NFL: Considerazioni su week #7
E’ già stato detto tutto e il contrario di tutto. Squadre sono state date morte e poi sono resuscitate, come i Dolphins, oppure sono state date resuscitate e poi ora sono morte, come i 49ers o il Lions, altre stanno in cima come equilibristi su un filo tra due grattacieli ma sono ancora là, come i Broncos o i Panthers. Ma in fondo siamo solo alla settima di questo campionato considerato corto, che al contrario è ancora lungo, ed a emettere sentenze c’è solo da rimetterci. Sapete come sarebbero i playoff adesso? Le quattro squadre a zero sconfitte sarebbero avanti una partita, quindi Patriots e Bengals nella AFC e Panthers e Packers nella NFC. Nel Wild Card Round della American la quinta a punteggio pieno, i Broncos, con Colts, Jets e Steelers e nella Nationals i Cardinals, Giants, Falcons e Vikings. I primi che possono insidiare i posti della WCR? Raiders e Rams, settimi e Dolphins e Redskins ottavi. E vero o no che è presto per parlare?
Una cosa è certa. Un punto fermo, inamovibile in questa Babele della NFL 2015 sembrano essere proprio i New England Patriots. Mai come in questa partita hanno rischiato di perdere e i New York Jets hanno dimostrato, ancora una volta, di essere un’ottima squadra. Vedendo la partita si è avuta la chiara percezione di cos’è un franchise quarterback. Quando è cominciato il secondo tempo ed ogni palla pesava un quintale, Brady era lì pronto a fare, o tentare di fare la cosa giusta. Ma voglio fare un discorso ancora più complesso, partendo dal fatto che Ryan Fitzpatrick ha giocato bene, ma non è casuale, a mio avviso, che lui esca perdente e Brady vincente. Con il fatto che la differenza tra una grande quarterback e uno mediocre è sempre una questione di centimetri, c’è anche una questione di percezione. Arriva un momento nel gioco, in cui chi sta intorno a un quarterback del genere riesce a cogliere l’impegno, la voglia di vincere, l’inammissibilità della sconfitta, come succedeva ai pirati che combattevano per il proprio capitano, così diversi da quelli che combattevano per la Filibusta. E così che si vedono Edelman o Amendola (bravissimi, per carità) trasformarsi in inesorabili ricevitori pigliatutto in mezzo alla secondaria dei Jets, mentre un talento come Marshall sbaglia un catch da TD, per lui semplicissimo. Potrebbe sembrare un evento casuale, ed invece, probabilmente, non lo è. I Patriots, a dispetto da ciò che si potrebbe pensare, sono tutt’altro che perfetti. Come detto la difesa, se pur dignitosa, è un reparto che ha un giocatore di alto livello, Chandler Jones, con altri atleti ben inserti in giuste assegnazioni di giusti set. In attacco le corse latitano, una volta fattosi male Dion Lewis né Blount né White sono stati chiamati in gioco ( 5 corse) con Brady che ha dovuto lanciare per ben 54 volte. I Pats hanno fatto meno primi down, hanno avuto meno efficienza nei terzi down, ma hanno saputo fare un touchdown in più, hanno semplicemente saputo vincere. Per la lotta del Super Bowl n°50 ci saranno, eccome. Una piccolissima notazione. Ci sta tutto nel football, per carità, ma ha chi, nel coaching staff di New York, ha avuto la luminosissima idea di tentare il doppio blitz sul terzo down nel lato di Gronkowski? Pessima mossa, anche per la migliore difesa della
NFL. Quando vuol dire cercarsela…
Miami, Miami e ancora Miami. Quello che era un sospetto, allora era realtà? Volevano proprio fare fuori Joe Philbin. Non esiste un coach che possa trasformare un team di zombi in una squadra che ammazza la partita contro gli Houston Texans per 41 a 0 nel primo tempo, con tutti i meriti che si possono attribuire al buon Dan Campbell. Il QB Tannehill va 18 su 19 per 282 yds e 4TD -0 Int., Lamar Miller va a 14 corse con 175 yds (complice la difesa di Houston, per carità), Suh gioca come sa fare, e lui e Wake insieme fanno quattro sacks. Per il team vuol dire 82 punti in due partite, quando nelle prime quattro ne aveva fatti 65. E nel roster, non è cambiato nulla di nulla. La partita di Giovedì prossimo al Gillette Stadium rischia di essere uno degli scontri più interessanti della stagione, perché non c’è dubbio che nessuno, in questo momento, vorrebbe incontrare i Dolphins, forse neanche i Patriots.
