Ma va?! Ovvero quel poco che abbiamo imparato sugli OTA

La scorsa settimana si sono conclusi i minicamps e gli OTA delle squadre NFL, e per la carne da cannone ben pagata dei giocatori della Lega, sono iniziate le vere vacanze.

Si sa che in queste attività, i giocatori non si ammazzano certo di fatica, ed il contatto è ridotto al minimo grazie all’accordo stipulato con i proprietari nel 2011, tuttavia anche quest’anno qualcuno ci ha lasciato le penne in queste sessioni di lavoro tardoprimaverile, come la prima scelta di Jacksonville Dante Fowler Jr., e Jeff Heuerman, rookie TE dei Denver Broncos. Non a caso siamo di fronte a due ragazzi appena arrivati in NFL, in cui la smania di mostrarsi probabilmente ha favorito i fattacci, in un generale clima di rilassatezza, tanto che spesso, in caso di vertenze tra giocatore e squadra, i primi si siedono a guardare gli altri senza incappare nelle ire della franchigia, a patto che poi le questioni contrattuali vengano sanate.

Dati i pochi contatti fisici, la fase del minicamp/OTA è una delle più barbose della offseason, gli allenatori spendono molto sul lato mentale, abituando i rookie all’ambiente professionistico, stimolando la competizione tra i giocatori della practice e le recenti firme, improntano nelle sale riunioni programmi di apprendimento ampi e variegati.

Tuttavia, in questo deserto emozionale che fa sbadigliare tifosi ed addetti ai lavori, qualcosa abbiamo ugualmente imparato, anche se afferisce in molta parte alle dichiarazioni degli staff tecnici:

 

1. Marcus Mariota a quanto pare non è una sòla 

Ken Whisenhunt, coach dei Titans, si è detto soddisfatto di quello che ha visto da rookie QB Marcus Mariota.

“E’ probabilmente più avanti di quello che pensavamo fosse a questo punto”

Avrei pagato per sentirlo dire qualcosa tipo “Mariota, nah… abbiamo draftato un bidone”, tuttavia da gennaio, Mariota ha lavorato sul suo gioco di gambe, trascorrendo molte ore a prendere gli snap sotto al centro e e lanciare dopo tre, cinque e sette passi all’indietro, oltre a gestire un huddle, cose che probabilmente non aveva mai dovuto fare nel suo periodo sotto spread spinta a Oregon. I suoi compagni di squadra a Tennessee hanno elogiato la sua precisione, segno che il suo migliore gioco di gambe sta pagando. Ne sarà molto contento anche il “Gatto Di Marmo” Mettenberger la cui avventura da starter ai Titans sembra sia finita piuttosto in fretta, per ora.

 

2. Jameis Winston a quanto pare non è una sòla

Winston ha già preso per mano l’attacco dei Buccaneers, e questa non è una sorpresa sia perchè è un giocatore brillante e “sportivamente” intelligente (in altri ambiti ha lasciato a desiderare), sia perchè è chiaro che Lovie Smith non si fida di Mike Glennon. La cosa che sorprende è che sembra che Winston sia in sintonia con i veterani che ha attorno. Inoltre i Bucs stanno già preparando un attacco che possa rendere più agevole il compito di “Pancetta”, spostando Mike Evans a split end e utilizzando Vincent Jackson più nello slot. Se winston verosimilmente si abituerà alla uptempo, non si accetteranno più scommesse su chi sarà il quarterback titolare di Tampa Bay a Week #1, e in bocca al lupo.

 

3. I Buffalo Bills ed i Philadelphia Eagles hanno qualche problema in più del previsto al quarteback

Alcune situazioni riguardo al fulcro dell’attacco, in squadre cronicamente alle prese con questi problemi, sembrano in via di definizione: Brian Hoyer è in vantaggio su Ryan Mallett a Houston, Josh McCown è il numero 1 per i Cleveland Browns; Geno Smith rimane lo starter dei New York Jets in mancanza di meglio. Poi ci sono Bills ed Eagles. E’ difficile scegliere un vincitore nella battaglia a tre che vedrà convolti Matt Cassel, EJ Manuel e Tyrod Taylor, o meglio è difficile scegliere i due perdenti. Per Cassel senza dubbio è irritante che, data la sua esperienza, non riesca a guadagnarsi il posto da starter indiscutibilmente. Manuel rimane assolutamente incostante. Taylor ha fatto abbastanza per finire nel ballotaggio, ma la sua esperienza NFL è esclusivamente come backup. A Philadelphia, Sam Bradford deve terminare il recupero dall’operazione al crociato anteriore prima che possa entrare in piena competizione con Mark Sanchez. L’esito dipende da che garanzie fisiche ma soprattutto mentali riuscirà a mettere in campo Bradford. Non è solo questione del fatto se si faccia male, ma se gioca senza paura di farsi male. Ha un mese di camp per dimostrarlo. Sanchez è una valida alternativa agli occhi di Kelly. Conosce il sistema, ha fatto bene agli OTAs, sai cosa può darti e sai che è una solida alternativa. 50/50 ad oggi.

