daniel McCullers a 0-Tech position, mentre a DE, invece, il vuoto nero e buio dietro Cam Heyward e Stephon Tuitt?
Risposta facile: perchè McLendon è sempre stato un 5-Tech DE adattato a NT e quindi – nell’ipotesi di una presa di un NT alto al Draft- andrebbe a fare il backup turnante di Heyward e Tuitt (risultato: spot coperto e cementato), mentre McCullers è la roccia che collochi situazionalmente dentro al front, non un player che ha in canna il 50% di snap a partita. In addizione a queste considerazioni “interne” è necessario aggiungere che se la classe di 3-4 DE che quest’anno si presenterà al draft è davvero misera, quella di uomini da 0/2-Tech è invece brillantissima come non si vedeva da tempo.

Quindi non sarebbe ipotesi remota quella di pescare un Malcom Brown da Texas con la 22esima (dando per scontato Danny Shelton da Wash già fuori dal board quando Pitt sarà sull’orologio). Avremmo una linea giovanissima, ricca di qualità, e strutturata per lavorare e costruire nel prossimo decennio una nuova “Steel Curtain 3.0”.

L’ipotesi di una chiamata alta per un 5-Tech DE invece è più complessa perchè abbiamo già gli starter posizionati e irremovibili nelle caselle giuste. Quindi, se non si vuole portare a casa un NT e spostare nello spot di origine McLendon, un DE non lo prenderemmo mai nei primi due giorni di draft, anche perchè – a parte Arik Armstead da Oregon, unico “pure” 3-4 DE in prospettiva Pro (che a me non piace per niente tra l’altro) e forse Carl Davis da Iowa e Jordan Phillips da OU (molto meglio ma troppo azzardati per una 22esima assoluta) – il piatto piange di talento nella posizione.

L’ipotesi migliore sarebbe qui rappresentata dal promettente e collaudato Henry Anderson da Stanford (sempre che non gli si faccia fare la fine di Josh Mauro della stessa Alma Mater) , che potremmo chiamare in midlle round (tra 4° e 5° round credo io) senza quindi dissanguarci, visto che parliamo di un backup utile per la profondità e sul quale si possa investire con tranquillità tutto il tempo del mondo per un lavoro di affinamento fisico, tecnico e tattico. Altre intriganti ipotesi per un late round pick potrebbero essere rappresentate alternativamente da Leterrius Walton da Central Michigan (perfect fit 5-Tech DE) e Ellis McCarthy da UCLA (ibryd NG/DE in “30” front system), che potrebbero incrociare la nostra strada tra il 5° e il 6° giro.

Tirando le somme: se alla stazione 22 i B&G non trovassero più sui binari A.Dupree/R.Gregory a Rush-OLB, M.Peters/K.Johnson a CB, e L.Collins a S (tutti gli altri nelle rispettive posizioni non li trovo adatti al nostro sistema per l’oneroso e prezioso investimento del 1-round pick, eccetto forse che per Eli Harold, OLB da Virginia, che però sarebbe più adatto a giocare in offensive strong side OLB, cioè a destra, dove siamo già profondi), gli Steelers potrebbero catapultarsi sull’uomo di linea difensiva pescando il NT che tanto manca dai tempi di Casey Hampton. Ed è risibile l’affermazione che un NT nel football moderno contribuisce poco e che l’investimento di un first round per lo spot sarebbe quindi azione illogica. Noi dell’assenza di una chiglia centrale che faccia da base di supporto al gioco dei Passrushers in pocket-pressure e dei Linebackers in run stop ne sappiamo più di tutti; potremmo scriverne una tesi di laurea approfondendo anche il tema dell’apporto che un NT performante offre nelle situazioni/azioni difensive in blitz. Gli insuccessi in pass-rush-stage di Pittsburgh in questi ultimissimi anni si sono materializzati anche a causa del sempre minore impiego dell’attacco multiplo alla tasca avversaria da parte dei “QB’s Killers” non specialisti (ILB, CB e Safety). La famigerata “fire zone blitz” firmata Lebeau – tanto per dirne una – non la vediamo impiegata dal 31 a.C.

Il più semplice postulato in termini di resa difensiva così recita: “metti pressione dall’edge sulla tasca avversaria e il backfield difensivo ne gioverà”; da cui, per conversione e ribaltamento quasi matematico: “metti qualità in copertura nel backfield difensivo e la passrush ne gioverà”.
Niente di più vero, peccato che sia il “recto” che il “verso” di questa ammissione quasi scientifica implica una base di partenza unica: qualità strutturale e profondità in D-line.
Senza sarebbe come voler risolvere l’annoso problema del mistero dei numeri primi senza conoscere neanche quali siano i numeri naturali.

Potremmo quindi davvero partire dallo 0…l’uomo da 0-Tech…il player più solitario del gioco.