E i Texans? Una franchigia che ha tanto talento nel roster, sembra stia buttando il suo potenziale all’ortiche. E’ colpa di Bill O’Brien? Difficile dirlo, ma la riprova di quello che possono fare i giocatori di talento in un team, Houston l’avuta Domenica. Il coach ha un 11-11 e sconta un profondo errore del front office nel Draft 2014 quando non fu redatto un quarterback alla prima chiamata, ignorando Bortles, Bridgewater e , perché no, Manziel, per avere nel team Crowney, che, a parte le note vicissitudini fisiche, tutto più fare, meno che lanciare. Ora il team perde per rottura del tendine d’Achille, Arian Foster, che porrà forse anche un problema nel backfield nel prossimo futuro. Un team che ha giocatori come Watt, Clowney, Hopkins e altri talenti nei reparti merita un giocatore dietro al centro che ne faccia una squadra vincente e sarebbe d’uopo che arrivasse dal Draft, e quindi… Un anno buttato potrebbe essere un’idea per Bob McNair, per avere un quarterback come Jared Goff a mettere in moto DeAndre Hopkins. D’altro canto però Houston non è nella AFC North, ma nella South, ed è ad una sola vittoria dalla testa, nonostante il 2-5,(come del resto i Titans sono a sole due), ma c’è da dire che per quanto ci si impegni a pensare che possano essere brutti i Colts, non li si riesce a vedere così brutti da non riuscire a vincere questa sciagurata Division.
A proposito di Colts… Andrew Luck non è il quarterback che conoscevamo. Sarebbe il caso, per il bene del giocatore e del team che si fermasse a curare i guai al suo braccio, prima che sia troppo tardi, per lui e per stagione. Queste due sconfitte consecutive potevano essere preziosi giorni di riposo e di cura; quando la partita stava decollando il suo gioco è stato spesso inguardabile. Poi sono arrivati i punti, a partita compromessa e contro una delle peggiori difese NFL (per la verità la peggiore per yds concesse è quella dei Colts). Nel suo secondo intercetto, era brutto il lancio e anche sbagliato il ricevitore scelto. Anche se qualcuno attribuisce colpe a Pagano, la verità è che la squadra è molto peggiore di quanto ci si attendeva, soprattutto perché “se non combatte Achille, per gli Achei sono guai”. La OL è spesso inguardabile, gli innesti dalla Free Agency, Gore e Johnson sono, tuttora, due delusioni, e la difesa, come detto, è ultima in NFL. La stagione è tranquillamente gestibile, visto il lotto dei concorrenti della South, ma questo team, con Luck in queste condizioni, non può competere molto neppure nella wild card.
Squadre sull’orlo di una crisi di nervi… Dallas Cowboys. Non mi è mai capitato di parlare male di Romo, forse mi sono prestato a qualche innocente sfottò, ma cosa è Dallas senza di lui, è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe stato meglio, con l’impostazione di gioco che aveva la squadra, un’assenza prolungata l’anno scorso. La franchigia texana senza Tony Romo e senza Bryant è persa nella mediocrità, e gli bene gli va che quest’anno tutta NFC East nuota nel fango, ma per arrivare all’undicesima, giornata prevista per il rientro del quarterback, di bracciate bisogna ancora darne tante. Nè Brandon Weeden nè Matt Cassel sembrano essere in grado di guidare un team in seria difficoltà in tanti reparti. Perlomeno le corse, e soprattutto McFadden, hanno trovato una grande serata contro i New York Giants, ma per il prodotto dell’ Arkansas è stata la prima prova convincente. Cassel ha preso tre intercetti che sono tanti per tutte le squadre, soprattutto sono troppi per i Cowboys attuali . Romo attualmente è 15-3 nelle sue ultime 18 partite da titolare. Ha mancato la Coference dell’anno scorso per un catch di Brayant su un suo perfetto pass, che ancora fa discutere. Quando i Dallas non l’hanno avuto dietro al centro durante questo periodo, e cioè sei partite, sono arrivate sei sconfitte. Non occorre dire altro.
