NFL Draft 2015: Chicago Bears recap

Playoff NBA, playoff NHL, incontro del decennio dei pesi welter e Draft Days: tutto in una sola città, tutto a Chicago.

E’ quindi in un clima di festa e di protagonismo che i tifosi della Windy City attendono freneticamente il primo draft dell’era Pace-Fox, sperando che la buona posizione figlia della pessima stagione passata consenta di scegliere, ad ogni giro, tra i prospetti migliori.

 

Round 1, Pick 7: Kevin White, WR (6’3, 212lb) – West Virginia.

Con Amari Cooper già scelto dai Raiders e Danny Shelton ancora disponibile, tutti si aspettavano la chiamata del NT di Washington da parte dei Bears, bisognosi di certezze difensive dopo l’imbarazzante stagione 2014, soprattutto nell’ottica dell’ormai certo passaggio a schemi difensivi Fangio-oriented come la 3-4 defense. E invece Pace si butta sul secondo miglior WR disponibile a questo draft, Kevin White, stupendo un’intera città.
Rimarcando che razza di buco abbia lasciato la partenza di Brandon Marshall, il GM dei Bears si accaparra un WR di peso tra i più talentuosi della passata stagione collegiale, già abbastanza pronto per il ruolo di WR2 dietro ad Alshon Jeffery, ormai vera punta di diamante dell’attacco Navy & Orange.
Certo, nell’economia di una squadra che vede nel QB il suo più grande punto di domanda, spendere un primo round in attacco ha scatenato più di qualche mal di pancia; c’è da dire però che, così facendo, Pace assicura al team di Fox un WR-duo già di spessore ma complessivamente molto giovane, il che non fa mai male.

Grade: A-

 

Round 2, Pick 39: Eddie Goldman, DT/NT (6’4, 336lb) – Florida State.

A rilanciare gli animi dei tifosi di Chiacgo, ecco la magia del secondo Round.
Pace segue come un cane da fiuto il secondo migliore NT del draft che, fortunatamente per gli orsi, arriva immacolato alla settima scelta del secondo giro, dove il GM può agguantarlo senza indugi.
Era quello che ci si aspettava perché il Nose Tackle, come detto tante volte in Off Season, è un pilastro fondamentale della difesa 3-4 e dalla Free Agency nessuno era arrivato per coprire degnamente questo ruolo.
Con White preferito a Shelton nel round 1, i fan si stavano già per lasciare andare a crisi di panico da Draft infruttuoso e invece arriva questo ragazzone di 1.93 per 152kg che ha davvero poco da invidiare al collega first rounder.
Chi come me l’ha visto in azione, magari contro la propria squadra (Notre Dame @ FSU), sa bene di cosa parlo; Goldman spinge, blocca e buca la OL come un vero NT deve saper fare, col QB sempre nel mirino.
Oltre sessanta tackle e sei sack in 3 anni di college football per questo ragazzo di Washington D.C., in cui ha vinto due volte il titolo ACC e una volta il titolo nazionale, oltre ad una convocazione, nel 2014, nel First Team All-ACC.

Grade: A

 

Round 3, Pick 71: Hrossin Grasu, C (6’3, 294lb) – Oregon.

Sistemate le questioni calde del WR2 e del NT, a Chicago restano ancora molte need; tra tutte, quelle legate ad un OL ancora da completare, soprattutto dopo la partenza del super veterano Roberto Garza.
Ed è proprio su un Centro che si lanciano i Bears, andando a selezionare il vice campione nazionale Hrossin Grasu, da Oregon.
Grasu, vincitore nel 2014 del Rimington Trophy (trofeo riservato al miglior Centro del panorama collegiale nazionale)  si ritrova in reparto con l’ex compagno di squadra Kyle Long e va a rimpolpare una OL spesso poco solida portando il proprio peso e il proprio talento, cresciuto in una delle linee migliori dell’intero panorama collegiale; la stessa, per intenderci, che ha permesso ad un certo Marcus Mariota di diventare quel Marcus Mariota.

