Week 14 Recap: Giants @ Dolphins

Sesta vittoria per i New York Giants contro i Miami Dolphins che dopo una stagione deludente per il carico di aspettative possono definitivamente dare l’addio ai playoff. Ma se a Miami già pensano all’anno che verrà, resta ancora tutto da decidere nella Grande Mela dato che i Giants sono terzi a 6-7 nella NFC East, dietro a Redskins ed Eagles e tutto può accadere.
Nonostante parlare di New York ai playoff possa far sorridere è una possibilità concreta che verrà decisa dai prossimi tre incontri, i Giants così come le altre tre contendenti ad Est non sono pronte per una eventuale post-season. Chi in un reparto chi in un altro, tutte hanno grosse lacune o incertezze ma comunque una delle quattro finirà sul tabellone che porta dritti al SuperBowl.

Il principale problema dei Giganti è la difesa. E’ un problema che come il ritornello di una canzone, torna puntuale ogni settimana senza novità significative. Contro i Dolphins la pass rush è stata quasi del tutto inesistente, un solo sack messo a segno da Ayers, troppo poco tenendo conto che la O-line dei Dolphins non è quello scudo invalicabile che tutti i quarterback vorrebbero avere. Si riponevano molte aspettative nel ritorno di Jason Pierre-Paul, ed effettivamente in campo si nota la sua presenza e sopratutto la sua esperienza ma non sono sufficienti 1 tackle solo e due assisted per parlare di prestazione brillante, se lui è uno dei migliori figurarsi gli altri.
Più volte nel corso del match uno o due rusher hanno aggirato la linea della Florida ma quasi mai sono riusciti a mettere le mani addosso a Tannehill, non credo sia solo una questione di abilità elusiva del QB, a New York manca quel giocatore incisivo capace di agganciare il lanciatore anche in movimento, uno come Khalil Mack (o Joey Bosa che però salvo colpi di scena non arriverà mai).
Oltre alla rush, spesso i giocatori allenati da Coughlin hanno avuto delle défaillances sulle basi del football. Tackles missati o cover inesistenti si sono viste più volte. Menzione speciale a Landon Collins, rookie safety che dimostra il suo valore con 8 tackles (2 ast) ed un forced fumble, con il tempo e l’esperienza dei professionisti diventerà temibile per i ricevitori avversari.
Ryan Tannehill ha lanciato 25 completi su 41 tentati per 236 yards complessive ed un solo touchdown, più che LandryParker il protagonista assoluto dell’attacco bianco azzurro è stato il runningback Lamar Miller (presto diventerà un free agent), autore di due touchdown e 89 yards. Ha letteralmente trascinato Miami per tre quarti di partita tenendola viva quasi esclusivamente da solo, l’altro td dei Dolphins è per mano di Kenny Stills al primo anno a Miami.
Partita ben diversa per Eli Manning che conferma il suo trend positivo ed una ottima stagione nonostante la Offensive Line traballante e spesso orfana dei titolari. Il piccolo Manning mette a referto ben 4 touchdowns per 337 yards e un 27 su 31, una ottima prestazione dove riesce a far risplendere quasi l’intero parco ricevitori sfruttandoli a dovere. Rueben RandleWilliam Tye entrambi con un touchdown. Tye che segna il suo primissimo touchdown in carriera, arrivato ai Giants come undrafted free agents e partendo inizialmente dalla practice squad è diventato a metà stagione il tight end più usato, scavalcando nelle gerarchie Cunnigham e Fells. Complice una buona affidabilità  in ricezione (5 su 5 contro Miami) e la sua grossa stazza, viene spesso usato per uscire da situazioni spinose quando OBJ è raddoppiato.
Ed arriviamo a lui, alla star della squadra. Odell Beckham Junior capace di prese funamboliche, mai banali. Capace di catturare il pallone fra le proprie braccia anche quando Grimes lo marca strettisimo o anche quando il campo gli finisce letteralmente sotto i piedi e si deve inventare una catch ai limiti della linea bianca. Prende la palla 7 volte su 9 per 166 yards segnando 2 touchdowns che lo portano a 12 tds stagionali con ancora tre partite da giocare, semplicemente uno spettacolo con il ciuffo platinato.
Altalenante il reparto corse dei G-Man, Jennings Williams insufficienti. Complice una linea che non blocca a dovere le rush, già problema dello scorso anno, si rivelano un punto dolente dove NY subisce.
Menzione (in negativo) per Ndamukong Suh che conferma l’ennesima prestazione non all’altezza dell’aspettativa deludendo tutti.

Andare ai PO per Manning & co. è ancora possibile e vi sono anche buone possibilità, mancano ancora da affrontare i  Carolina Panthers ancora imbattuti e decisi a mantenere questo primato, i Minnesota Vikings che lottano per soffiare la vetta della division a Green Bay e all’ultima giornata se la dovranno vedere con i rivali degli Eagles per uno scontro che sembra già decisivo.
Nonostante sia matematicamente possibile approdare alla post season, date le lacune della franchigia la strada è in salita per il popolo dei Big Blue.

Daniel Tabbì