NFC East… Washington Redskins. Un primo tempo in cui i Bucs erano andati 24 a 0 e sembrava di vedere giocare i Patriots. Ma con gli Skins nulla è scontato. Complice una tattica rinunciataria di Tampa Bay Buccaneers hanno ricostruito pezzetto dopo pezzetto il gap preso, per finire vincendo una partita mille volte persa, così come per tante volte hanno perso partite che avevano dominato all’inizio. Alla fine un sorprendente Kirk Cousins (e rancoroso, viste le sue reazioni verso un giornalista) ha messo in moto la più grande rimonta nella storia della franchigia, lunga 83 anni. Detto questo, alcuni dati emergono importanti. Essere un team,( definito da Gruden), run heavy e non passare le 50 yards su corsa è perlomeno originale. Almeno è uno schema stabile, ne aveva corse solo 34 contro i Jets,e appena 51 contro i Falcons, evidentemente è una tattica per mettere in confusione la difesa avversaria. Altro dato già evidenziato, e ribadito in questa partita, l’unica speranza di vittoria che il team della capitale può avere è se Cousins non lancia nemmeno un intercetto. Gli capita raramente, ma non ha lanciato intercetti contro i Rams, contro gli Eagles e Domenica contro i Buccaneers e….guarda un po’, le tre vittorie dei Redskins. Ultima nota, sembra che l’unico giocatore a dir poco fondamentale e irrinunciabile per gli schemi offensivi di Washington, è Jordan Reed. Due assenze, due sconfitte. Rientra e sigla due TD compreso il decisivo. Quando mai rientrerà DeSean Jackson, con Garcon, il sorprendente Crowder, il redivivo Roberts e Grant, il reparto ricevitori e la OL nella pass protection (lasciamo perdere il run stopping), sembrano essere gli unici punti d’elite della squadra. Ah, nell’ottava il bye e nella nona incontrano i Patriots, quelli veri.
La NFC South l’anno scorso era considerata la cenerentola, e quest’anno ha due squadre a sei vittorie. Con i Carolina Panthers tanti avevano storto il naso (anch’io…). Un quarterback che non è un quarterback, un attacco che non ha ricevitori, una OL che non protegge. Non è così, i Carolina Panthers partita dopo partita, stanno legittimando il primato e lo score immacolato. Perderanno , forse non con i Colts la prossima, ma può essere benissimo con Green Bay, ma ciò non toglie che sono una squadra che avrà da dire la sua, e fortemente, ai playoff. Cam Newton si sta dimostrando un contagioso lottatore, anche se regala tre intercetti, come Domenica, corre segna e fa segnare e si appoggia ad una OL più solida di ciò che poteva sembrare, e soprattutto ad una difesa stellare con la coppia di linebacker Luke Kuechly e Thomas Davis a brillare particolarmente. Quello che stupisce dei Panthers è che non danno per nulla l’impressione delle macchine ben oliate e funzionanti ad orologio come i Packers o i Patriots, hanno difetti, spot carenti ed evidenti e assomigliano, piuttosto, ad un mezzo meccanico uscito da Mad Max , ma proprio come quel meccanismo corrono, lottano e abbattono avversari. Questa volta è stato il turno dei misteriosi, imperscrutabili Philadelphia Eagles. Cosa sia questa squadra, non so. Forse non lo sa neppure Kelly. Difende bene, ma perde. In attacco è capace di grandi giocate ma non convincono né il quarterbacke né i ricevitori. Forse qui il discorso parte da lontano. Ero uno di quelli che aveva pensato che nel cambio Foles-Bradford, Philly ne avesse guadagnato. Forse mi sbagliavo. Il quarterback ha lampi di genio, ma paurose cadute che non danno un assetto stabile in attacco. In più, evidentemente, la rinuncia prima a D-Jax e poi a Macline non sono state così indolori, in campo aperto; come resta un mistero, per me, crearsi da soli un problema, e grande, alle guardie offensive e ancora così come mi appare sottoutilizzato il talento di Sproles. Anche gli Eagles sono nel mucchio selvaggio della East, dove possono vincere la Division ancora tutti e nessuno, e soprattutto dove non sembra alberghi il bel gioco.