Grade: A

 

Round 4, Pick 106: Jeremy Langford, RB (6’0, 208lb) – Michigan State.

Con le need riguardanti la secondaria (soprattutto la Safety) ancora del tutto scoperte, l’ultima cosa che si potesse pensare era che i Bears scegliessero un RB al quarto giro; soprattutto con Matt Forte e Ka’Deem Carey a roster.
Certo, se ci si ferma a pensare, Forte è tutt’altro che eterno (30 anni a dicembre) e la coppia Carey-Langford è un bel miraggio futuro, soprattutto se considerata in un’ottica di crescita che riguarda anche il duo Jeffery-White.
Del resto, il prodotto di Michigan State è davvero buono: due volte All-Big Ten, una volta campione Big Ten (2013) e una volta vincitore del Rose Bowl (2014), Jeremy langford ha corso più di 2.900 yard nei suoi tre anni passati tra le fila degli Spartans, con una media di 5 yard a corsa e un totale di ben 40 TD.
Un ottimo prodotto, insomma, per una pick totalmente votata al futuro piuttosto che all’immediatezza; quella avrebbe richiesto un occhio di riguardo per i DB, ed è ciò che abbassa un po’ il voto di questo quarto round.

Grade: B+

 

Round 5, Pick 142: Adrian Amos, S (6’0, 218lb) – Penn State.

Come il secondo giro ha calmato i fans dopo il primo, così il quinto li tranquillizza dopo il quarto: Habemus Safety.
Arrivato indenne al quinto giro, Adrian Amos, DB da Penn State, finisce dritto nelle mire di Pace.
Non troppo lontano dall’essere una Safety di primo livello (anche se qualcuno già invidia Landon Collins ai Giants), Amos può vantare oltre 140 tackle, 7 intercetti e 2.5 sack nei suoi quattro anni in Pennsylvania; Safety veloce e molto fisica, ha giocato parecchio anche come Cornerback, il che lo pone in una probabile posizione di “Jolly”, almeno finché non si saprà dove le sue doti fisiche e attitudinali fittano meglio.

Grade: B

 

Round 6, Pick 183: Tayo Fabuluje, OT (6’6, 353lb) – TCU.

Ultimo giro per i Bears che hanno tradato il loro round 7 ai Jets nell’affare Marshall, speso nuovamente in attacco.
Arriva dalla sorprendente TCU, cenerentola della passata stagione collegiale, un vero OT old school, di quello grossi e potenti, a dare profondità ad una linea offensiva che da troppi anni soffre e che deve proteggere un QB tutt’altro che d’acciaio.
Un metro e novantotto centimetri per centosessanta chili di ragazzone, Fabuluje è un Tackle più veloce e mobile di quanto faccia credere la sua stazza. A TCU ha giocato praticamente sempre sul lato debole del proprio QB, dimostrando un gran talento nella protezione della tasca, in fase di passaggio e di QB Option.

Grade: B+

 

Si conclude così il riepilogo del primo Draft targato Ryan Pace, GM nuovo di zecca in casa Bears, famoso proprio per il suo lavoro di reclutatore ai tempi di New Orleans.
Ci aspettavamo tutti un Draft molto più difensivo: NT al primo giro, almeno un LB, DB non oltre il terzo; e invece Pace ha scelto di mescolare le carte guardando un po’ al futuro, un po’ al presente.
Buone le prese difensive, buonissime quelle offensive; la dirigenza dei Bears sembra essere riuscita a combinare il bisogno di fornire a Jay Cutler supporto e protezione con la lungimiranza di guardare al futuro della franchigia, al prossimo QB e alle sue future armi, mentre in difesa ci si affida a molti free-agent in prova per un anno mentre un paio di posizioni chiave vengono coperte da un draft che definirei piuttosto ben riuscito.
Dopo anni di semi-buio, era ora.

Average Grade: A-