Lions Week #7: Maltornati in cantina

Allora iniziamo subito con l’allegra cronachetta della partita.

I Lions entrano carichi e partono due drive perfetti nel primo quarto conclusi da due TD mentre la difesa limita AP28 e i Vikings a due Field Goal.

Poi, la musica cambia: Minnesota fa i necessari aggiustamenti mentre Detroit no. Sia in attacco che in difesa.

I Vikings mettono punti a tabellone, mentre i Lions collezionano tre e fuori, nonché sacks e hits ai danni dell’incolpevole Stafford.

Richiesto su come fosse stato possibile mettere insieme una prestazione anche migliore di quella della seconda giornata, Mike Zimmer ha risposto schernendosi: “è facile quando nessuno ti blocca”.

Il che dovrebbe essere una pietra tombale sulla linea offensiva e lo Staff tutto.

Manco un fumble dovuto ad un’incomprensione tra Peterson e Bridgewater nella propria metà campo si concretizza in qualcosa di diverso da un FG che Prater segna dalle 52.

Un ultimo viaggio della speranza si ferma ad una yard dalla End Zone, complici le ennesime chiamate discutibili dei coaches ( tra cui la scelta di non chiamare il Challenge su un probabile TD di Calvin Johnson).

Gli unici altri punti, Detroit li metterà a tabellone a fine gara, per gentile concessione di una safety usata per far scorrere ancora altro tempo sull’orologio.

Nel frattempo la difesa fa quel che può sulle corse, escludendo un’amnesia su Peterson che porta a guadagnare 78 yrd, ma si mostra tragicamente inadeguata a fermare un gioco di passaggi che fino a ieri era tra gli ultimi della lega per un totale di 22 punti concessi negli ultimi tre quarti.

Alla fine della partita, i Lions si trovano chiusi in cantina a doppia mandata con il peggior record di tutta la lega e una stagione deragliata in sette giornate.

Sicuramente ci sarà ancora la possibilità di vincere qualche partita ma in questa situazione, la possibilità di giocare per qualcosa di reale è zero spaccato.

Qui il box score se non ne avete avuto abbastanza (o siete tifosi Vikes).

 

Considerazioni sparse

altre botte, altro che Bud e Terence!

Già in precedenza ho parlato male del front office, che ha lasciato dei buchi evidenti nel roster ma stavolta sono costretto a prendermela con gli allenatori.

Stafford ha preso sette sack e tredici hurries nei denti, il grosso dei quali mentre stava ancora cercando di fare il drop-back.

Un coach serio avrebbe deciso di passare allo shotgun in modo da dar modo al suo QB di vedere i blitz ed eventualmente progredire nelle letture, invece di continuare a ripetere gli stessi errori in continuazione.

Onestamente pensavo (o meglio speravo) che questa testardaggine fosse scomparsa com il precedente staff e invece siamo punto e pallino.

Idem in difesa dove i LB titolari sono sempre in ritardo contro i passaggi ma non vengono mai sostituiti fino a che non è troppo tardi.

La situazione richiederebbe cambiamenti drastici ma i Ford, si sa, hanno i loro tempi e, al massimo si può sperare che Washburn e Lombardi non tornino col team ma servirebbe altro. Il che è stupefacente se si pensa a quanto credito avesse guadagnato Caldwell e quanto rapidamente se lo sia bruciato.

Ma una stagione finita dopo sette giornate dovrebbe chiamare ad un bell’esame di coscienza, invece di parlare di “inettitudine” la domenica sera e poi tornare a ripetere il solito mantra il lunedì.

Spero solo che il Ford Field semivuoto da qui a fine stagione ricordi alla proprietà che la misura è colma e che così non si va da nessuna parte.

Del resto a novantanni, si spera che anche la Signora Martha non voglia aspettare troppo.

 

Note sparse

Stafford ha avuto un passer rating di 126 e i Lions hanno perso lo stesso. per favore, non sparate sul QB

Note positive: Ebron, Stafford, Ngata, Reid, CJ.

Note negative: il resto.

Stafford a fine partita si è sottoposto ai raggi X ad una mano. All’andata erano state le costole. Inizio ad intravedere un trend.

La linea offensiva era dalla seconda giornata che giurava che si sarebbe fatta perdonare. Bravi ragazzi, ditelo pure in giro.

Per oggi,finiamola qui che è meglio…

 

Emanuele Bruni – I soliti Lions