Daryl Washington, non c’è rumore più assordante del silenzio

La domanda che ci poniamo tutti, ormai da maggio, e che molti tifosi di Arizona, stanno ponendo e continuano a porre agli addetti ai lavori. A che punto è la questione Daryl Washington?

Non c’è niente di nuovo, è la risposta che riceverete.

Sforziamoci però, per quanto ci è possibile, di leggere fra le righe di questo “niente di nuovo” e cerchiamo di capire, secondo i meccanismi della NFL, perché la questione Washington è a un punto morto.

Il punto focale della questione è questo: Daryl Washington non ha fatto ciò che è necessario per essere reintegrato nel roster.

Sappiamo che la prima data utile per essere reintegrati è il 31 maggio e ci è stato detto che DW ha fatto domanda l’8 maggio, la burocrazia prevede 60 giorni come lasso di tempo massimo per riceve una risposta.

Perché allora questa risposta non è mai arrivata?

Semplice, la sua domanda di “reinstatement” è stata rigettata. L’NFL annuncia i reintegri, e di conseguenza da delle risposte, solo in caso di esito positivo della pratica presentata.

In un’intervista radiofonica ad Arizona Sport, a precisa domanda, Arians ha risposto in maniera secca, quasi scocciata: “La lega non ha cambiato la sua posizione in merito”. Incalzato dal cronista: “E quindi se l’NFL non ha cambiato la sua posizione, questo ti dice qualcosa, non credi?” la risposta di Arians: “Certamente, ma è così che funziona.”

Inoltre, Mike Jurecky (Fox) ha sentito che i Cardinals stanno cercando di recuperare una parte del “signing bonus” pagato a Washington, il che può significare solo una cosa. Arizona sa che Washinton non tornerà, ne questa stagione ne le prossime e sta cercando di fare il possibile per tagliare il giocatore senza grosse implicazioni salariali.

A questo punto, con tutte le carte in tavola, non penso ci sia più bisogno di chiedere nulla su Washington.