La percezione del Football in Italia: Violenza e nonnismo?

E’ di pochi giorni fa la notizia che vede un ormai ex coach di una nota squadra Meneghina affrontare accuse per lesioni private ai danni di almeno 9 giocatori della propria U-19, fatti avvenuti durante un ritiro sull’Altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza.

La vicenda-
Stando alle dichiarazioni dei giocatori allora minorenni, l’accusato HC avrebbe ripetutamente sottoposto le presunte vittime a vere e proprie vessazioni corporali ed umiliazioni fisiche e psicologiche, minacciandoli di perdere il posto in squadra qualora non si fossero prestati a queste violenze. I fatti, avvenuti circa 4 anni fa, hanno portato ad una serie di indagini concluse in questi giorni ad opera del PM della procura di Vicenza, per competenza territoriale.
L’indagato avrà ora venti giorni di tempo per richiedere ulteriori verifiche e/o interrogatori privati e chiarire la propria posizione a riguardo di questi tristi fatti che con il football americano non hanno assolutamente nulla in comune.

Il commento-
Per arrivare finalmente sulla locale carta stampata il nostro fantastico Sport ha dovuto macchiarsi di questi tristi colori, facendo passare ancora una volta il fallace messaggio che il football non sia altro che questo: violenza, nonnismo e deviata disciplina.
Noi tutti sappiamo che all’interno di una squadra di american football i valori condivisi da Coach e giocatori sono quelli che rendono un bambino un uomo: rispetto per l’avversario, rispetto per le decisioni arbitrali e non ultimo il rispetto per se stessi; tutte qualità che si possono trovare in qualunque artista della palla ovale, dai campi di provincia fino allo straordinario palcoscenico della NFL.
Purtroppo, in un’ Italia dove l’informazione è obnubilata dalle primedonne del calcio, fatti del genere allontanano ancora di più l’interesse delle nuove leve a i cui genitori potrebbero impedire di unirsi ad una squadra proprio per paura che il football americano altro non sia che questo, una torbida accozzaglia di omoni in armatura che per 60 minuti altro non fanno che prendersi a botte.

La soluzione?-
In una società dove solo il negativo fa notizia, convincere il grande pubblico che il football americano non ha nulla a che vedere con a mera violenza fisica non è facile. In un Paese dove si fa troppa fatica a leggere un articolo per intero e spesso ci si ferma solo al titolo è quasi impossibile scrollarsi di dosso questa pigrizia intellettuale senza un aiuto che arrivi dall’alto. Le testate Nazionali si occupano della NFL sporadicamente, una volta a settimana, ma non perdono occasione di sciacallare e infangare il nome di qualche squadra quando tal giocatore (o allenatore in questo caso) è coinvolto in uno scandalo. Questo vuole essere un appello a tutti coloro che di football conoscono solo video tipo “NFL BIG HITS BRUTAL DUBSTEP BLOOD COMPILATION” e che foraggiano questo tipo di informazione prettamente negativa. La rivoluzione, in sostanza, deve partire dal basso.