Week3 recap: BENGALS @ Ravens

Domenica abbiamo assistito ad una partita molto strana. In realtà siamo abituati al grande spettacolo quando Cincinnati e Baltimore si incontrano, alti punteggi, giocate rocambolesche e numerosi superamenti nel punteggio durante l’ultimo quarto. Sembra che l’M&T Bank Stadium inoltre aggiunga sempre qualcosa in più: forse ricorderete la catch su hail mary di due anni fa di A. J. Green, che portò all’overtime poi perso dai Bengals; oppure la bubble catch dello scorso anno che invece portò Cincy alla prima vittoria nel Maryland dall’arrivo del duo Dalton-Green. Finora c’era stato equilibrio assoluto, dal 2011, eravamo sul 4-4 e una sola vittoria in trasferta a testa.

Fino al 2-minutes-warning del primo tempo sembra che Cincinnati potesse continuare sulla falsa riga delle prime due partite di stagione, mai sotto nel punteggio, in controllo della partita. Sia la difesa, che era fino a quel punto riuscita a tenere a zero Joe Flacco e compagni, con anche un intercetto ai danni del QB da Delaware, sia l’attacco giravano bene, 2 TD in redzone, uno corso da Andy Dalton eludendo in campo aperto il placcaggio di C. J. Mosley (come sempre uno due migliori in maglia viola), l’altro lanciato al ritrovato Marvin Jones.
Da quel punto in poi qualcosa è cambiato, Marvin Lewis decide di giocarsi un 4&1 sulle 2 di Baltimore, Dalton tiene la palla, i primi target sono coperti, e alla fine trova Tyler Eifert che si è staccato dal blocco sul lato sinistro della linea e corre in orizzontale verso la sideline, esegue la ricezione contrastato da Brynden Trawick e cerca di estendersi per prendersi anche il touchdown, avendo già superato la linea del primo down sull’una yard. Dopo aver superato la goalline però perde la palla perché impatta sul piede del DB dei Ravens. Dopo il booth review la chiamata viene cambiata, passaggio incompleto. Sembra, abbastanza evidente che il TE ha la palla ferma tra le due mani e la perde a causa del contatto con il piede dell’avversario, ma per la regola è un incompleto. Paradossalmente si potrebbe imputare ad Eifert l’errore per non aver protetto la palla e non essersi accontentato del primo down invece di cercare un gesto atletico difficile ed aver esposto la palla. Ne risultano zero punti, un fallimento se si considera che si era arrivati ad un passo dal TD e il field goal sarebbe stato semplicissimo.

Dopo l’intervallo Cincinnati arriva ancora fino alle 10 yard avversarie ma Dalton commette l’errore più grosso della sua partita, anche se forse Green ha delle responsabilità rimanendo all’esterno del cornerback Jimmy Smith, che prende un’ottima posizione rispetto al ricevitore e intercetta, qualcosa non funzionava in quel gioco, o la palla doveva essere lanciata nell’angolo dell’endzone, oppure Green doveva correre all’interno del CB. Poco dopo Flacco completa un quarto e corto a metà campo e Steve Smith corre 50 yard fino all’endzone. Reggie Nelson manca il primo tackle a causa di un angolo sfavorevole, ma l’errore maggiore lo commette Emmanuel Lamur che manca il WR mentre corre lungo la sideline, mettendo il casco oltre il corpo del giocatore invece che davanti, tackle evitato e TD.

Dopo un field goal di Tucker, successivo allo stop su un terzo e goal per merito di Leon Hall, succede il fattaccio, Dalton cerca di uscire in scramble per togliersi dalla tasca che collassa ma viene raggiunto da Elvis Dumervil che forza il fumble, recuperato e riportato da Mosley. Se proprio vogliamo mettere i puntini sulle i nell’azione precedente c’era una leggere pass interference di Ladarius Webb su Mohamed Sanu.

A meno di 7 minuti dalla fine Cincy è sotto per la prima volta in stagione. Dopodiché i passing game dilagano e macinano campo per 3 TD. Negli ultimi 7 minuti sono stati segnati ben 28 punti in totale.

La partita è stata caratterizzata da moltissime flag, da entrambe le parti, con Baltimore leggermente più indisciplinata, anche se la differenza nelle yard totali di penalità la fanno le interferenze difensive di Baltimore a inizio partita nel drive del TD di corsa di Dalton. E’ abbastanza incredibile che non sia stato chiamato nulla sul secondo TD di Steve Smith, lui e Dre Kirkpatrick si trattengono a vicenda in modo evidente. Probabilmente le flag hanno compensato il bilancio dei turnover, 3-2 per Cincinnati (considerando anche l’incompleto su Eifert su quarto down già citato). I Ravens hanno evidentemente alcuni problemi, soprattutto nelle secondarie e nel reparto ricevitori, nonostante un Steve Smith immarcabile, forse raddoppiare la copertura su di lui sarebbe stato meglio rispetto all’utilizzare la difesa a zona, contro la quale è riuscito a ricevere anche in mezzo a 3 DB. Potete trovare un’analisi sulla partita dei Ravens qui.