Tornando alla South a sei vittorie, come i Panthers ci sono gli Atlanta Falcons. La squadra sopravvive in alto soprattutto per un atleta che sta facendo terribilmente sul serio, Devonta Freeman. Ryan e Julio Jones non sono riusciti a trasportare la squadra della Georgia oltre i 10 punti contro i Titans, senza dimenticare che la squadra del Tennessee non aveva nemmeno in campo Marcus Mariota. I Titans hanno perso 18 delle ultime 21 partite e sembrano decisamente la peggior squadra della NFL, questo, quindi, non fa pensare ad un futuro molto radioso per la squadra di Arthur Blank, anche se ha un calendario da tranquillo cabotaggio con i Bucs in casa, 49ers fuori, e finalmente un impegno con i Colts in casa. Vediamo queste tre partite.
Teddy Bridgewater ha avuto una media di 205 yards su pass a partita e tre touchdowns in totale nelle prime cinque partite, e in questa partita ha lanciato per di 316 yds e due TD, a significare il potenziale difensivo dei Detroit Lions. Forse la differenza per la squadra di Detroit è questa. L’anno scorso, con l’aiuto della grande difesa, le partite come questa finiva per vincerle, magari con uno Srafford a 18 su 26, 256 yds e due TD, quest’anno, no. Una notazione, non bisogna farsi trarre in inganno dalle stats di Adrian Peterson, 19 corse per 98 yards, in effetti con una sola corsa ha fatto 75 yards, per il resto ha una media di 1,27 yds a corsa. Il grande RB non c’è più? Si fa notare Stefon Diggs. Questo rookie di belle speranze, sei catch per 109 yards e uno spettacolare touchdown in tuffo, ha tanto talento e una vera classe cristallina. Nelle tre partite giocate ha messo insieme 19 ricezioni per 325 yards. Il futuro. Per la Division, peccato trovarsi nello stesso quartiere di Green Bay.
E nel vecchio West? Nella NFC c’è un bel fermento, non essendo più incrollabile la leadership degli Arizona e non essendo proponibili i 49ers come contender, sia i St. Louis Rams che i Seahawks sono in movimento per scalare la vetta. I St. Louis Rams hanno vinto contro i Cleveland Browns, perché per loro, Domenica, c’era in campo il rookie Todd Gurley. Già in spolvero contro gli Arizona Cardinals e i Green Bay Packers, il RB ha fatto un sol boccone della inguardabile difesa sulle corse dei Browns ( ultimi, 1057 yards concesse in sette partite). Con 22 corse, 163 yds, due TD è stato il fattore X dell’attacco di Foles, piuttosto asfittico con 150 yds sul pass. Con il 3-3 sono secondi, dopo aver sconfitto sia i Seattle Seahawks che gli Arizona Cardinals. Da parte dei Browns, autori di una prova più che decorosa, sanguinosissimi 4 fumble persi in una partita che altrimenti sarebbe stata equilibrata. E Seattle? E’ ancora viva, niente paura. Ritrova Lynch 27-122-1, un po’ di respiro in attacco, con Lockett e Kearse a terminali di Wilson e conla persistente assenza assordante di Graham, 2-31. La squadra ritrova lo spirito pugnace affrontando i rivali di sempre i 49ers, con Bennett che ha calpestato la OL avversaria con 3,5 sacks. Il febbrone è febbre, vediamo se è in via di guarigione. E San Francisco? Preferirei glissare. Dico solo che Kaepernick ha tentato di uccidere un waterboy nella sideline con una bomba a tutto braccio diretta nel nulla, che lo stesso Kaep, nonostante l’attitudine alla fuga si è beccato sei sacks, e che quando la difesa ha recuperato, con un paio di intercetti su Wilson, il gioco, l’attacco non ha saputo che farsene.