 

4. La classe dei runningback 2015 è eccellente

Melvin Gordon sta già entusiasmando i San Diego Chargers. Ameer Abdullah sta strappando recensioni entusiastiche per i Detroit Lions. Duke Johnson è stato il miglior back questa primavera per i Browns. T.J. Yeldon ha fatto a sufficienza per suggerire un suo impiego da starter per i Jacksonville Jaguars. Gli esperti di draft hanno ritenuto che la classe dei runningback di quest’anno sia la migliore degli ultimi dieci anni, e stiamo già vedendo i segni che oltre ad essere la migliore, avrà anche una immediata efficacia, per molte delle franchige. Tuttavia ci sono parecchie vecchie volpi in giro (Ahmad Bradshaw, Chris Johnson, Ray Rice, Adrian Peterson) che potrebbero infrangere qualche sogno di gloria a breve termine. Peraltro alcuni veterani stanno facendo bella figura: Chip Kelly crede di avere il backfield di maggior talento nella NFL dopo aver firmato DeMarco Murray e Ryan Mathews aggiungendoli al nano malefico Darren Sproles. CJ Spiller ha generato entusiasmo nell’attacco dei New Orleans Saints alle prese con i problemi di tetto salariale. Rex Ryan è pronto a usare LeSean McCoy come valvola di sfogo dati i “problemini” al quarterback a Buffalo. Shane Vereen si sta ritagliando un ruolo significativo nei New York Giants.

 

5. Anche quest’anno la classe dei rookie WR sembra piuttosto valida

Amari Cooper guida la pattuglia WR rookie di questa stagione. Gli Oakland Raiders se lo godono dopo averlo visto in azione negli OTA e nei minicamp, ma avrà una certa concorrenza per strappare copertine: Nelson Agholor degli Eagles e Phillip Dorsett dei Colts sono apparsi altrettanto efficaci durante questa prima parte di offseason. Tyler Lockett ha mostrato ai Seattle Seahawks le proprie qualità come returner ed aggiungerà una buona componente di velocità ad un corpo receiver che punta molto su questa caratteristica. Nonostante qualche drop di troppo, Breshad Perriman ha impressionato lo staff tecnico dei Baltimore Ravens. In standby DeVante Parker, draftato dai Dolphins, avendo bisogno un’altro intervento al piede, che lo terrà fuori fino all’inizio della stagione regolare, e Kevin White dei Chicago Bears, allenatosi poco al minicamp ma apparso in salute al precedente rookie minicamp.

 

6. Il ritorno di Adrian Peterson è un non fattore ai Minnesota Vikings

Il comportamento di Adrian Peterson, non mi è piaciuto, ed anche se è tornato a lavorare tutto tranquillo con i Vikings, secondo me punta a “qualcos’altro” che non siano i viola di Minneapolis. In qualche modo i Vikings hanno vinto sette partite l’anno scorso senza Peterson, con un quarterback rookie (Teddy Bridgewater), con una linea messa assieme al bar della stazione e con una difesa alle prese con un sistema tutto da imparare. Ora, la squadra è in buona salute, e hanno effettuato un nuovo buonissimo draft che aggiunge talento in antrambi i lati della palla. Nel suo secondo anno come capo allenatore, Mike Zimmer ha la possibilità di puntare ai playoff, date le perdite per Detroit e la ricostruzione di Chicago, ma tutto il lavoro che ha fatto, è stato senza AP, se la squadra riuscirà a sbolognare Peterson con una trade vantaggiosa, non credo ci penseranno due volte.

 

7. Non c’è più Suh, ma hanno avvistato un altro mostro nel lago

La scelta al primo round di Danny Shelton da parte di Cleveland sembra destinata a rendere veramente spaventoso il Lago Erie ai lineman offensivi, che avevano tirato un sospiro di sollievo per la partenza di Suh verso Miami, Shelton ha dominato per due giorni di Minicamp la settimana scorsa, e quello che è più impressionante è che è completamente ermetico agli errori mentali. Shelton fa parte della covata difensiva proveniente da Washington, in molti si sono chiesti se quanto mostrato agli Huskies da questi giocatori fosse frutto di reali doti, o fosse piuttosto una sorta di “surplus” dato dall’affiatamento. Per Shelton sembra si tratti assolutamente della prima ipotesi.

 

8. A Chicago sperano che Jared Allen almeno se la cavi bene da chioccia.

Allen ha 33 anni e la sua transizione a linebacker esterno è stata tutto sommato buona, anche se ha giocato tutta la sua carriera come defensive end. Il passaggio da una difesa 4-3 a un 3-4 a Chicago è uno dei più interessanti cambiamenti di schema di questo campionato, per una squadra che l’anno scorso ha dato il peggio di se con la D#. I Bears sono stati una squadra da Cover 2 (utilizzando lo schema 4-3) per più di un decennio con Lovie Smith. Ad aiutare il processo di transizione ci sarà anche il rookie Eddie Goldman, che sta lavorando come nose tackle, e gli orsi trarrebbero beneficio se Allen avesse un impatto con questa nuova modifica, o che almeno si ergesse a chioccia per un gruppo che ha disperatamente bisogno di punti fermi in una division che cresce rapidamente.