Ovviamente Green ha fatto una partita mostruosa, 227 yard e i due TD alla fine, ci si può dimenticare del drop ad inizio partita che ha quasi portato all’intercetto di Upshaw e delle due settimane precedenti in cui ha combinato poco. Ma anche Dalton ha fornito una prestazione eccellente, è vero che ha commesso due turnover, ma poi ha rimediato guidando l’attacco alla doppia rimonta, nonostante l’assenza di rushing game. Ottima prestazione anche di Marvin Jones, che tutti dimenticano, ma è un gran ricevitore, affidabile, con doti acrobatiche forse addirittura maggiori di A. J. Green, e la catch a una mano nell’ultimo drive ne è la conferma. Eifert invece è stato azzerato da difesa, penalità e anche un po’ di sfortuna, ma almeno è intero, a differenza della stessa partita dell’anno scorso.

Nel gioco di corsa, un Jeremy Hill sotto tono anche questa volta, ha fatto fatica a superare l’ottima linea, e alla sua potenza viene presto preferita l’agilità di Giovani Bernard, che non prende grandi guadagni, ma riesce a fare leggermente meglio. La sua giocata migliore è un blocco sull’outside linebacker di Baltimore che evita un sack sicuro nell’azione del TD da 80 yard di Green. Anche le corse esterne hanno avuto poca fortuna a causa del solito Mosley che era letteralmente ovunque. La linea invece ha avuto vita dura, discreta contro le corse ma in difficoltà contro i rusher esterni della 3-4 avversaria. Durante tutta la partita il centro Russell Bodine, reduce dall’ottima prestazione control’innocua linea dei Chargers, ha faticato non poco contro il nose Brandon Williams, commettendo anche dei falli.

La difesa ha limitato il gioco di corsa a 36 yard in 18 portate, 2 yard di media, ma ha avuto difficoltà contro i TE e non è riuscita a trovare il modo di fermare Steve Smith, che stava per vincere la partita da solo. La pass rush non è stata così efficace come nelle partite precedenti, ma per questo bisogna dare anche credito alla linea dei Ravens che nonostante l’assenza di Eugene Monroe, ha ben figurato, offrendo a Flacco una protezione leggermente migliore di quella fornita a Dalton dalla sua linea e se si dà a Steve Smith il tempo di liberarsi dalla marcatura il danno è fatto. Male George Iloka, dovrebbe dare man forte alla copertura sui TE visto quello che ha dimostrato lo scorso anno, ma a causa dell’infortunio alla caviglia subito a Oakland ha chiesto di essere sostituito con Shawn Williams a metà gara. Male anche Lamur che manca il tackle su Smith e consente il TD. In generale ci sono stati ancora troppi tackle sbagliati in mezzo al campo. L’assenza prolungata di Vontaze Burfict si fa sentire in un reparto che soffre parecchio i TE e i RB particolarmente agili e veloci.

Se vogliamo riassumere la stagione fino ad ora possiamo dire che l’attacco e la difesa funzionano, ma penalità, tackle sbagliati e un bilancio di turnover sfavorevole rovinano la prestazione e tengono aperta la partita. E’ successo sia con San Diego che con Baltimore. Detto questo vincere a casa dei Ravens non è mai facile e, nonostante Domata Peko abbia detto che non ha mai sentito i tifosi così silenziosi in dieci anni come sul 14-0 e dopo il TD finale, il fattore campo non è da sottovalutare.

Come è successo con Oakland dopo la sconfitta con i Bengals alla prima giornata, non sono assolutamente d’accordo con i media che danno i Ravens come una squadra in crisi. E’ ovvio che ci sono alcuni problemi, ma penso che la sconfitta a Denver fosse in ogni caso preventivata e la sconfitta con i Bengals è accettabile, visto che comunque c’è un divario tra la completezza delle due squadre (mi riferisco ai problemi nelle secondarie e alla depth dei WR di Baltimore). La sconfitta a Oakland invece è stato un passo falso, forse era stato sottovalutato l’avversario o era stata preparata male la partita. In ogni caso nelle prime due partite i Ravens sono stati a una catch di Steve Smith dalla vittoria, mentre nella terza poco ci è mancato. Vi ricordo che quando hanno vinto il Super Bowl non avevano un gran record in regular season, inoltre hanno un calendario più facile di Cincinnati e Pittsburgh (i due più difficili della lega) e senza Roethlisberger cambia molto.

Giovedì i Ravens affronteranno proprio Pittsburgh senza Big Ben che nell’ipotesi migliore tornerà in campo il primo di novembre contro Cincinnati dopo almeno un mese di stop, anche se si pensa starà fuori addirittura sei settimane. Cincinnati invece giocherà in casa con Kansas City e dovrà inventarsi un modo per coprire Travis Kelce e fermare Jamaal Charles, prima che arrivi in campo aperto.