E l’altro selvaggio West? Be’ i Broncos erano nel forte a riposarsi, ma gli Oakland Raiders e San Diego Chargers dovevano darsi battaglia. Che non c’è stata, anche se è finita 37 a 29. La squadra di Oakland è stata anche 37-6 all’inizio del terzo quarto, la rimonta è stata opera delle azioni sotto il controllo del tempo. La squadra di Jack Del Rio ha fatto quasi 300 yards nel primo tempo intercettando Philip Rivers alla fine di due dei primi quattro drive di San Diego. Questo ha quasi chiuso la partita. Derek Carr ha completato 24 su 31, 289 yards con tre touchdown e zero intercetti e il rookie Amari Cooper ha fatto 133 yarde con una guadagno di yards, in una unica corsa, dalle 50 fino al TD. Anche Michael Crabtree ha preso sei degli otto target per 63 yds e un TD. Lo stesso running back Latavius Murray, con 15-85-1 ha completato un set d’attacco che non ha lasciato scampo alla difesa dei Chargers. Questa squadra ha talento, è giovane sta lavorando per il futuro ed ha un grande coach. Non si rischia molto nel dire che nel futuro, non troppo lontano sarà un team da contare nella cernita dei pretendenti ai playoff. Per i Chargers, c’ è stata l’ennesima prestazione sconfortante in una stagione che sembra smarrirsi. Rivers, il leader NFL per yards su pass, lancia tanto, anche in questa partita 58 tentativi, ma questo sistema unidimensionale non porta bene al team, un paio d’intercetti in fase cruciale e la frittata è fatta. Drammatica la carenza sulle corse. Oltretutto, la squadra avrà anche uno dei migliori passing play della NFL con uno dei migliori WR, Keenan Allen, ma ha anche una tra le peggiori difese per punti concessi a partita.
I Kansas City Chiefs sono riusciti a vincere. Sembra incredibile ma è una notizia. Tra l’altro senza Jamaal Charles e senza Macline hanno approfittato del fatto che i Pittsburgh Steelers giocavano con il terzo QB, che è incappato in due intercetti e un fumble. E va be’ caro Landry Jones, una volta va bene, ma sempresempre….Diciamo una partita in controllo con la squadra che spesso si è trovata in odore di vittoria ed era uscita sconfitta, da rivedere in futuro, se è un lampo o se è tornata la luce.. Il posto di Charles è stato preso, nei collaudati schemi sulle run, da Charcandrick West che ben si è comportato, con 22-110-1. Per gli Steelers, ormai è urgente il rientro di Big Ben, anche se il record è positivo, ma non è così scontato l’accesso ai playoff, se si accumulano atre sconfitte, i contender nella Division, quest’anno sono a terra, ma ci sono team eccellenti nelle altre division, soprattutto nella East.
Gli Arizona Cardinals ritornano a vincere dopo la umiliante sconfitta generata dal QB #3 degli Steelers nella scorsa settimana, e questo è un dato, per loro consolante. La banda dei veterani ha rincominciato a macinare, ma sembra che la squadra dirompente di inizio campionato si sia un po’ persa. Ha lottato contro i Baltimore Ravens che ormai sono a 1-6, a condividere il posto della vittoria unica con i Titans e i Lions. Fino all’ ultimo pass Flacco ha tentato il gioco per riportare in pari Baltimore, che ha fatto vedere lo smalto che sembrava perduto. Solita prova solida di Carson Palmer (35) con 20 su 29 con 275 yds e 2 TD, ma soprattutto il protagonista è stato il 30enne Chris Johnson, 18-122-1, autore di una grande corsa dalle trenta offensive fino al TD e di una bella furbata su una corsa dalle venti difensive, run stop sulla pancia di un difensore (che lo lascia andare, pensando ad azione finita), e ripresa della corsa fino alle dieci offensive. Senza ginocchio a terra e senza fischio dell’arbitro, tienilo ben stretto Brandon Williams! Per i Ravens, già detto, annataccia, ma c’è ancora da giocare tanto, e se la difesa ritrova un po’ degli antichi splendori, qualche soddisfazione se la possono togliere, con una menzione d’onore a Steve Smith Sr., che non riesce a smettere di continuare a lottare. Un peccato, per la NFL, perdere un giocatore così, speriamo ci ripensi.
Londra, Europa. Per vincere i Jacksonville Jaguars devono migrare. Magari i Jacs hanno tutti i meriti del mondo, ma il primo tempo di EJ Manuel è stato inguardabile. Fumble, intercetti a misura di secondi, il quarterback da Florida State ha dato sfoggio del peggio di sé. Con pazienza certosina i Bills hanno rattoppato quei disastri che li avevano spediti 21 a 3 fino ad arrivare a 31 a 27 ma Blake Bortles ha messo la classica pietra sopra alla partita con un pass da TD da 31 yards a Allen Hurns. E’ sembrato che le due squadre fossero sinceramente più in equilibrio, se 4 tra fumble e intercetti non avessero fatto la differenza.

