Washington Redskins @ Carolina Panthers recap
Non avevo neppure voglia di fare considerazioni su questa partita. 44 a 16. Me se si fanno quando vinciamo 47 a 14 contro i Saints, è un dovere fare qualche riflessione anche sopra una sonora sconfitta. Una sconfitta che non ammette discussioni. Ed analisi. L’unica cosa che possiamo salvare nella partita è il touchdown di DeSean Jackson da 56 yards. Kirk Cousins ha lanciato il suo intercetto precocemente e Matt Jones e Alfred Morris hanno combinato per zero yards e un fumble su sette tentativi. Pure la pass protection ha finito per crollare. La difesa è stata inguardabile, a parte Ryan Kerrigan. Per il resto, a parte il ritorno di Andre Roberts, è stato buio assoluto. Solo un quarto in bilico, poi la differenza tra i due team è emersa in tutta la sua deflagrante brutalità. Probabilmente non rispecchia i veri valori tra le due squadre, come del resto anche la vittoria contro i Saints non faceva. Al di là dei numeri e delle statistiche i Redskins sono una squadra in costante miglioramento, che seguono un progetto voluto dal GM e che deve valutare le situazioni per porre rimedio. Allora possiamo dire che Washington ha problemi strutturali e congiunturali. Personalmente considero tra i primi il quarterback e l’head coach. Non sarà qualche prestazione altosonante a farmi cambiare idea su Cousins. Se si vuole pensare ad una stagione vincente non è lui il QB dietro al centro. E Se si vuole una stagione vincente non è Gruden l’uomo della linea laterale. La squadra è stata ed è un pasticcio continuo. Viene pensata per una run heavy e fa fatica a correre 80 yards a partita, pur avendo Morris e Jones (preoccupante la sua attitudine al fumble). La OL viene strutturata per la pass protection, dove se la cava, per un quarterback che va a corrente molto alternata e non riesce a produrre un run blocking convincente, se non nelle prime due partite. Ma il reparto che preoccupa di più è la difesa. La squadra della capitale ha speso i suoi soldi in FA per rinforzarla ma il lavoro del defensive coordinator Joe Barry non convince affatto. Se ha talento per guidare il settore difensivo, deve, e presto, operare dei correttivi. La sua visione difensiva si basa su una 3-4 con una cover 3. Non ha i giocatori per applicarla. Nella sua filosofia di difesa serve una pass rush esterna di livello, linebacker molto veloci e portati alla cover e dei back che sappiano fare i tackle. I Redskins non hanno nulla di tutto questo. A questo punto può tirare a campare fino alla fine, sperando che Scot McCloughan pensi ancora di dagli fiducia e pensando di reclutare le tipologie di giocatore che gli servono, un pass rusher d’elite sull’esterno, da appaiare a Kerrigan e un inside linebacker degno di questo nome. E’ pur sempre uno schema difensivo conservativo, impostato a limitare i giochi offensivi, non a prevenirli. Per molti osservatori appartiene al passato della NFL. In pratica il sistema difensivo concede il passaggio breve a scapito dei big play, togliendo tempo al quarterback avversario e coprendo i ricevitori in campo aperto. I tentativi di applicazione dello schema da parte degli Skins si è spesso concluso con tackle mancati ed un sacco di yards guadagnate dopo la presa. E’ quello che si è visto contro i Panthers. Per contro, la partita contro i Patriots, ha mostrato che lo schema ha meccanismi funzionanti, costringendo l’attacco a qualche palla persa e limitando la efficienza dei terzi down. Spesso la nickel 3-3-5 ha messo in difficoltà un quarterback come Brady. Tutto ciò è ovviamente vanificato senza una efficiente pass rush e senza uomini veloci e dal tackle duro, che agiscono nello slot. Nella difesa di Barry la carenza del tackle che mostra la difesa di Washington, è un cappio intorno al collo. Sarà il problema da risovere nella offseason, o uno dei problemi. Ma ora? Serve una svolta alla difesa che la faccia più creativa ed audace. Innanzi tutto sui primi down sarebbe il caso che la difesa sulle corse vedesse un rafforzamento nello strong side con ILB a creare dei blocchi in mismatch. Nel settore centrale dovrebbe portare un blocker dal lato debole ad aiutare il centro, in modo che il run stuffer potrebbe muoversi dove può servire maggiormente. La possibilità di far muovere Knighton vuol dire colpire il running-game. Per generare pressione, Barry deve modificare gli allineamenti . Mettere un paio di uomini come Chris Baker e Jason Hatcher sullo stesso lato per favorire il collasso della tasca, potrebbe mettere in crisi il sistema dei blocchi della OL avversaria. Si sa quanto Barry sia restio ai Blitz, ma può almeno creare l’illusione di invio il linea di rushers extra. Gravere sui gap A su entrambi i lati e minacciare un Blitz è il modo migliore per farlo. La posizione presnap costringe gli O-man a tenere d’occhio situazioni non previste e questo favorisce l’apertura di gap per qualche linemen intraprendente. Barry mostra, in campo aperto, un affetto malsano per la off-coverage, tecnica che aiuta a non cercare lanci lunghi, limitando i big play. Infatti nessun quarterback ha passato le 300 yards contro questa difesa nel 2015. Eppure la cover, in momenti chiave subisce il big play che uccide la partita. Lo stile di gioco di Chris Culliver e Bashaud Breeland sarebbe più portato alla shade e non alle 12-15 yarde che la off-coverage concede al ricevitore. Forse anche questo sarebbe un punto da rivedere. Facciamo, infine, un discorso relativo alla filosofia di gioco. Barry appartiene a quei coach che stabiliscono il proprio piano di difesa, effettuano poche modifiche ed avanzano con quello. E’ il sistema di Seattle, che ha una cover 3 zone mischiata con la men press sull’esterno, dietro la seconda linea composti da LB ottimi in cover. Oppure è il sistema di Denver, con la sua one-gap 3-4 può portare cinque o sei giocatori in pressione e in campo aperto la man coverage. Questi sistemi difensivi hanno aggiustamenti ma non modificano il piano di difesa. E’ quello che Barry ha tentato di introdurre a Washington, senza avere Richard Sherman o Kam Chancellor o Michael Bennett o Von Miller o DeMarcus Ware o Aqib Talib. Forse visto il materiale a disposizione, sarebbe meglio che si ispirasse ad una formula ibrida, da modificare di settimana in settimana, in base ai diversi tipi d’attacco e massimizzando il turnover dei giocatori. Un modello alla Patriots di Bill Belichick. Il grande coach cambia la sua filosofia difensiva, in base ai giocatori e all’avversario. Se affronta una pass friendly quando gli snap si alzano va con i rusher esterni e una flessibile cover man. Niente 3-4 con i suoi guerrieri, ma una Nickel come base. Se affronta una run heavy, ecco che l’approccio si rovescia. Alcuni giocatori d’impatto in una settimana stanno seduti nella seguente. La difesa di Belichick non è un sistema. I Redskins, con i giocatori a disposizione, dovrebbero fare lo stesso. Certo, una cosa è Belichick e una cosa è Gruden. Comunque Barry dovrebbe prendere spunto da un maestro delle play-call ibride. Domenica ce la vediamo con i Giants, la nostra bestia nera, che viene a trovarci a casa. Che bello

